2+2=5: Pazzi, strambi e visionari

“C’è del metodo in questa follia”, mormora fra sé uno sconcertato Polonio di fronte ai bizzarri ragionamenti di Amleto. È dunque pazzo il giovane Principe di Danimarca? Tutti a corte se lo chiedono – e la considerazione di Polonio non è di alcun aiuto.

In verità, lungo la tragedia il confine tra salute e follia viene scavalcato di continuo: Amleto simula con Polonio, ma nella Scena II del primo Atto così aveva risposto alla madre che lo incoraggiava a scrollarsi di dosso il malumore (elargendo ciò che da più parti è stato modernamente definito un eccellente ritratto della depressione):

Sembra, signora? No, non sembra, è; io non conosco “sembra”. Non è soltanto il mantello d’inchiostro, buona madre, né il mio vestir consueto, sempre così solennemente nero, né il sospirar violento del mio petto, né il copioso fluire dei miei occhi, né l’aspetto contratto del mio volto con gli altri segni e mostre del dolore, ad esprimere il vero di me stesso. Leggi il resto »

BombaCalendario

Officina di espressioni creative
sabato 1 dicembre (11.00-17.00)
2+2=5: “Pazzi, strambi e visionari”
Via Panama 13, Roma
Laboratorio di lettura “O’Connor”
(vi daremo dettagli appena possibile)
BombaBibbia
(vi daremo dettagli appena possibile)
Via Panama 13 (sala “Francesca Monda”)
BombaCinema
(vi daremo dettagli appena possibile)
La Sapienza – Cappella Universitaria
BCLings – Scrittura creativa
martedì 20 novembre (18.45 – 21:00)
Galleria d’arte “La Nuova Pesa”
Via del Corso 530, Roma

[Report] Officina di dicembre 2018

Cristiano

Cristiano ha ripreso la linea già tracciata dall’editoriale, partendo da un paio di dialoghi di Amleto. Ci può essere “metodo” nella follia? O è proprio della follia il non aver metodo? Con una scena di Rosencrantz e Guilderstern sono morti ci si è domandati quali siano gli “indizi” che possano guidare lo spettatore nell’interpretazione della presunta follia del personaggio. Nella discussione col pubblico si è iniziato a separare il piano della correttezza logico-formale del discorso dal “fondo” emotivo e infine dal livello delle relazioni tra soggetto e collettività che – a torto o a ragione – definisce tale soggetto folle.

La scena di Alice nel Paese delle Meraviglie, nella versione di Disney del 1951, dà l’occasione per riflettere proprio sulla logicità del contenuto: ciò che è logico (il non compleanno è una condizione formalmente corretta) può anche essere assurdo.

Per sottolineare ulteriormente quanto diamo per scontata l’attendibilità delle nostre convinzioni logiche, viene letto un passo da “Il tempo dei maghi” di Paolo Rossi:

La magia era certo (anche allora) connessa al mondo delle superstizioni e delle credenze diffuse, ma non coincideva affatto con una forma di sapere “popolare”, non era, come è oggi, una forma di cultura subalterna.

Con quel mondo, i suoi ideali, i suoi valori, le sue caratteristiche “strutturali”, le sue spiegazioni del mondo, la sua immagine del posto dell’uomo nel mondo, variamente si confrontarono molti dei cosiddetti padri fondatori della filosofia e delle scienze moderne (…).

Il filosofo Ian Hacking [afferma] che alcuni dei cosiddetti stili di ragionamento, nel corso dei secoli, sono stati così decisamente sostituiti che non possiamo più riconoscere i loro oggetti. Le dottrine della somiglianza e della similitudine proprie della medicina, dell’alchimia e dell’astrologia rinascimentali sono per noi pressoché incomprensibili. In questi testi, ha aggiunto, “non si ritrovano le nostre moderne nozioni dell’evidenza”.

Ciò che davvero conta non è il fatto che quelle dottrine non si accordano bene con le scienze del nostro tempo, “ma è piuttosto il modo in cui sono proposte e difese a esserci estraneo”.

