2+2=5, ovvero Le conseguenze illogiche

Sellati i cavalli e sciolti i cani, apprestate le reti e convocato il paggio, salutate le mogli e baciate le amanti, due conti galoppano verso una battuta di caccia, lasciando disposizioni affinché una tavola imbandita e dei letti caldi li attendano alla sera. La caccia si dipana priva di gloria, quando un inatteso temporale coglie impreparati conti, cavalli e paggio, che si trovano costretti a cercare riparo in un vetusto casino situato nelle vicinanze. I nobili decidono di trascorrere ivi la notte, incaricando il loro servo di recare la notizia al castello. Tuttavia le campagne pullulano di nemici e il foglietto sdrucito che un paggio fradicio di pioggia porgerà al primo maggiordomo, una volta raggiunta la signorile magione, recherà un messaggio in codice: “2+2=5”. I conti non tornano.

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BombaCalendario

Officina di espressioni creative
sabato 6 ottobre (11.00-17.00)
2+2=5: Le conseguenze illogiche
Via Panama 13, Roma

Laboratorio di lettura “O’Connor”
Gli incontri riprenderanno a ottobre
(su data e location vi daremo dettagli appena possibile)
BombaBibbia
(vi daremo dettagli appena possibile)
Via Panama 13 (sala “Francesca Monda”)
BombaCinema
Gli incontri riprenderanno a ottobre
La Sapienza – Cappella Universitaria
BCLings – Scrittura creativa
martedì 9 ottobre (18.45 – 21:00)
Galleria d’arte “La Nuova Pesa”
Via del Corso 530, Roma

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BClings, l’esperienza di Daniela

Non riesco a ricordare quanti anni possano essere passati, forse una decina, ma ricordo chiaramente la curiosità di saperne di più di un’associazione con un nome così esplosivo. Devo trovare il modo per partecipare a qualcuno dei laboratori di BombaCarta, penso mentre mi districo tra le diverse informazioni che trovo in rete, ma che, non so perché, mi confondono, convincendomi che l’associazione si sia ormai sciolta.

Pressappoco un anno fa qualcuno retwitta un articolo di BombaCarta e io torno all’attacco, trovando finalmente un riferimento per il laboratorio BClings. Mando una email a Maurizio Cotrona, chiedendogli informazioni sul laboratorio coordinato da lui e Stas’ Gawronski, senza troppa convinzione che sia proprio quello che faccia al caso mio in quel momento.

Dopo qualche giorno ricevo la mail di risposta con la data, il luogo dell’incontro e le indicazioni di base per entrare nel vivo del discorso. Il laboratorio è strutturato principalmente per gente che ama scrivere e che abbia voglia di mettere in gioco la nostra passione, specifica Maurizio, che mi invita a portare qualcosa di originale, ancora in fase di lavorazione, da leggere durante l’incontro. Si raccomanda di fotocopiare il testo – non più di un paio di pagine – in modo tale che tutti possano averne una copia.  [Continua »]


[Report] Officina di ottobre 2018

Valerio

Per affrontare il tema dell’anno (2+2=5) si è deciso di partire dalla ben più nota formula (2+2=4), ponendo le due ipotesi a confronto. Esse ci appaiono, infatti, come due modi speculari di intendere e vivere l’esistenza: il 2+2=4 sottintende un’ideale di calcolabilità assoluta del mondo, dove tutto appare prevedibile con esattezza aritmetica e dove ogni evento è causato da una catena di cause ed effetti noti e replicabili. L’illusione è quella di poter vivere come divinità, ovvero come il narratore onnisciente de Il curioso caso di Benjamin Button.

D’altronde, se fosse vero che “tutto è calcolabile”, sarebbe sufficiente un computer per darci risposta alle piccole o grandi domande che attraversano la nostra esistenza. Ma, come nella celebre scena di Guida galattica per autostoppisti, la risposta potrebbe non piacerci; perché sbagliamo la domanda? o perché è sbagliato il procedimento? o forse, ancora, è sbagliata a prescindere la pretesa di una risposta totale e precisa come un numero?

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Imperfetto, vero

Stavo passeggiando tornando verso casa e la musica di accompagnamento al mio cammino era quella che la playlist del mio Iphone trasmetteva in modalità shuffle; tutto insomma era lasciato al caso, aperto alla possibilità, ed io “bel bello” a tratti mi mettevo spontaneamente anche a fischiettare i motivi che si avvicendavano nelle cuffie. Quando è stato il turno di I don’t know how to love Him, il famoso brano cantato dalla Maddalena nella colonna sonora di Jesus Christ Superstar, ad un certo punto mi metto a cantare “mentalmente” seguendo la canzone finchè arriva un passaggio infinitesimale che accenno anche se non corrisponde alla musica che sto sentendo, un’impercettibile “deviazione” che so bene “da dove” arriva: da bambino ascoltavo questa canzone sul vecchio vinile e in quel preciso momento la puntina saltava e così nella mia memoria quel passaggio si è impresso come non è veramente, ma così come lo ricordo io. La musica trasmessa dai vinili a volte “saltava”, altre volte “friggeva”, era una musica ben diversa da quella pulita e perfetta che ascoltiamo dai cd o dai nostri più avanzati dispositivi. [Continua »]


Rilassiamoci!

