Sul filo (per non perderlo)

Mi manca sempre l’elastico
per tener su le mutande
così che le mutande
al momento più bello mi vanno giù

Così cantava La Felicità a modo suo Lucio Dalla proprio trent’anni fa. Meglio non indagare su quale sia poi il “momento più bello”, però possiamo dire che l’estate, appena cominciata anche se in modo un po’ incerto, è il momento del relax, in cui tutti, chi più chi meno, ci “sbrachiamo”. Se questo sbracarsi non vuole essere una resa totale e incondizionata al torpore e alla dissoluzione (in senso fisico più che morale), l’importante allora è che il filo delle mutande tenga. Per tenere deve essere un filo elastico, duttile, capace di reggere ma senza rigore, adeguarsi ai cambiamenti di dimensioni e condizioni piegando la propria rigidità.

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BombaCalendario

Officina di espressioni creative
Gli incontri riprenderanno a settembre

(su data e tema vi daremo dettagli appena possibile)
Via Panama 13, Roma

Laboratorio di lettura “O’Connor”
Gli incontri riprenderanno a settembre
(su data e location vi daremo dettagli appena possibile)
BombaBibbia
Arrivederci al  2018
(vi daremo dettagli appena possibile)
Via Panama 13 (sala “Francesca Monda”)
BombaCinema
Gli incontri riprenderanno a settembre
La Sapienza – Cappella Universitaria
BCLings – Scrittura creativa
Martedì 26 giugno, ore 18:45
Galleria d’arte “La Nuova Pesa”
Via del Corso 530, Roma

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On the road alla ricerca di Flannery O’Connor. La scrittrice che parlava ai pavoni. Parte 2

Continua il viaggio e il racconto di Luca La Mattina.

 

In viaggio verso Savannah. Io e la mia famiglia americana abbiamo attraversato la Georgia verso est, fino a Savannah, una stupenda città coloniale sulla costa atlantica, fondata nel 1733, oggi meta turistica. Il suo porto è stato per decenni un importante approdo degli schiavi provenienti dall’Africa e destinati alle piantagioni di cotone.

È una bella giornata, classica georgiana, afosa e soleggiata. Siamo tutti stanchi per il viaggio di tre ore, ma l’ombra degli alberi lungo la strada ha un effetto rinfrescante.

[Continua »]


On the road alla ricerca di Flannery O’Connor. La scrittrice che parlava ai pavoni. Parte 1

BombaCarta non esiste, avviene. Lo hanno detto e lo hanno anche scritto. E la cosa può essere confermata. Da chi la vive. Da chi la “fa”. E sulla base del fatto che BC è generativa e generosa.

Da due anni l’esperienza di BC si è aperta ad un pubblico che di generatività e generosità è un vero “portatore sano”: i ragazzi della scuola. BC è entrata nel mondo dell’alternanza scuola-lavoro offrendosi come laboratorio di pensiero e di creatività per tanti giovani del Liceo Pilo Albertelli di Roma.

La partecipazione è sempre numerosa ed entusiasta. E quest’anno abbiamo avuto anche un “trasfertista”, Luca La Mattina, che ha frequentato il quarto anno negli Stati Uniti e al quale abbiamo “commissionato” un reportage sui luoghi della O’Connor, per BC un punto fermo, una ispiratrice.

Ecco cosa ci ha scritto il “nostro” reporter Luca. [Continua »]


[Report] Officina di maggio 2018

Paolo

Abbiamo aperto l’incontro con un’immagine di Pinocchio, vera icona delle “esperienze trasformative”: ogni esperienza di Pinocchio – indipendentemente dalla sua connotazione – corrisponde a una sua trasformazione (ciocco-burattino, cane da guardia, asino, ragazzo). Ma quali sono le caratteristiche dell’esperienza?

Prima di tutto essa richiede tempo. C’è poco da fare, l’esperienza non si compra al supermercato, come tuona Gennaro Gattuso. Ma richiede pure che questo tempo sia vissuto in maniera qualitativamente significativa. «La vera esperienza implica l’intelligenza delle cose – scrive Antonio Spadaro – la domanda sul senso di ciò che si vive, il giudizio. Questo vale anche per l’esperienza della letteratura e dell’espressione creativa».

