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Antonio Spadaro - pubblicato il 31 marzo 2009
La televisione ha obbligato il cinema ad approfondire e a diversificare la forza di spettacolo audiovisivo che le è propria. Grazie al circuito dell’home video il televisore diventa un supporto, un visore che permette la visione dello stesso film più volte di seguito o spezzata in parti e che prevede anche la possibilità di rivedere subito una scena particolamente gradita, o di saltarne alcune, se il film è stato già visto.
La televisione, come aveva fatto il cinema, si è rivolta spesso a scrittori. In Italia essi hanno avuto anche funzioni direttive. Pochi si sono impegnati nella specifica produzione televisiva degli «sceneggiati». Ricordiamo M. Soldati, che ha scritto sceneggiati di successo come I racconti del maresciallo. Altre volte invece, specie negli anni ’60, il rapporto tra la televisione e la letteratura in Italia ha preso la forma dell’adattamento televisivo di romanzi come Piccolo mondo antico, La Pisana, Il mulino del Po, Mastro don Gesualdo, I promessi sposi, curato non da letterati ma da professionisti come Sandro Bolchi e Anton Giulio Majano .
Si pone la questione circa la «poeticità» possibile di una comunicazione televisiva: essa può far ben poco ricorso all’ambiguità e alla polivalenza di senso della lingua letteraria. Innanzitutto si avvertono motivi di carattere economico che impongono tempi di lavorazione più veloci fino a quelli seriali e meccanici, della [Continua »]

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Maurizio Cotrona - pubblicato il 30 marzo 2009
Giovedì 2 aprile, dopo la pausa di marzo, ritorna il laboratorio di lettura O’Connor.
L’appuntamento è in via San Saba 19 (Roma), dalle 19:00 alle 21:00.
Coloro che verranno dovranno scegliere una pagina di un testo che amano particolarmente o che li interroga o che non amano o che comunque li sollecita e portarne una decina di fotocopie. Durante l’incontro di laboratorio dovranno leggerlo a tutti i partecipanti e commentarlo in qualche punto (5/6 minuti) e poi lasciare spazio ai commenti degli altri.

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Antonio Spadaro - pubblicato il 29 marzo 2009
Secondo McLuhan «l’uomo tipografico ha subito accettato il cinema proprio perché offre, come il libro, un mondo interiore di fantasie e di sogni. Lo spettatore cinematografico è psicologicamente solo come il silenzioso lettore di libri». Non sono pochi gli scrittori che hanno fatto riflessioni sul cinema. Possiamo ricordare in rapida carrellata il racconto Cinematografo cerebrale di E. De Amicis, La Filosofia del cinematografo di Papini, l’attività di G. Gozzano per la casa cinematografica Ambrosio. E poi Una recita cinematografica di F. Tozzi e ancora possono essere citati nomi come V. Majakovskij, A. Gide, J. Green, A. Machado, A. Huxley, M. Bontempelli, G. Piovene, V. Brancati. È da notare comunque come questa collaborazione tra cinema e letteratura fu spesso dettata da motivazioni economiche più che dal reale interesse degli scrittori. D’altra parte il cinema, nell’intento di nobilitarsi come arte, ha fatto ricorso alla letteratura nella forma del corteggiamento di scrittori di grido. Il caso più eclatante forse fu quello che nel 1924 vide la collaborazione di G. D’Annunzio al film Cabiria di G. Pastrone: D’Annunzio si limitò a riscrivere le didascalie già abbozzate dal regista e a dare il nome ai personaggi, ma bastò questo a «consacrare» il film con l’autorità del poeta-vate. Uno tra i migliori scrittori che si occupò sapientemente di cinema, anche se non senza qualche imbarazzo, fu Pirandello e in particolare con i suoi Quaderni di Serafino Gubbio operatore . E non è un caso che L. Pirandello sia stato anche autore di teatro. Il cinema si colloca in una posizione intermedia tra il teatro che «rappresenta» e il romanzo che «narra».
Se per un testo letterario il livello lento e paziente di decodifica [Continua »]

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Antonio Spadaro - pubblicato il 29 marzo 2009

Video
«Un libro che si legge come una videocassetta e si guarda come un romanzo»: questa la frase stampata sul retro di copertina del romanzo In tempo per il cielo di Gabriele Romagnoli . Un’affermazione del genere prende in prestito una specifica modalità di venire a contatto e gustare un’opera d’arte, quella legata all’immagine in movimento, al video. Il processo di visione di una videocassetta viene proiettato sulla lettura di un libro di narrativa. D’altra parte il titolo del romanzo, a sua volta, è la traduzione italiana di Late for the sky, un disco di Jackson Brown. Non sono pochi i narratori che affermano di scrivere con la televisione accesa su un canale che trasmette videoclip, ma a volume azzerato o lasciando scorrere le immagini di un video. Possiamo immaginare, ad esempio, scrittori come J. Kerouac battere alla tastiera della propria macchina per scrivere come se suonassero su una tastiera, tenendo [Continua »]

