Esperienza, esperienze, esperimenti

C’è un film, invero non particolarmente memorabile, in cui il protagonista scopre di possedere la facoltà di viaggiare indietro nel tempo per rivivere determinati momenti della sua esistenza. Decide allora di utilizzare questo potere per imprimere un cambiamento netto al corso della propria vita, modificando decisioni ed esperienze pregresse, ma scopre ben presto di dover fronteggiare le conseguenze impreviste generate da questi impercettibili cambiamenti. Il film si intitola Butterfly effect e, come si può intuire dal titolo, fa riferimento al cosiddetto effetto di quella farfalla che, a partire da un battito d’ali, genera terremoti in un altro emisfero. Leggi il resto »

BombaCalendario

Officina di espressioni creative
Tema: ESPERIENZA (A cosa serve la letteratura?)
Sabato 12 maggio 
(fino alle 14.00 circa)
Via Panama 13, Roma

Laboratorio di lettura “O’Connor”
Lunedì 14 maggio, ore 19.30
Punto Einaudi Incontri
Via Bisagno 3, Roma
BombaBibbia
Arrivederci al  2018
(vi daremo dettagli appena possibile)
Via Panama 13 (sala “Francesca Monda”)
BombaCinema
Giovedì 29 marzo, ore 19,30
La Sapienza – Cappella Universitaria
BCLings – Scrittura creativa
Giovedì 29 maggio, ore 18:45
Galleria d’arte “La Nuova Pesa”
Via del Corso 530, Roma

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On the road alla ricerca di Flannery O’Connor. La scrittrice che parlava ai pavoni. Parte 1

BombaCarta non esiste, avviene. Lo hanno detto e lo hanno anche scritto. E la cosa può essere confermata. Da chi la vive. Da chi la “fa”. E sulla base del fatto che BC è generativa e generosa.

Da due anni l’esperienza di BC si è aperta ad un pubblico che di generatività e generosità è un vero “portatore sano”: i ragazzi della scuola. BC è entrata nel mondo dell’alternanza scuola-lavoro offrendosi come laboratorio di pensiero e di creatività per tanti giovani del Liceo Pilo Albertelli di Roma.

La partecipazione è sempre numerosa ed entusiasta. E quest’anno abbiamo avuto anche un “trasfertista”, Luca La Mattina, che ha frequentato il quarto anno negli Stati Uniti e al quale abbiamo “commissionato” un reportage sui luoghi della O’Connor, per BC un punto fermo, una ispiratrice.

Ecco cosa ci ha scritto il “nostro” reporter Luca. [Continua »]


[Report] Officina di maggio 2018

Paolo

Abbiamo aperto l’incontro con un’immagine di Pinocchio, vera icona delle “esperienze trasformative”: ogni esperienza di Pinocchio – indipendentemente dalla sua connotazione – corrisponde a una sua trasformazione (ciocco-burattino, cane da guardia, asino, ragazzo). Ma quali sono le caratteristiche dell’esperienza?

Prima di tutto essa richiede tempo. C’è poco da fare, l’esperienza non si compra al supermercato, come tuona Gennaro Gattuso. Ma richiede pure che questo tempo sia vissuto in maniera qualitativamente significativa. «La vera esperienza implica l’intelligenza delle cose – scrive Antonio Spadaro – la domanda sul senso di ciò che si vive, il giudizio. Questo vale anche per l’esperienza della letteratura e dell’espressione creativa».

L’esperienza richiede verifica sul campo, non si esaurisce nello snocciolare una nuvola di concetti o informazione appresi. Vedi il noto cartello: «Cercasi commesso con esperienza». Anzi, più è sfuggente l’oggetto dell’esperienza, più è facile smascherare chi ne parla “per sentito dire”. Esemplare (ed esilarante) il farfugliante racconto della “esperienza di Dio” improvvisata da padre Spinetti in Acqua & Sapone.

L’esperienza, infine, significa incontro (che spesso comincia come scontro: vedi la sequenza da “La strana coppia”). Non c’è esperienza nell’identico, ma solo ripetizione: io posso fare esperienza di me stesso solo in quanto mi conosco (e sono conosciuto) come “altro”. L’esperienza è quell’imprevisto che ci riflette un’immagine inattesa di noi. Così anche la letteratura: un grande testo è quello che ci legge. [Continua »]



Trasformazioni

L’editoriale di questo aprile 2018 riprende, continua e non ha alcuna pretesa di concludere il discorso aperto dall’editoriale di marzo, dal titolo Passaggi.

In questa prosecuzione parliamo di trasformazione (o trasformazioni) che si colloca come una accezione del passaggio, volendo una sorta di naturale conseguenza. Come possiamo definire la trasformazione? Una mutazione, un cambiamento, una variazione, una metamorfosi. Ci basta?

