Valter Binaghi, saluto a un amico

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«Svaniscono idoli e speranze, e i molti nomi di Dio, e muore sulle labbra ogni invocazione o bestemmia: la stessa luce del giorno trascolora nell’argento, nel rame, nel ferro, fino al piombo di una tenebra sconfinata.
Eppure la notte non è completa: io vivo, io vedo ancora.
Là in fondo, quale fioco barlume impedisce al nulla di proclamare l’ultima verità?
Qualcosa persiste e si muove lontano nel buio e io, che non ho più nome né figura ma solo l’inerzia dell’antico volere, continuo a seguire, come vele nel vento, le mani bianche della mia bambina
»

(Valter Binaghi, I custodi del Talismano)

Parlare di un amico che si saluta non è facile. Domani sarebbe stato il suo compleanno, è dovuto partire prima. Valter era una persona conquistata dalla verità. E dall’amore. Uno scrittore allegorico, che ha attraversato tanti generi per parlare sempre di ciò che lo appassionava. Un filosofo nel senso autentico della parola, un amico della sapienza. Non l’ha mai abbandonata: compromessi mai, giudizi ambigui mai, allisciate al potente di turno mai. E per questo ha sempre pagato. I suoi amori: Bernard Lonergan, Gaston Bachelard, Pavel Florenskij, anche Ivan Illich. Autori che hanno affrontato globalmente il mistero della realtà, pensatori forti, incontri dai quali non si esce uguali. Anche Valter era così. Ribollente. Per quattro anni abbiamo dialogato a distanza a partire dai suoi libri, romanzi che potevano essere anche formalmente imperfetti, ma in cui rullava sempre la sua anima, potente come un tamburo tribale. Siamo riusciti a incontrarci dopo anni di discussioni al telefono e via mail, è stato come abbracciare l’amico d’infanzia andato a vivere all’altro capo del pianeta.

Ho fatto il possibile per far conoscere Valter e la sua opera, ovviamente resta l’interrogativo di non aver fatto abbastanza, di non aver completato quella recensione, di non averne parlato a… Posso solo continuare a invitarvi a fare la sua conoscenza. Qui alcuni articoli reperibili online:

     01 . L’educazione secondo Valter Binaghi (Zenit)

     02. Un percorso biografico attraverso le sue opere (RomaSette)

     03. Devoti a Babele (Letture)

     04. I custodi del Talismano (La poesia e lo spirito)

     05. Johnny Cash. The man in black (BQ)

Valter ci lascia alcune opere ancora inedite. Penso ai suoi saggi filosofici, quelli che aveva più a cuore (Mundus imaginalis; La conoscenza simbolica; Allegorie; Filosofia e narrazione), ma anche ai romanzi: quello bellissimo sull’adolescenza, Pigra giovinezza (che si può leggere a puntate QUI) e il fantasy Astra e la Grande Madre scritto a quattro mani con la figlia Alice. QUI invece è possibile leggere i migliori interventi sul suo blog, ampi e articolati, strutturati come capitoli di un libro.

Ma l’eredità di Valter è anche un’altra. «Se potessi vivere un’altra vita – mi ha detto dieci giorni fa – non la spenderei per me stesso, ma per gli altri, per insegnargli a guardarsi. In tanti anni di filosofia sono arrivato alla conclusione che il nostro problema è tutto negli occhi, in questo nostro continuo disprezzarci. Mentre Gesù dice: “Venite e vedrete. Vedrete”». Ma Valter, che ha insegnato per oltre 30 anni in un liceo, tutto questo lo ha già fatto. Sono questi ragazzi, e il suo amore per ognuno di loro, l’ultimo lascito.

Leggi i 2 commenti a questo articolo
  1. saverio simonelli ha detto:

    paolo, dovremo fare molte cose per ricordarlo. Cominciamo a pensarci per bene. Ma la sua luce deve rimanere intatta. Continuare a irradirer e irradiarsi, ancora più di prima. Glielo dobbiamo

  2. andrea monda ha detto:

    sì, glielo dobbiamo, chiunque lo abbia incontrato, anche per poco, penso si senta nella medesima condizione, la splendida condizione del debitore

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