2+2=5, ovvero Le conseguenze illogiche

Sellati i cavalli e sciolti i cani, apprestate le reti e convocato il paggio, salutate le mogli e baciate le amanti, due conti galoppano verso una battuta di caccia, lasciando disposizioni affinché una tavola imbandita e dei letti caldi li attendano alla sera. La caccia si dipana priva di gloria, quando un inatteso temporale coglie impreparati conti, cavalli e paggio, che si trovano costretti a cercare riparo in un vetusto casino situato nelle vicinanze. I nobili decidono di trascorrere ivi la notte, incaricando il loro servo di recare la notizia al castello. Tuttavia le campagne pullulano di nemici e il foglietto sdrucito che un paggio fradicio di pioggia porgerà al primo maggiordomo, una volta raggiunta la signorile magione, recherà un messaggio in codice: “2+2=5”. I conti non tornano.

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BombaCalendario

Officina di espressioni creative
sabato 6 ottobre (11.00-17.00)
2+2=5: Le conseguenze illogiche
Via Panama 13, Roma

Laboratorio di lettura “O’Connor”
Gli incontri riprenderanno a ottobre
(su data e location vi daremo dettagli appena possibile)
BombaBibbia
(vi daremo dettagli appena possibile)
Via Panama 13 (sala “Francesca Monda”)
BombaCinema
Gli incontri riprenderanno a ottobre
La Sapienza – Cappella Universitaria
BCLings – Scrittura creativa
Gli incontri riprenderanno a ottobre
Galleria d’arte “La Nuova Pesa”
Via del Corso 530, Roma

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Imperfetto, vero

Stavo passeggiando tornando verso casa e la musica di accompagnamento al mio cammino era quella che la playlist del mio Iphone trasmetteva in modalità shuffle; tutto insomma era lasciato al caso, aperto alla possibilità, ed io “bel bello” a tratti mi mettevo spontaneamente anche a fischiettare i motivi che si avvicendavano nelle cuffie. Quando è stato il turno di I don’t know how to love Him, il famoso brano cantato dalla Maddalena nella colonna sonora di Jesus Christ Superstar, ad un certo punto mi metto a cantare “mentalmente” seguendo la canzone finchè arriva un passaggio infinitesimale che accenno anche se non corrisponde alla musica che sto sentendo, un’impercettibile “deviazione” che so bene “da dove” arriva: da bambino ascoltavo questa canzone sul vecchio vinile e in quel preciso momento la puntina saltava e così nella mia memoria quel passaggio si è impresso come non è veramente, ma così come lo ricordo io. La musica trasmessa dai vinili a volte “saltava”, altre volte “friggeva”, era una musica ben diversa da quella pulita e perfetta che ascoltiamo dai cd o dai nostri più avanzati dispositivi. [Continua »]


Rilassiamoci!

In estate io penso di più. O, forse, mi sembra di pensare di più. Sarà a causa del maggiore tempo libero e del conseguente relax che d’estate si impone. È il momento dell’ozio creativo che già gli antichi conoscevano, l’otium contrapposto al negotium. L’attività abituale, quella che porta alla produzione, al commercio, finalizzata ad uno scopo, s’interrompe e si creano le condizioni perchè la creatività possa emergere. La mente non più compressa verso gli obiettivi del fare e produrre che ci assillano quotidianamente può finalmente dilatarsi, distendersi e quindi diventare accogliente, “capace” di ricevere tutti i pensieri che, come si suol dire, affiorano. Tempo libero, mente libera, sgombra dalla contorsione funzionale per cui tutto diventa strumentale a uno scopo. Solo in questo tempo, che spesso mette addosso un po’ di inquietudine, si può veramente “pensare”. [Continua »]


Sul filo (per non perderlo)

Mi manca sempre l’elastico
per tener su le mutande
così che le mutande
al momento più bello mi vanno giù

Così cantava La Felicità a modo suo Lucio Dalla proprio trent’anni fa. Meglio non indagare su quale sia poi il “momento più bello”, però possiamo dire che l’estate, appena cominciata anche se in modo un po’ incerto, è il momento del relax, in cui tutti, chi più chi meno, ci “sbrachiamo”. Se questo sbracarsi non vuole essere una resa totale e incondizionata al torpore e alla dissoluzione (in senso fisico più che morale), l’importante allora è che il filo delle mutande tenga. Per tenere deve essere un filo elastico, duttile, capace di reggere ma senza rigore, adeguarsi ai cambiamenti di dimensioni e condizioni piegando la propria rigidità.