Hacking ovviamente riconosce che si possono apprendere perfettamente le dottrine ermetiche e che, facendolo, si finirà per parlare il linguaggio che le caratterizza. Ma ciò che interessa sono le “catene di ragionamenti” che caratterizzano il pensiero di quei maghi.

[Continua »]



BClings, l’esperienza di Annalisa

Non è la prima volta che succede.
Mi capita di trovarmi in situazioni completamente fuori dal mio ordinario e non saper dire bene come sia potuto accadere. Oggi è una di quelle.
Via del corso 530. Sono in ritardo. Le persone sono già disposte a cerchio in un’ampia sala vuota. Il soffitto è in legno. Ci sono degli affreschi. Si respira un’aria strana, fatta di una lunga storia passata di lì.
Ci sono più di dieci persone stasera, compresa me. Accenno un saluto, sono tutti concentratissimi. Con un po’ d’imbarazzo prendo posto anch’io. L’incontro è già iniziato da almeno una decina di minuti. Cerco di ascoltare ma non riesco a seguire.  Veronica , è stata lei ad invitarmi a prendere parte al laboratorio di scrittura creativa di stasera, sta leggendo il suo racconto. È completamente presa dalla lettura e dai suggerimenti che le vengono offerti subito dopo.
Terminato il suo intervento, qualcuno si rivolge a me. Mi presento ma preferisco non legger nulla oggi. Voglio ascoltare.
Mi guardo introno. [Continua »]


[Report] Officina di novembre 2018

Andrea

Il 2+2=5 e il suo lato oscuro. Anzi due: da una parte il potere che impone la sua verità (perchè evidentemente ha un popolo pronto ad accoglierla), dall’altra l’amore che rischia di accecare e di portare l’innamorato alla “rimozione” della realtà.

Sul potere una scena irresistibile è quella del Dittatore dello stato libero di Bananas, di Woody Allen, divertentissima ma non lontana dalla verità storica dei regimi dittatoriali.

Altra scena inquietante è quella tratta dal documentario-intervista a Fritz Lang realizzata da William Friedkin in cui il grande regista tedesco racconta il suo incontro con Goebbels, il temibile ministro della propaganda del Terzo Reich nazista: “Herr Lang, decidiamo noi chi è ariano e chi non lo è”.

Ma non c’è bisogno di arrivare alle grande dittature, per riscontrare il 2+2=5 frutto dell’arbitrio del potere è sufficiente recarsi in un qualsiasi ambiente di lavoro, come dimostra la famosa sequenza della partita di biliardo di Fantozzi:

Infine la reazione all’imposizione di un potere asfissiante, più o meno occulto (e se è occulto è ancora più asfissiante): è la figura di Truman il protagonista di The Truman Show di Peter Weir. Truman (true-man, l’uomo vero) rappresenta la resistenza dell’uomo, irriducibile nella sua sete di infinito, che non accetta i limiti imposti in modo irrazionale e violento dal “sistema”. Alla moglie che vuole tarpargli le ali, Truman ribatte il suo desiderio di viaggiare oltre i limiti del suo paese (la prigione dorata in cui è stato rinchiuso a sua insaputa) perchè, dice, “sarebbe un’avventura”. Ritorna quindi il tema dell’Officina di ottobre (e di tutto l’anno): la vita come eccedenza, che va accolta in tutta la sua debordante pienezza. [Continua »]


