Un bel romanzo

schmitt_ericIl formidabile protagonista del nuovo romanzo di Eric-Emmanuel Schmitt, fortunato autore del recente Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano, è Oscar un bambino di dieci anni, malato terminale di leucemia. Che morirà presto nessuno glielo dice ma proprio questo glielo fa capire. Tutti mentono e non dicono le cose come stanno, perché “..se dici “morire” in un ospedale, nessuno sente. Puoi star sicuro che ci sarà un vuoto d’aria e che si parlerà d’altro”. Tutti mentono, soprattutto gli adulti e, in primis, quei “vigliacchi” dei suoi genitori. Per fortuna c’è Nonna Rosa.

Così Oscar chiama, a causa dell’età avanzata, la dama di carità che come molte sue colleghe francesi, col tipico camice rosa, assiste volontariamente i malati terminali. Nonna Rosa è per Oscar la Verità. A Nonna Rosa il piccolo malato confida di aver l’impressione “che abbiano inventato un ospedale diverso da quello che esiste veramente. Fanno come se si venisse all’ospedale solo per guarire. Mentre ci si viene anche per morire.” “Hai ragione, Oscar. E credo che si commetta lo stesso errore per la vita. Dimentichiamo che la vita è fragile, friabile, effimera. Facciamo tutti finta di essere immortali”.
C’è però un modo per vincere la morte: vivere e vivere intensamente.
Così la saggia Nonna Rosa suggerisce a Oscar di scrivere ogni sera una lettera a Dio. C’è un trucco nel suggerimento: ogni giorno deve corrispondere a dieci anni, così la prima lettera riguarderà i primi dieci anni di vita, la seconda tratterà degli anni della giovinezza, dai 10 ai 20, nella terza Oscar racconterà del periodo dai 20 ai 30 anni così via fino all’ultima lettera, la dodicesima, quando il “bambino” avrà raggiunto i mitici 120 anni!
Il libro che si trova in mano il lettore è quindi una raccolta di lettere a Dio che il protagonista ha scritto raccontandogli la sua vita, una vita intensa, piena di quella rete di sorprese di cui parlava il geniale e malinconico poeta argentino Borges quando scriveva, nel racconto L’attesa, che “Non c’è un giorno, neppure di carcere o d’ospedale, che non porti una sorpresa, che non sia, controluce, una rete di minime sorprese”.
Oscar e la dama in rosa [Eric-Emmanuel Schmitt – Rizzoli, 2004, pag.90, euro 9]
di Andrea Monda