In estate io penso di più. O, forse, mi sembra di pensare di più. Sarà a causa del maggiore tempo libero e del conseguente relax che d’estate si impone. È il momento dell’ozio creativo che già gli antichi conoscevano, l’otium contrapposto al negotium. L’attività abituale, quella che porta alla produzione, al commercio, finalizzata ad uno scopo, s’interrompe e si creano le condizioni perchè la creatività possa emergere. La mente non più compressa verso gli obiettivi del fare e produrre che ci assillano quotidianamente può finalmente dilatarsi, distendersi e quindi diventare accogliente, “capace” di ricevere tutti i pensieri che, come si suol dire, affiorano. Tempo libero, mente libera, sgombra dalla contorsione funzionale per cui tutto diventa strumentale a uno scopo. Solo in questo tempo, che spesso mette addosso un po’ di inquietudine, si può veramente “pensare”. [Continua »]


Sul filo (per non perderlo)

Mi manca sempre l’elastico
per tener su le mutande
così che le mutande
al momento più bello mi vanno giù

Così cantava La Felicità a modo suo Lucio Dalla proprio trent’anni fa. Meglio non indagare su quale sia poi il “momento più bello”, però possiamo dire che l’estate, appena cominciata anche se in modo un po’ incerto, è il momento del relax, in cui tutti, chi più chi meno, ci “sbrachiamo”. Se questo sbracarsi non vuole essere una resa totale e incondizionata al torpore e alla dissoluzione (in senso fisico più che morale), l’importante allora è che il filo delle mutande tenga. Per tenere deve essere un filo elastico, duttile, capace di reggere ma senza rigore, adeguarsi ai cambiamenti di dimensioni e condizioni piegando la propria rigidità.

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On the road alla ricerca di Flannery O’Connor. La scrittrice che parlava ai pavoni. Parte 2

Continua il viaggio e il racconto di Luca La Mattina.

 

In viaggio verso Savannah. Io e la mia famiglia americana abbiamo attraversato la Georgia verso est, fino a Savannah, una stupenda città coloniale sulla costa atlantica, fondata nel 1733, oggi meta turistica. Il suo porto è stato per decenni un importante approdo degli schiavi provenienti dall’Africa e destinati alle piantagioni di cotone.

È una bella giornata, classica georgiana, afosa e soleggiata. Siamo tutti stanchi per il viaggio di tre ore, ma l’ombra degli alberi lungo la strada ha un effetto rinfrescante.

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On the road alla ricerca di Flannery O’Connor. La scrittrice che parlava ai pavoni. Parte 1

BombaCarta non esiste, avviene. Lo hanno detto e lo hanno anche scritto. E la cosa può essere confermata. Da chi la vive. Da chi la “fa”. E sulla base del fatto che BC è generativa e generosa.

Da due anni l’esperienza di BC si è aperta ad un pubblico che di generatività e generosità è un vero “portatore sano”: i ragazzi della scuola. BC è entrata nel mondo dell’alternanza scuola-lavoro offrendosi come laboratorio di pensiero e di creatività per tanti giovani del Liceo Pilo Albertelli di Roma.

La partecipazione è sempre numerosa ed entusiasta. E quest’anno abbiamo avuto anche un “trasfertista”, Luca La Mattina, che ha frequentato il quarto anno negli Stati Uniti e al quale abbiamo “commissionato” un reportage sui luoghi della O’Connor, per BC un punto fermo, una ispiratrice.

Ecco cosa ci ha scritto il “nostro” reporter Luca. [Continua »]


[Report] Officina di maggio 2018

Paolo

Abbiamo aperto l’incontro con un’immagine di Pinocchio, vera icona delle “esperienze trasformative”: ogni esperienza di Pinocchio – indipendentemente dalla sua connotazione – corrisponde a una sua trasformazione (ciocco-burattino, cane da guardia, asino, ragazzo). Ma quali sono le caratteristiche dell’esperienza?

Prima di tutto essa richiede tempo. C’è poco da fare, l’esperienza non si compra al supermercato, come tuona Gennaro Gattuso. Ma richiede pure che questo tempo sia vissuto in maniera qualitativamente significativa. «La vera esperienza implica l’intelligenza delle cose – scrive Antonio Spadaro – la domanda sul senso di ciò che si vive, il giudizio. Questo vale anche per l’esperienza della letteratura e dell’espressione creativa».

L’esperienza richiede verifica sul campo, non si esaurisce nello snocciolare una nuvola di concetti o informazione appresi. Vedi il noto cartello: «Cercasi commesso con esperienza». Anzi, più è sfuggente l’oggetto dell’esperienza, più è facile smascherare chi ne parla “per sentito dire”. Esemplare (ed esilarante) il farfugliante racconto della “esperienza di Dio” improvvisata da padre Spinetti in Acqua & Sapone.

L’esperienza, infine, significa incontro (che spesso comincia come scontro: vedi la sequenza da “La strana coppia”). Non c’è esperienza nell’identico, ma solo ripetizione: io posso fare esperienza di me stesso solo in quanto mi conosco (e sono conosciuto) come “altro”. L’esperienza è quell’imprevisto che ci riflette un’immagine inattesa di noi. Così anche la letteratura: un grande testo è quello che ci legge. [Continua »]