2+2=5: Così è se “mi” pare

Come tutte le realtà umane anche il “due più due fa cinque” conosce il suo lato oscuro.
Ne abbiamo visto, a ottobre, il volto luminoso: quell’eccedenza che riempie la vita e che oltrepassa ogni nostra possibile immaginazione fantasiosa, congetturazione logica, programmazione e così ogni tentazione di controllo. Ora è necessario esplorare il lato opposto, quando cioè affermare che due più due fa cinque non è per l’uomo il riconoscimento stupito del proprio limite ma al contrario è il segno della superbia di chi vuole rifiutare-controllare il reale al punto di manipolarlo e fare delle percezione della realtà l’occasione per l’esercizio del proprio potere. La letteratura si è spesso occupata di questa inquietante ipotesi, spesso immaginando futuri distopici. Ecco, mentre scrivevo questa parola il correttore automatico – altro esempio di manipolazione della realtà? – ha corretto e riscritto “dispotici”, che in effetti è un’altra parola efficace per esprimere lo stesso concetto: l’uomo che non si piega alla realtà ma al contrario la piega al suo volere, che s’incaponisce e capricciosamente impone la sua interpretazione della realtà come verità assoluta, oggettiva, degna di fede cieca. Il despota impone la sua forza così come gli pare (e soprattutto piace). [Continua »]


BClings, l’esperienza di Daniela

Non riesco a ricordare quanti anni possano essere passati, forse una decina, ma ricordo chiaramente la curiosità di saperne di più di un’associazione con un nome così esplosivo. Devo trovare il modo per partecipare a qualcuno dei laboratori di BombaCarta, penso mentre mi districo tra le diverse informazioni che trovo in rete, ma che, non so perché, mi confondono, convincendomi che l’associazione si sia ormai sciolta.

Pressappoco un anno fa qualcuno retwitta un articolo di BombaCarta e io torno all’attacco, trovando finalmente un riferimento per il laboratorio BClings. Mando una email a Maurizio Cotrona, chiedendogli informazioni sul laboratorio coordinato da lui e Stas’ Gawronski, senza troppa convinzione che sia proprio quello che faccia al caso mio in quel momento.

Dopo qualche giorno ricevo la mail di risposta con la data, il luogo dell’incontro e le indicazioni di base per entrare nel vivo del discorso. Il laboratorio è strutturato principalmente per gente che ama scrivere e che abbia voglia di mettere in gioco la nostra passione, specifica Maurizio, che mi invita a portare qualcosa di originale, ancora in fase di lavorazione, da leggere durante l’incontro. Si raccomanda di fotocopiare il testo – non più di un paio di pagine – in modo tale che tutti possano averne una copia.  [Continua »]


[Report] Officina di ottobre 2018

Valerio

Per affrontare il tema dell’anno (2+2=5) si è deciso di partire dalla ben più nota formula (2+2=4), ponendo le due ipotesi a confronto. Esse ci appaiono, infatti, come due modi speculari di intendere e vivere l’esistenza: il 2+2=4 sottintende un’ideale di calcolabilità assoluta del mondo, dove tutto appare prevedibile con esattezza aritmetica e dove ogni evento è causato da una catena di cause ed effetti noti e replicabili. L’illusione è quella di poter vivere come divinità, ovvero come il narratore onnisciente de Il curioso caso di Benjamin Button.

D’altronde, se fosse vero che “tutto è calcolabile”, sarebbe sufficiente un computer per darci risposta alle piccole o grandi domande che attraversano la nostra esistenza. Ma, come nella celebre scena di Guida galattica per autostoppisti, la risposta potrebbe non piacerci; perché sbagliamo la domanda? o perché è sbagliato il procedimento? o forse, ancora, è sbagliata a prescindere la pretesa di una risposta totale e precisa come un numero?

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2+2=5, ovvero Le conseguenze illogiche

Sellati i cavalli e sciolti i cani, apprestate le reti e convocato il paggio, salutate le mogli e baciate le amanti, due conti galoppano verso una battuta di caccia, lasciando disposizioni affinché una tavola imbandita e dei letti caldi li attendano alla sera. La caccia si dipana priva di gloria, quando un inatteso temporale coglie impreparati conti, cavalli e paggio, che si trovano costretti a cercare riparo in un vetusto casino situato nelle vicinanze. I nobili decidono di trascorrere ivi la notte, incaricando il loro servo di recare la notizia al castello. Tuttavia le campagne pullulano di nemici e il foglietto sdrucito che un paggio fradicio di pioggia porgerà al primo maggiordomo, una volta raggiunta la signorile magione, recherà un messaggio in codice: “2+2=5”. I conti non tornano.

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