La non eccezione degli scrittori cattolici

Segnaliamo questo bell’articolo di Carola Susani comparso su «Orwell» (17 novembre 2012) dove si parla (anche) di BombaCarta…

Quill Pen and Inkstand on Facsimile of the Constitution«L’essere cristiani cattolici sembra essere oggi, in Italia, la più radicale diversità sperimentabile» leggiamo in Dieci buoni motivi per essere cattolici, scritto da Giulio Mozzi a quattro mani con Valter Binaghi, edito l’anno scorso da Laurana. Mi ricordo che durante il Giubileo del 2000, dei ragazzi e delle ragazze che avevano invaso le strade di Roma, quello che mi colpiva era il pallore: l’ostinazione a non abbronzarsi mi sembrava il segno concreto, inscritto nel corpo, di un rifiuto. Trovavo in loro, nel loro stesso apparire, una radicalità, non univoca certo, non rassicurante (c’era qualcosa di repulsivo, di troppo corporeo in quel biancore), ma netta: la fiducia autentica nella possibilità di un altro mondo, la critica radicale verso il tempo presente, la coscienza che questo tempo, lo stile di vita che condividiamo, che appare onnipervasivo, totalitario persino, è finito, destinato ad essere spazzato via. Una sicurezza basata su fondamenta che non potrebbero essere più certe. L’alterità che manifestavano mi sembrava potesse diventare senso d’assedio oppure qualcosa di più fertile. La stessa sensazione di non appartenenza l’ho ritrovata quasi ogni volta che mi è capitato di ragionare con gli intellettuali cattolici qualunque fosse la loro posizione.

Andrea Monda, per esempio, che oltre che scrittore e presidente di BombaCarta (fondata da Antonio Spadaro nel 1998, come gruppo informale di appassionati che si riuniscono per leggere e commentare brani letterari, BombaCarta, di cui ragionerò più avanti, è diventata nel 2000 associazione), DSC_0120Andrea Monda, dicevo, che è anche professore di religione, mi raccontava della convocazione da parte del vescovo del piccolo manipolo di docenti di religione di Roma centro e mi diceva sorridendo di come si sentissero supereroi solitari, ultimo avamposto di fronte all’avanzare baldanzoso della secolarizzazione. Se questa percezione di debolezza di fronte al mondo laico – contenitore in cui critici e patiti del consumo, sinistre e disinvolti liberali vengono talvolta assimilati – è alla base dell’ostinazione dell’istituzione ecclesiastica e di molti cattolici a difendere l’insegnamento della religione, le scuole confessionali, le esenzioni fiscali, come se si trattasse di giocarsi porzioni di terreno in una specie di Risiko reale, non è questo l’unico esito possibile. Se è vero che mondo laico e mondo cattolico spesso si fronteggiano, ciascuno considerando l’avversario supremo detentore del potere, di fronte al quale la lotta si fa eroica come quella di Davide contro Golia, non è detto che la sensazione di non appartenenza dei cattolici debba portare solamente a questo. Anzi sulla base di un comune disagio per alcune forme del tempo presente si sono formati spazi di comunicazione tra credenti e non credenti, tra cattolici e non cattolici. Ma soprattutto, si sono formate intelligenze cattoliche critiche, sicure e comunicative. Il campo che si è rivelato fertile per questa semina è la cultura, e prima di tutto la letteratura.

Invito BC (Gennaio 1998)Una delle espressioni di uno spazio aperto, promosso da parte cattolica e con uno spirito cattolico, inclusivo, è proprio BombaCarta, a cui ha dato inizio padre Antonio Spadaro nel 1998. A partire dagli anni Novanta, il rapporto della composita galassia di critici e scrittori cattolici con la nuova letteratura è cambiato. Da una condizione di disagio si era passati attorno agli anni Ottanta alla rivendicazione orgogliosa di una identità. Poi, all’inizio dell’ultimo decennio del Novecento, si sono poste le premesse per un processo che ha visto una quantità di giovani cattolici attendarsi nella letteratura come se si trattasse di un terreno accogliente. Costitutivi della diffusa galassia cattolica vanno considerati poeti legati a CL con ruoli importanti nella stampa cattolica come Davide Rondoni, critici appassionati come Fulvio Panzeri, figure istituzionali come Antonio Spadaro stesso, attuale direttore di Civiltà cattolica, autore di Cyberteologia. Pensare il cristianesimo al tempo della rete (Milano, Vita & Pensiero, 2012), consulente ecclesiastico dell’Unione editori e librai cattolici italiani; e poi scrittori che si fanno carico, in modo molto diverso l’uno dall’altro, del proprio cattolicesimo come Luca Doninelli, Arnaldo Colasanti, già attivi negli anni Ottanta, Giulio Mozzi, che esordì nel 1993 e che da allora, oltre che scrittore ed editor, è stato insegnante di scrittura infaticabile e generoso, Alessandro Zaccuri, scrittore, giornalista di Avvenire, ma anche scrittrici emerse più di recente come Mariapia Veladiano, o tra i più giovani, Gabriele Dadati, editor di Laurana.

