Il metodo di BC

BombaCarta ha un proprio modello pedagogico. Esso tiene presenti varie esperienze, tra le quali, ad esempio, il progetto Under 25 curato dallo scrittore Pier Vittorio Tondelli nella seconda metà degli anni ’80. Ma le sue radici affondano lontano nel tempo, almeno fino alla fine del ’500, data di avvio di una lunga e attenta riflessione sulla pratica pedagogica delle prime scuole dei gesuiti, poi approdata nella compilazione della Ratio studiorum. Le scuole di scrittura creativa hanno infatti origini antiche, ben più antiche delle scuole americane di inizio secolo e BombaCarta, pur non identificandosi con la pedagogia della Ratio, ha all’interno del suo “codice genetico” alcuni elementi importanti di essa e degli Esercizi Spirituali di Ignazio di Loyola.

Lo scrittore Giulio Mozzi, nel suo Parole private dette in pubblico, cita gli Esercizi e, secondo noi, lo fa a ragion veduta. Essi infatti offrono una buona traccia per individuare quali siano i criteri e le modalità di una interessante strategia didattica. La parola-chiave degli Esercizi è discernimento, cioè la comprensione (“riflessione“) delle mozioni interiori, dopo averle sperimentate (“esperienza“) in ordine ad una scelta da compiere (“azione“) all’interno di una vita spirituale. Esperienza, riflessione e azione sono i tre momenti essenziali generati da questo modello e attivi nei nostri incontri.

Detto questo, bisogna precisare che BombaCarta non è un’associazione confessionale: ha al suo interno persone di ogni orientamento ideale, religioso e politico. L’unico punto essenziale di riferimento è il nostro “Manifesto di impegno culturale e creativo” e lo sviluppo del metodo è ancora in progress. Lo schema esposto di seguito non è affatto rigido e rappresenta semmai una riflessione e una sistematizzazione a posteriori di ciò che abbiamo concretamente vissuto dal gennaio del 1998 a oggi.

1. L’esperienza

Il nostro metodo, innanzitutto, valorizza l’esperienza, il “sentire e gustare” interiormente. L’esperienza comprende ogni attività all’interno della quale si recepiscono conoscenze intellettuali e sensazioni di carattere emotivo come, ad esempio, il piacere di leggere un romanzo, una poesia, di vedere un film o di ascoltare un brano musicale. Dunque si può usare il termine “esperienza” per descrivere qualunque attività nella quale, assieme ad un’approssimazione di carattere intellettuale alla realtà di cui si tratta, si percepisce un sentimento, una mozione affettiva, una passione, un desiderio. Ciò si verifica quando emergono le domande: “Di che si tratta?” o “Come funziona?” e spontaneamente emerge una concomitante reazione affettiva che afferma: “Mi piace” o “non mi piacciono queste cose” o “è interessante”. Senza questo passaggio, senza un’interazione diretta con l’esperienza, l’apprendimento resterebbe solo una accumulazione di conoscenze acquisite a strati sovrapposti sulle quali difficilmente si potrebbe operare una riflessione. Il metodo di Bombacarta ha un suo primo fondamento nel rapporto con l’esperienza che si fa di opere creative. Ciò significa anche partire da un approccio ingenuo all’opera, tuttavia privo di apparati previamente impostati. Senza il rapporto vitale ed estemporaneo non ci può essere reale comunicazione tra libro e lettore, film e spettatore, e così via.
In concreto in BombaCarta attraversiamo più o meno le seguenti tappe relative all’esperienza:

a) Dopo varie consultazioni reali e virtuali, a settembre viene lanciato il tema dell’anno sia negli incontri reali (Officina, Laboratorio, ecc.) sia in mailing list. Poi, durante il percorso, vengono lanciati anche i singoli argomenti che costituiscono lo svolgimento complessivo del tema. In genere, nei messaggi della mailing list c’è una discreta risonanza e confluiscono in essa testi d’autore, testi personali o anche riflessioni. Già in lista nasce un confronto, frutto di esperienza di lettura.