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Damiano Garofalo - pubblicato il 28 marzo 2009
La struttura radiale della città di Roma e la raggiera delle tante possibili “vie di fuga” individuano percorsi di avvicinamento e paesaggi urbani sensibilmente diversi. La città non ha una sua skyline moderna, non ha alcun segno eminente percepibile da lontano ad occhio nudo. La stessa cupola di San Pietro è visibile soltanto all’interno della cerchia dei sette colli, oppure vagamente percepibile dalle lontane periferie. Anche la grande mole della macchina da scrivere ciclopica, ovvero del Vittoriano, è posta in uno dei punti più bassi della città, e risulta quindi visibile, soltanto parzialmente, esclusivamente da Piazza Esedra lungo via Nazionale o dal Corso. Dal Vittoriano c’è la miglior vista panoramica di Roma, proprio perché, si dice, non si vedrebbe il Vittoriano stesso.
La città monumentale, dominata dai tradizionali punti panoramici dei colli, sfugge invece alla visione di gran parte dei quartieri circostanti, a causa del denso tessuto edificato, che lascia poche vie di fuga allo sguardo. Risulta quindi impresa ardua il percepire il mosso andamento dei rilievi capitolini, in una città costruita nel corso dei secoli su una quantità innumerevole di strati.
Tutti i percorsi di ingresso a Roma consentono un inventario di più tipologie edilizie: una mescolanza di generi che sorprende il più delle volte con atipici accostamenti spontanei, ma talvolta irrita per il degrado e la noncuranza, tanto da indurre il più famoso scrittore di Girgenti ad appellarla, nei primi anni del secolo passato, con un eloquente “Acquasantiera e portacenere” in un capitolo de Il Fu Mattia Pascal. Lo stesso ossimoro della Roma di periferia, sporca ma sincera, ai margini della città borghese e politica, raccontata da Pier Paolo Pasolini. La Roma che continua a dimenarsi in età contemporanea tra l’avanguardia spaziale dell’Auditorium e l’inquietante megalite sovietico di Corviale. [Continua »]

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Redazione - pubblicato il 28 marzo 2009
di Guglielmo Spirito
Savona, marzo 2009 – Sentieri che non conosco, che si snodano, si srotolano, si distendono al di là dei colli romani, al di là della reggia di Caserta, al di là dei crinali appenninici – terra di lupi -, giù giù per la piana piatta del Salento.
Lecce, la barocca, la città del tufo lavorato in facciate di un ricamo plateresco che la rende una contrada dell’Andalusia o magari del Messico coloniale. Dentro la chiesa del Rosario, già domenicana, appena lasciati una via ed un portale dei tempi e con gli stemmi di Carlo V, dall’alto del retablo, in cima, mi sorride la lignea figura di suo figlio naturale, il grande don Giovanni d’Austria, il vincitore di Lepanto.
Il sole abbagliante rifrange nei ghirigori degli altari di un biancore lucente, trafiggente. Dardi di luce nella volta vuota, tenda bianca trapuntata di [Continua »]

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Rosa Elisa Giangoia - pubblicato il 26 marzo 2009
Le Officine di quest’anno hanno messo a punto un metodo davvero nostro e originale, basato sulla consonanza, la contiguità, il collegamento, l’associazione e l’intreccio al fine di trovare un senso, qualcosa che sia importante dire, condividere, raccogliere e anche conservare.
Può essere interessante, però, individuare anche altri che siano in sintonia con noi, che abbiano qualche relazione di somiglianza con questo nostro metodo. Io l’ho trovato nella rivista FMR, soprattutto nell’ultimo numero (30/2009), in particolare nella prima parte, dedicata all’oro, non visto come metallo prezioso, merce di scambio, realtà fisica, ma preso in considerazione per cercare di afferrarne ed esprimerne la luce, il pregio, soprattutto le sue capacità di farsi simbolo, diventare mito, superare il piano fisico per aprirsi alla dimensione metafisica. [Continua »]

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Antonio Spadaro - pubblicato il 25 marzo 2009

Raymond Carver
Ormai sembra essere la novità del momento: i racconti di Raymond Carver così come noi li conosciano non sono di Carver. O meglio: sono suoi ma poi sono stati talmente limati da Gordon Lish da essere diventati “altro”. Adesso vengono dunque ripubblicati nella loro edizione originale e sembra la scoperta del momento.
Eppure in un articolo del “lontano” 1999 – 10 anni fa! – su
La Civiltà Cattolica e poi in un libro nel 2001 avevo già messo in guardia i lettori invitandoli a leggere più i versi di Carver che i suoi racconti. Nei suoi versi è possibile andare in profondità e rintracciare il vero volto dello scrittore.
E 10 anni fa illustravo come erano andate le cose. Riporto qui di seguito alcune (poche) pagine – senza note – di quel libro (A. Spadaro, Carver. Un’acuta sensazione di attesa, Padova, Messaggero, 2001), proprio quelle che cercavano di fare il punto sulla questione del Carver… [Continua »]

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Cristiano M. Gaston - pubblicato il 25 marzo 2009
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