L’elenco sarebbe lungo. Alcune di queste figure a occhio laico appaiono ircocervi, un piede dentro il mondo del potere l’altro radicalmente altrove; altre sembrano di un lindore quasi sacrale. Fatto sta che a partire dagli anni Novanta la galassia cattolica ha trovato una via d’accesso alla parte più viva della letteratura contemporanea ed è entrata a gamba tesa nell’arena letteraria come chi rivendica l’accesso a un territorio che è già suo. Importante è stata la ripubblicazione dell’opera di Flannery O’Connor, che data proprio a partire dalla metà degli anni Ottanta. Con O’Connor, scrittrice dichiaratamente cattolica, in grado di innestare la speranza proprio dove non ti aspetteresti che disperazione, è penetrata in Italia un’aria nuova. Cattolici e non cattolici, siamo stati travolti. A me la fece conoscere Sandro Veronesi nel 1993, ne scrissi pochi mesi dopo su Nuovi argomenti, mi trovai a parlarne a Bologna con Davide Rondoni. Per molti, credo, fu il trampolino per uscire dal Novecento. Nel piccolo microcosmo italiano fu anche la scoperta di un terreno comune là dove sembrava ci fossero soltanto steccati. Spadaro in quegli anni insegnava ed era critico letterario di Civiltà Cattolica, leggeva O’Connor, la letteratura americana e Tondelli.

DSC_0135BombaCarta, è una sua creatura della fine di quegli anni: deve molto alla scoperta dell’esistenza di un territorio comune nella letteratura e rappresenta uno sviluppo che parte da quella scoperta. BombaCarta nasce da un’intuizione: che esista una pratica di scrittura, diffusa, che ha radici ben più profonde della vanità, una “ricchezza che vale la pena tirar fuori”. Presumere che ci sia qualcosa di importante nelle scritture semiprivate, come nei messaggi in bottiglia lanciati in rete, è forse il sottotesto che ha reso BombaCarta così attraente. Sempre più spesso, nei laboratori di scrittura che coordino incontro belle intelligenze non per forza cattoliche ma non estranee alle questioni spirituali, che hanno BombaCarta nella loro esperienza. BombaCarta ha nell’Officina l’appuntamento più importante, è un appuntamento mensile tematico. Quella di ottobre, per esempio, era dedicata al binomio Autorità/Libertà. Nell’Officina si alternano interventi che hanno come occasione brani di film, opere d’arte, testi letterari. Le regole sono semplici, c’è una gestione precisa dei tempi, lo spazio autorevole dell’intervento è a disposizione di tutti. Gli interventi si preparano in anticipo, hanno un aspetto teatrale e uno, direi, maieutico.

Chiacchierando con Antonio Spadaro, gli ho suggerito una parentela di fatto con gli esperimenti anti-assembleari di Danilo Dolci, mi ha risposto che il metodo a cui BombaCarta si ispira è la Ratio Studiorum dei Gesuiti del Cinquecento. Eppure, questa comunità anti-identitaria frequentata da cattolici e da atei, da gente di ogni credo politico, capaci di mettersi in gioco in uno spazio pubblico non aggressivo e non accondiscendente, gode della somiglianza con alcune pratiche anti-autoritarie. Da quando BombaCarta è nata sono passati quattordici anni, la comunità fluida, reale ma anche virtuale, con ramificazioni in tutta Italia e fuori d’Italia, è molto vivace. Sono già tra noi numerosi scrittori e intellettuali bombers, Andrea Monda me ne cita solo qualcuno: Maurizio Cotrona, per esempio, autore di Malafede (Lantana 2011), Michela Carpi, la poetessa Elena Buia Rutt. Ho l’impressione che siano destinati a diventare molti, consapevoli e combattivi.

1 commento a “La non eccezione degli scrittori cattolici”

  1. Nancy Antonazzo scrive:

    Bellissimo articolo! Complimenti alla Susani e …Evviva Bomba Carta!

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