b) Attingendo anche a questi materiali, si prepara un gruppo di testi, sequenze video o musiche da utilizzare. Ogni incontro ha un proprio argomento particolare all’interno del tema generale (ad esempio l’argomento del “bagaglio” all’interno del tema del “viaggio”). Esso prende avvio da un’esperienza di lettura o di visione o di ascolto o di tutte e tre insieme in un intreccio di parole, immagini e suoni. Su quest’esperienza ci si sofferma e ad essa viene dedicato spazio adeguato. Normalmente vengono utilizzati tre strumenti: stereo, lavagna luminosa, videoregistratore. Se si lavora su un testo, esso in genere è riprodotto in un lucido in modo che sia possibile averne una visione comune durante la lettura e la discussione. Da quando si è unita a noi una docente di dizione e recitazione, i testi vengono più spesso letti.

c) Spesso la prima domanda che viene posta è la banale ma efficace: “che ve ne pare?”. Si cerca insomma di far emergere qual è l’esperienza immediata di quel testo, di quella sequenza o di quel brano. L’esperienza della lettura in pubblico dei testi si è rivelata in questo senso già di per se stessa come una esperienza di valore critico-ermeneutico.

d) Si cerca quindi di far intergire, sempre a livello di prima sensibilità, le varie opere presentate, puntando a rilevarne l’efficacia rappresentativa in ordine al tema, al di là del fatto che si tratti di un testo, di un video o di un lavoro musicale e al di là del fatto che si tratti di un testo di Kafka, di Dante o di un bomber. Non che per noi non faccia differenza in assoluto, tuttavia preferiamo che all’inizio si badi più all’esperienza che al contesto storico o all’approccio autorale.

2. La riflessione

Il passaggio successivo è la riflessione, cioè il processo tramite il quale l’esperienza acquista significato. Riflettere è un atto di discernimento che consiste nel chiarificare le motivazioni interne e le ragioni che stanno dietro le opinioni, nel porre in questione le cause e le implicazioni di ciò che si sperimenta. Questo processo di riconsiderazione seria e ponderata dell’esperienza conduce a cogliere il significato profondo di ciò che si è sperimentato. Dopo aver fatto esperienza di parole, immagini e suoni, attraversiamo una fase più riflessiva che comporta almeno tre tappe:

a) Analisi del testo, della sequenza o del brano musicale. Essa, in genere, prende avvio da una domanda o dalle domande che implicitamente il testo fa porre al lettore. Successivamente, dopo cioè aver tematizzato alcune domande, l’analisi mira a indagare il come e il perché quell’opera risulti o no efficace e dunque il cosa fa sì che essa “funzioni” o meno. Si cerca di capire anche se in essa ci siano trucchi che blandiscono il lettore o lo spettatore. Si compie, nel caso di un testo, un’analisi a livello di lessico, di sintassi, di procedimenti retorici. Si cerca di capire se c’è qualcosa di troppo o qualcosa in meno di ciò che dovrebbe esserci e così via. L’analisi parte sempre dall’esperienza che viene fatta nel concreto e dunque non è mossa dalla volontà di analizzare il testo (o, peggio ancora “sezionarlo”) a priori e in maniera esaustiva o comunque ampia e onnicomprensiva. Si riflette sulla esperienza che se ne è fatta. I testi presentati, lo ribadisco, sono insieme d’autore, dei partecipanti e degli iscritti alla lista.

b) Si passa quindi a scorgere analogie, corrispondenze, immagini comuni a opere ed autori diversi da giustapporre in vista di una comparazione. È auspicabile anche una discussione sui richiami e le evocazioni di esperienze vissute, di altre letture, di lavori cinematografici, teatrali o televisivi.

c) Infine si fanno apparire le idee desunte come ipotesi che guidano la comparazione tra i testi, magari proponendo domande provocatorie e presentando situazioni difficili da comprendere, spingendo ad indagare ulteriormente.

3. L’azione

Il terzo momento riguarda l’azione. La riflessione prende l’avvio dalla realtà dell’esperienza ed ad essa si indirizza. Con il tempo, le nozioni e le abilità acquisite entrano a far parte della persona e la spingono ad agire di conseguenza. Ogni incontro di Bombacarta dunque è finalizzato a dare spunti, stimoli e idee per la produzione personale a qualunque livello. Questo materiale poi rifluisce a volte negli incontri reali, nella mailing list o, in forma più stabile, nel sito Internet e nella e-zine. Però il luogo precisamente deputato all’azione sono i Laboratori perché essi sono direttamente funzionali alla traduzione in azione dei contenuti e delle esperienze e riflessioni maturate in Officina.