BombaCarta è un panno steso al sole

«Attaccate così, con le forcelle ai fili tesi da un lato all’altro del botteghino, le riviste mensili, quindicinali, settimanali ti dànno l’impressione dei panni al sole»: così veniva introdotta nel primo numero di Letture, nel lontano ’46, la ‘Rassegna delle riviste’, cioè una serie di brevi recensioni non di libri ma di… riviste, appunto. L’immagine delle riviste come panni stesi al sole accompagna dunque un’intuizione straordinaria: esse sono portatrici di una visione del mondo che va ‘recensita’, cioè valutata. Il sito di BombaCarta è una rivista che cerca di avere una visione della realtà. Non c’è alcun bisogno di ricordare la funzione essenziale che hanno svolto nel nostro Paese le riviste culturali. Nei primi anni del nostro Novecento e tra le due guerre mondiali, hanno rappresentato un luogo vivo e inquieto di scambio, incontro e scontro culturale, di valori e di idee. Il termine ‘rivista’ deriva dal verbo ‘rivedere’ e indica il compito di confrontare, esaminare, giudicare.

Le riviste hanno ancora senso? Se rimangono fedeli al loro compito di ‘revisione’ del mondo culturale sì. E oggi più che mai. Per questo esse non devono trasformarsi in un contenitore di materiali disparati, come spesso oggi accade, ma possedere una ‘chiave segreta’ di valutazione, cioè criteri e metodi. Il vero rischio di una rivista letteraria, ad esempio, è di avere come riferimento un astratto criterio di ‘qualità’ di un testo che pubblica o recensisce. “Qualità” significa poco: bisognerebbe capire (e dichiarare) quali sono gli elementi che compongono il concetto di ‘qualità’ che, in sé, è del tutto neutro. Le riviste generaliste non servono, se non a fare da contenitore anonimo. Le scelte qualitative hanno senso solo se partono da una precisa idea del bello, dell’arte, del rapporto tra arte e vita, del rapporto tra tecnica e ispirazione, un’idea che sia anche comunicabile e su cui ci si possa confrontare. Ogni rivista degna di questo nome nasce sulla base di una progettualità di grande respiro.

Non si tratta ovviamente di far proclami, ma certamente di avere una coscienza critica attiva, capace di dichiarare gusti e prospettive. La rivista non può essere una ‘piazza’ aperta a contributi di ogni segno e genere. Se infatti questa disponibilità può apparire come una scelta liberale, segno di apertura mentale, in realtà non lo è affatto perché rischia di essere una scelta che tradisce la vocazione propria della rivista. Uno dei motivi per cui essa oggi non è più pensabile come ‘piazza’ di dibattito aperto, contenitore di posizioni disparate, è internet. La stampa oggi è soltanto una delle possibilità di pubblicazione. Se una volta la notizia, l’informazione, veniva da ciò che era stampato, oggi anche grazie alla Rete, le notizie vengono da una molteplicità di fonti: non c’è, dunque, carenza di piazze aperte perché la Rete ha (fortunatamente) abolito gli steccati. Ma, proprio per questo, la rivista ‘neutrale’, ‘aperta’, perde di significato. Riemerge invece l’idea della rivista come espressione di una comunità di ricerca, espressione di un ‘comitato scientifico’, di una casa editrice, di una scuola di pensiero, di un gruppo di persone che esprimano una visione del mondo condivisa.

C’è bisogno oggi di idee, di visioni angolate, di tagli prospettici sul mondo culturale; forse persino di ‘manifesti’. Più una rivista si fa portatrice di una visione della realtà, più essa avrà senso, interesse, utilità. Più una rivista si propone con un progetto culturale indistinto, indefinito, ‘aperto’ a tutte le idee, più è costretta all’irrilevanza. O, se è rilevante, lo diviene a causa di questa o quella firma particolare che viene ritenuta valida. E questo è il contrario di quell’idea alta di rivista intesa come laboratorio collettivo di idee, che è l’unica poi ad avere davvero senso.

(adattamento dell’articolo A. Spadaro, «Riviste letterarie. Non c’è futuro senza “manifesti”», in Avvenire 21 settembre 2010).

Leggi i 6 commenti a questo articolo
  1. Andrea Monda ha detto:

    come si fa a realizzare un “laboratorio collettivo di idee” (il bello è che Antonio Spadaro non teme di usare termini a dir poco obsoleti) e al tempo stesso ad essere “angolati”, cioè a manifestare (magari anche con un manifesto, altra parola d’annata e dannata) una visione precisa della realtà, una prospettiva, una voce? Penso che la sfida di BombaCarta, avvincente e tremenda, sia tutta qui; posta davanti a noi, offerta alla nostra intelligenza da questo editoriale così stimolante, retrò e aspro nello stesso tempo.

  2. Maurizio Cotrona ha detto:

    “il sito di bc è una rivista”…
    non l’avevo mai vista così!

  3. Paolo Pegoraro ha detto:

    «“Rivista” deriva infatti il suo nome dal verbo rivedere, e cioè confrontare, descrivere, approfondire. Quindi si dovrebbe superare l’aspetto di informazione rapida e sommaria, cui supplisce più che mai il web, per dare spazio al proprio della rivista, che è l’osservazione critica. La rivista culturale vale in quanto spazio di riflessione e di ricerca, non come contenitore»

    così, qualche mese fa, Antonio Spadaro qui:
    http://bombacarta.com/2009/05/13/addio-a-%C2%ABletture%C2%BB-cosa-ci-si-aspetta-da-una-rivista-letteraria-1/

    La rivista dovrebbe essere quel filo ben teso sul quale stendere panni di ogni colore, una corda di violino che può vibrare al vento perché inchiodata a un paio di perni irremovibili. Più si perde la tensione e più si rischia il suolo… la bassezza che tutto accoglie, a patto di spargere lo stesso fango su ogni colore.

  4. Lalla ha detto:

    Inoltre, forse pochi sanno un modo di diffusione tra le prime riviste, per esempio già nel ‘700, come quello della sottoscrizione o associazione libraria: impegno tra editore e pubblico soprattutto di librai, che prevede un modo di acquisto di un’opera al prezzo e modalità indicate nel manifesto. Chi si associa riempie un modulo in cui si dichiara d’accordo all’acquisto e quindi a ricevere la pubblicazione.
    Che in conclusione sarebbe il nostro attuale abbonamento.

  5. antonio de lorenzo ha detto:

    Come sempre Antonio Spadaro è chiarissimo.La “rivista” oggi può essere intesa come spazio di condivisione di idee,contenuti,spunti creativi,proposte,analisi e coltura(nel senso di coltivazione)dei concetti di :Bello,Bene,Vero.Nel mare di opinioni e critiche presenti ormai sul WEB,è diventato davvero difficile orientarsi per avere informazione ed arricchimento culturale.Lavorare,quindi,intorno ad idee e metodi condivisi può essere davvero stimolante e produttivo.La Federazione “BOMBACARTA” rappresenta oggi un punto insostituibile di crescita:Grazie a tutti!

  6. fioredluna24 ha detto:

    Grazie per aver scelto la mia foto per il tuo post :-)
    http://www.flickr.com/photos/fioredluna/2483732290/

    Comunque i diritti della foto sono riservati, la prossima volta ti pregherei di comunicarmelo prima.

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