Il breve elenco di sinonimi fa presupporre una successione temporale: un prima e un dopo; un dopo necessariamente diverso, assolutamente altro. [Continua »]


[Report] Officina di marzo 2018

Cristiano

Cristiano ha iniziato con un breve sondaggio sul senso della parola “passaggio”: è emersa una costellazione di significati molto ampia. Questi i termini proposti dal pubblico a ruota libera:

porta – p. di stato – Totti (il p. nel calcio) – p. di governo – scambio – cambiamento – luogo di p. – tempo di p. – passato – passare del tempo – epidemia – contagio – nomadi – tradizione – trasmissione

Durante la discussione si oscillava fra due poli fondamentali: il passaggio come momento transitorio (quindi fugace) e il passaggio come momento di transizione (quindi irrevocabile). Si è deciso per questo intervento (e per gran parte dell’officina) di concentrare l’attenzione sul primo polo, anche se durante tutta la giornata è emersa a più riprese una tensione fra i due estremi.

Il discorso è stato tripartito, secondo questo schema:

Luoghi di passaggio: come da editoriale, gli spazi della casa (la domus antica, il genkan orientale, l’ingresso contemporaneo) che non sono “fuori” pur non essendo propriamente “dentro”. Si è accennato al controverso tema dei non-luoghi, affrontato più apertamente in altre officine (utilizzando ad esempio il film The Terminal).

Bruce Davidson, 1980

Tempi di passaggio: rinviando ad altre date un discorso sul kairòs, si è accennato solo al tema della notte usando come esempio il film Tutto in una notte di John Landis. [Continua »]


Esercizio: passaggi

Questo post verrà aggiornato continuamente nei prossimi giorni (chi era presente all’Officina può mandare il proprio elaborato all’indirizzo comunicato in sede).

Durante l’Officina di marzo (sul tema “Passaggi”) è stato proposto un esercizio.

Sono state proiettate tre immagini-stimolo (senza titolo né spiegazione): è stato chiesto di sceglierne una e di scrivere una storia a partire da essa.

Queste le immagini:

1. Helen Levitt

[Continua »]


Passaggi

(Immagine: Lee Friedlander)

Poche parole hanno un senso tanto duplice in italiano quanto la parola “passaggio”. Nella sua accezione più comune, la natura propria di ciò che è di passaggio è il suo essere transitorio, quindi effimero, occasionale, a suo modo anche estraneo. Il passante è chi si trova in un determinato luogo per puro accidens: è lì, ma non deve essere lì – se non nella misura in cui quel luogo lo porta altrove.

Il passante è sconosciuto, non ha crediti da esigere né doveri cui rispondere, la regola cui è soggetto è innanzitutto quella del caso. Ma la qualità della sua estraneità è peculiare, sicché egli è straniero ma non nemico: l’altra regola che lo riguarda è infatti quella dell’ospitalità, che può avere secondo la tradizione un valore anche profondissimo. In certe culture nomadiche, l’incontro fra due gruppi di diverse tribù (che quindi sono “passanti” gli uni rispetto agli altri) è regolato da norme che prevedono la condivisione di un pasto o lo scambio altre cortesie prima che le rispettive strade si separino nuovamente. [Continua »]


L’arte, una forma di condivisione

Sul numero di febbraio 2018 de Le Frecce (magazine in omaggio sulle vetture di Trenitalia) è apparsa una lunga e bella intervista ad Antonio Spadaro in cui, tra l’altro, parla dell’esperienza di BombaCarta, eccone qua il testo:
La condivisione è un tema che ti sta particolarmente a cuore, come dimostra l’esperienza di BombaCarta, il laboratorio per idee che hai fondato 20 anni fa
Sì perché BombaCarta nasce da un’idea di ispirazione artistica come dono e, appunto, condivisione. Quando insegnavo a scuola, tirai per caso un cassetto fuori da una scrivania e vidi una poesia incisa nel legno. Mi resi conto del grande bisogno di espressione dei giovani, dissi “proviamo a tirar fuori questa energia” e proposi a un gruppo di ragazzi di incontrarci per imparare a leggere e scrivere nel senso più bello e completo del termine. E quella che pensavo fosse un’esperienza per pochi è diventata qualcosa di molto più grande, già al primo incontro si presentarono in 42. Da qui è nata un’avventura che continua fino ad ora e non si è mai interrotta.
Tutto il contrario dell’arte come genio e sregolatezza.
Già, molto spesso vince l’idea individualista dell’artista come personalità isolata da tutti gli altri. Invece BombaCarta ha percepito l’ispirazione artistica come qualcosa che si riceve e poi si condivide in un incontro che arricchisce tutti.
Arte quindi come comunione
E occasione per interrogarsi su temi di grande profondità. Perché mi sono reso conto che quelle domande, come l’esperienza morale e religiosa, che prima prendevano posto per connaturalità nelle chiese, si sono spostate, almeno in parte, proprio nel mondo artistico, nella musica, nella scrittura, nella poesia, nel teatro.