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On the road alla ricerca di Flannery O’Connor. La scrittrice che parlava ai pavoni. Parte 2

Continua il viaggio e il racconto di Luca La Mattina.

 

In viaggio verso Savannah. Io e la mia famiglia americana abbiamo attraversato la Georgia verso est, fino a Savannah, una stupenda città coloniale sulla costa atlantica, fondata nel 1733, oggi meta turistica. Il suo porto è stato per decenni un importante approdo degli schiavi provenienti dall’Africa e destinati alle piantagioni di cotone.

È una bella giornata, classica georgiana, afosa e soleggiata. Siamo tutti stanchi per il viaggio di tre ore, ma l’ombra degli alberi lungo la strada ha un effetto rinfrescante.

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On the road alla ricerca di Flannery O’Connor. La scrittrice che parlava ai pavoni. Parte 1

BombaCarta non esiste, avviene. Lo hanno detto e lo hanno anche scritto. E la cosa può essere confermata. Da chi la vive. Da chi la “fa”. E sulla base del fatto che BC è generativa e generosa.

Da due anni l’esperienza di BC si è aperta ad un pubblico che di generatività e generosità è un vero “portatore sano”: i ragazzi della scuola. BC è entrata nel mondo dell’alternanza scuola-lavoro offrendosi come laboratorio di pensiero e di creatività per tanti giovani del Liceo Pilo Albertelli di Roma.

La partecipazione è sempre numerosa ed entusiasta. E quest’anno abbiamo avuto anche un “trasfertista”, Luca La Mattina, che ha frequentato il quarto anno negli Stati Uniti e al quale abbiamo “commissionato” un reportage sui luoghi della O’Connor, per BC un punto fermo, una ispiratrice.

Ecco cosa ci ha scritto il “nostro” reporter Luca. [Continua »]


[Report] Officina di maggio 2018

Paolo

Abbiamo aperto l’incontro con un’immagine di Pinocchio, vera icona delle “esperienze trasformative”: ogni esperienza di Pinocchio – indipendentemente dalla sua connotazione – corrisponde a una sua trasformazione (ciocco-burattino, cane da guardia, asino, ragazzo). Ma quali sono le caratteristiche dell’esperienza?

Prima di tutto essa richiede tempo. C’è poco da fare, l’esperienza non si compra al supermercato, come tuona Gennaro Gattuso. Ma richiede pure che questo tempo sia vissuto in maniera qualitativamente significativa. «La vera esperienza implica l’intelligenza delle cose – scrive Antonio Spadaro – la domanda sul senso di ciò che si vive, il giudizio. Questo vale anche per l’esperienza della letteratura e dell’espressione creativa».

L’esperienza richiede verifica sul campo, non si esaurisce nello snocciolare una nuvola di concetti o informazione appresi. Vedi il noto cartello: «Cercasi commesso con esperienza». Anzi, più è sfuggente l’oggetto dell’esperienza, più è facile smascherare chi ne parla “per sentito dire”. Esemplare (ed esilarante) il farfugliante racconto della “esperienza di Dio” improvvisata da padre Spinetti in Acqua & Sapone.

L’esperienza, infine, significa incontro (che spesso comincia come scontro: vedi la sequenza da “La strana coppia”). Non c’è esperienza nell’identico, ma solo ripetizione: io posso fare esperienza di me stesso solo in quanto mi conosco (e sono conosciuto) come “altro”. L’esperienza è quell’imprevisto che ci riflette un’immagine inattesa di noi. Così anche la letteratura: un grande testo è quello che ci legge. [Continua »]


Esperienza, esperienze, esperimenti

C’è un film, invero non particolarmente memorabile, in cui il protagonista scopre di possedere la facoltà di viaggiare indietro nel tempo per rivivere determinati momenti della sua esistenza. Decide allora di utilizzare questo potere per imprimere un cambiamento netto al corso della propria vita, modificando decisioni ed esperienze pregresse, ma scopre ben presto di dover fronteggiare le conseguenze impreviste generate da questi impercettibili cambiamenti. Il film si intitola Butterfly effect e, come si può intuire dal titolo, fa riferimento al cosiddetto effetto di quella farfalla che, a partire da un battito d’ali, genera terremoti in un altro emisfero. [Continua »]