L’esperienza richiede verifica sul campo, non si esaurisce nello snocciolare una nuvola di concetti o informazione appresi. Vedi il noto cartello: «Cercasi commesso con esperienza». Anzi, più è sfuggente l’oggetto dell’esperienza, più è facile smascherare chi ne parla “per sentito dire”. Esemplare (ed esilarante) il farfugliante racconto della “esperienza di Dio” improvvisata da padre Spinetti in Acqua & Sapone.

L’esperienza, infine, significa incontro (che spesso comincia come scontro: vedi la sequenza da “La strana coppia”). Non c’è esperienza nell’identico, ma solo ripetizione: io posso fare esperienza di me stesso solo in quanto mi conosco (e sono conosciuto) come “altro”. L’esperienza è quell’imprevisto che ci riflette un’immagine inattesa di noi. Così anche la letteratura: un grande testo è quello che ci legge. [Continua »]


Esperienza, esperienze, esperimenti

C’è un film, invero non particolarmente memorabile, in cui il protagonista scopre di possedere la facoltà di viaggiare indietro nel tempo per rivivere determinati momenti della sua esistenza. Decide allora di utilizzare questo potere per imprimere un cambiamento netto al corso della propria vita, modificando decisioni ed esperienze pregresse, ma scopre ben presto di dover fronteggiare le conseguenze impreviste generate da questi impercettibili cambiamenti. Il film si intitola Butterfly effect e, come si può intuire dal titolo, fa riferimento al cosiddetto effetto di quella farfalla che, a partire da un battito d’ali, genera terremoti in un altro emisfero. [Continua »]



Trasformazioni

L’editoriale di questo aprile 2018 riprende, continua e non ha alcuna pretesa di concludere il discorso aperto dall’editoriale di marzo, dal titolo Passaggi.

In questa prosecuzione parliamo di trasformazione (o trasformazioni) che si colloca come una accezione del passaggio, volendo una sorta di naturale conseguenza. Come possiamo definire la trasformazione? Una mutazione, un cambiamento, una variazione, una metamorfosi. Ci basta?

Il breve elenco di sinonimi fa presupporre una successione temporale: un prima e un dopo; un dopo necessariamente diverso, assolutamente altro. [Continua »]


[Report] Officina di marzo 2018

Cristiano

Cristiano ha iniziato con un breve sondaggio sul senso della parola “passaggio”: è emersa una costellazione di significati molto ampia. Questi i termini proposti dal pubblico a ruota libera:

porta – p. di stato – Totti (il p. nel calcio) – p. di governo – scambio – cambiamento – luogo di p. – tempo di p. – passato – passare del tempo – epidemia – contagio – nomadi – tradizione – trasmissione

Durante la discussione si oscillava fra due poli fondamentali: il passaggio come momento transitorio (quindi fugace) e il passaggio come momento di transizione (quindi irrevocabile). Si è deciso per questo intervento (e per gran parte dell’officina) di concentrare l’attenzione sul primo polo, anche se durante tutta la giornata è emersa a più riprese una tensione fra i due estremi.

Il discorso è stato tripartito, secondo questo schema:

Luoghi di passaggio: come da editoriale, gli spazi della casa (la domus antica, il genkan orientale, l’ingresso contemporaneo) che non sono “fuori” pur non essendo propriamente “dentro”. Si è accennato al controverso tema dei non-luoghi, affrontato più apertamente in altre officine (utilizzando ad esempio il film The Terminal).

Bruce Davidson, 1980

Tempi di passaggio: rinviando ad altre date un discorso sul kairòs, si è accennato solo al tema della notte usando come esempio il film Tutto in una notte di John Landis. [Continua »]


Esercizio: passaggi

Questo post verrà aggiornato continuamente nei prossimi giorni (chi era presente all’Officina può mandare il proprio elaborato all’indirizzo comunicato in sede).

Durante l’Officina di marzo (sul tema “Passaggi”) è stato proposto un esercizio.

Sono state proiettate tre immagini-stimolo (senza titolo né spiegazione): è stato chiesto di sceglierne una e di scrivere una storia a partire da essa.

Queste le immagini:

1. Helen Levitt

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