BClings, l’esperienza di Daniela

Non riesco a ricordare quanti anni possano essere passati, forse una decina, ma ricordo chiaramente la curiosità di saperne di più di un’associazione con un nome così esplosivo. Devo trovare il modo per partecipare a qualcuno dei laboratori di BombaCarta, penso mentre mi districo tra le diverse informazioni che trovo in rete, ma che, non so perché, mi confondono, convincendomi che l’associazione si sia ormai sciolta.

Pressappoco un anno fa qualcuno retwitta un articolo di BombaCarta e io torno all’attacco, trovando finalmente un riferimento per il laboratorio BClings. Mando una email a Maurizio Cotrona, chiedendogli informazioni sul laboratorio coordinato da lui e Stas’ Gawronski, senza troppa convinzione che sia proprio quello che faccia al caso mio in quel momento.

Dopo qualche giorno ricevo la mail di risposta con la data, il luogo dell’incontro e le indicazioni di base per entrare nel vivo del discorso. Il laboratorio è strutturato principalmente per gente che ama scrivere e che abbia voglia di mettere in gioco la nostra passione, specifica Maurizio, che mi invita a portare qualcosa di originale, ancora in fase di lavorazione, da leggere durante l’incontro. Si raccomanda di fotocopiare il testo – non più di un paio di pagine – in modo tale che tutti possano averne una copia. 

All’inizio penso di portare l’incipit di un romanzo terminato già da qualche anno, ma che necessita di un profondo restyling, poi ritorno sui miei passi e provo a scrivere qualcosa nuovo, infine, avendo per le mani una serie di favole inventate per far fronte alle problematiche dei miei studenti, decido di presentarne una delle più richieste dal mio piccolo pubblico.

Alla Galleria Nuova Pesa, in via del Corso, arrivo un po’ più tardi delle 18.45, l’orario consueto in cui comincia il laboratorio – ritardo annunciato per problemi lavorativi. Per  fortuna la fermata della metro di Flaminio è veramente a due passi! Citofono al civico 530, salgo due rampe di scale, entro in un salone con il soffitto affrescato e raggiungo il gruppo che ha appena iniziato a leggere il lavoro di uno dei partecipanti. Prendo posto, creo anche un po’ di confusione tra la sedia da spostare, la giacca da togliere e la copia da prendere per seguire quel che resta del brano. Me ne vergogno un po’, ma ormai il danno è fatto.

Alla fine della lettura, alzo gli occhi e mi guardo intorno per capire cosa va fatto, una manciata di secondi necessaria a ricapitolare le idee, ed ecco, una ragazza giovanissima prende la parola. Con molta tranquillità espone quelli che, secondo lei, sono i punti forti e i punti deboli del testo; le fa eco un altro partecipante che su alcuni aspetti conferma quanto detto, ma che su altri ha un diverso punto di vista. Gli interventi si susseguono liberamente, cercando di essere quanto più possibile di aiuto per fare lo scatto verso una scrittura sincera. Tutti hanno quel senso critico costruttivo, che incoraggia a non demordere e a portare il testo a un livello più alto.

Arrivato il mio turno, distribuisco le fotocopie che avevo preparato, mi risiedo e comincio a leggere, fiera della mia storia, avendola già raccontata con successo più e più volte ai bambini. Nel complesso infatti risulta divertente, qualcuno mi chiede addirittura di poterla rileggere ai figli, ma approfondendo i vari passaggi emerge un’incongruenza da appianare e ci si imbatte in alcune descrizioni troppo prolisse, che rischiano di annoiare. L’aiuto è corale, ognuno cerca di mettere il tassello giusto nell’intricato puzzle, che alla fine comunque solo io posso completare.

Poi arriva il suggerimento che più di tutti mi fa vedere in controluce il mio modo di scrivere, in tanti lo avevano intuito, me lo avevano accennato, vederlo applicato in concreto sul mio testo è un’altra cosa. Svisceriamo il problema e cerco di fare tesoro dei suggerimenti; non sempre l’input che mi arriva mi convince, ma per uno che non mi convince ce ne sono altri che invece fanno luce, non solo sul lato buio del mio stile, ma anche sui pregi da non trascurare.

Non è una gara, non c’è una classifica, non ci si scontra. Ci si confronta. E confrontandoci ci divertiamo a modellare e rimodellare i nostri testi, tagliando, inserendo, spostando parole, frasi, addirittura episodi interi, per il gusto di leggere e ascoltare una storia ben raccontata. E se il passo successivo è la pubblicazione, c’è anche un pizzico di orgoglio per aver in parte contribuito al lieto fine.

Anna Daniela De Leonardis