“Domani è un altro giorno”

«Prima infatti le stirpi degli uomini abitavano la terra del tutto al riparo dal dolore, lontano dalla dura fatica, lontano dalle crudeli malattie che recano all’uomo la morte (rapidamente nel dolore gli uomini avvizziscono). Ma la donna di sua mano sollevò il grande coperchio dell’orcio e tutto disperse, procurando agli uomini sciagure luttuose. Sola lì rimase Speranza nella casa infrangibile, dentro, al di sotto del bordo dell’orcio»
I miti greci sull’origine del mondo ci raccontano di un tempo in cui gli uomini vivevano felici, senza conoscere sofferenza né morte.
Questo finché Pandora non aprì il vaso che racchiudeva tutti i mali del mondo, più la speranza.
Ma perché la speranza insieme ai mali?

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BombaCalendario

Officina di espressioni creative
Sabato 21 marzo
(11:00 – 17.00)
– tema da definire –
Tema dell’anno: “In poche parole”

via Panama 13 – Roma
OpenLab: laboratorio di lettura e di cinema
Lunedì 23 marzo (19:00 – 20.30)
Cappella Universitaria – Sapienza
Piazzale Aldo Moro 5 – Roma

BCLings – Scrittura creativa
Martedì 18 febbraio (18:15 – 21:00)
Galleria d’arte “La Nuova Pesa”
Via del Corso 530 – Roma

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I segni della speranza

(…) Ci vorrebbe una buona notizia
di quelle che fanno esplodere nel cuore la gioia (…).

Giovanni Gastel, Milano 2020

 

“Vorrei conoscere l’odore del tuo paese, camminare di casa nel tuo giardino”, vorrei “che l’oggi restasse oggi senza domani o domani potesse tendere all’infinito”. Così canta Francesco Guccini in una stupenda canzone del 1996 (Vorrei, F. Guccini in D’amore, di morte e di altre sciocchezze) esprimendo il desiderio che quel suo amore si compia sempre più.

Speranza che la presenza della sua donna non svanisca mai, che l’oggi (ancorché un oggi ipotetico – tutta la canzone è costruita infatti al condizionale) non conosca domani, sottraendo così quell’esperienza di bene alla corruzione del tempo. [Continua »]


[Report] Officina di febbraio 2020

“La speranza è l’ultima a morire”, recita l’antico adagio. Nella sua raffigurazione più diffusa, la speranza è ritratta con una catena sollevata nelle mani e un’ancora ai piedi. Se la catena rappresenta il passato da cui doversi liberare, l’ancora simboleggia invece la fiducia nel domani, visto come un approdo sicuro rispetto ai marosi dell’esistenza. Passato e futuro, ieri e domani, sono le due facce della speranza contenuta nella frase “dopotutto domani è un altro giorno”.

Valeria

Rossella O’Hara pronuncia la frase che dà il titolo a questa Officina – “Domani è un altro giorno” – sperando nel futuro. È sicura che domani tutto si potrà risolvere. Che domani tutto quello che non è possibile oggi lo sarà. [Continua »]


Il tempo non basta mai

Rossella O’Hara è una figura di eroina femminile che trasforma la rassegnazione in un’iperbole positiva: quel domani che si scorge su un orizzonte infuocato è quasi il simbolo di una rinascita, di una nuova apertura al mondo. Un mondo che, di lì a poche ore, sarà completamente altro.

Ma se per un momento “usciamo” dalla scena filmica questo “altro” può anche essere letto diversamente: altro non implica necessariamente il concetto di nuovo o di diverso. Potrebbe essere la copia esatta di ciò che è già stato e sarebbe sempre altro…

“Domani è un altro giorno” ha la potenza di racchiudere in sé molti piani di lettura: la speranza, il senso del futuro, il concetto di un tempo che si definisce come una possibilità di cambiamento o di replica all’infinito, lo sconforto, la ripartenza, l’accettazione, la sopportazione, la fiammella della creatività. [Continua »]


Il fardello dell’Uomo Ragno

Se da “grandi poteri derivano grandi responsabilità” è vero anche che da piccoli poteri derivano piccole responsabilità, da medi poteri solo medie responsabilità e infine da nessun potere nessuna responsabilità? Esiste cioè una scala gerarchica che lega in maniera biunivoca potere e responsabilità?
Le considerazioni che seguono sono tese a problematizzare una connessione che a prima vista può sembrare ovvia, ma che in realtà si rivela estremamente stratificata. Infatti I due poli che compongono la relazione non sempre sono bilanciati (come la frase dello zio Ben lascerebbe intendere) ma, invece, sottendono delle conflittualità e dei rovesci che possono far emergere il dato che poteri e responsabilità spesso si intrecciano in maniere impreviste e imprevedibili. [Continua »]


[Report] Officina di gennaio 2020

Margherita

La prima parte dell’intervento ha preso in analisi la vita del romanziere russo Lermontov e di Pecorin, protagonista del suo romanzo Un eroe dei nostri tempi. I fatti principali delle loro esistenze sono in buona parte sovrapponibili – l’educazione, la carriera militare, furono inviati entrambi a prestare servizio in Caucaso – ma, mentre l’autore fu ucciso nella città di Pijatigorsk da un vecchio compagno d’armi durante un duello, nel romanzo il protagonista si trova nella stessa situazione, nella stessa città, quando uccide un vecchio compagno d’armi in duello. Questa grande coincidenza – sembra quasi che Lermontov abbia “predetto” la sua morte, avvenuta tre anni dopo la pubblicazione del romanzo – ci porta ad osservare quanto sia sottile il confine tra finzione e vita reale, ma anche ad interrogarci su cosa sia un eroe. Pecorin è definito sin dal titolo del romanzo un “eroe”, eppure, a differenza del proprio autore, uccide un amico. [Continua »]


Opportunità o senza pensieri?

Dall’editoriale di questo mese scaturisce una messe di riflessioni; per me emerge con forza la parola responsabilità. Ancor più della parola potere/poteri.

Il termine responsabilità deriva dal latino respònsus, il participio passato del verbo respòndere.

Rispondere non solo nel senso di dare un riscontro, una risposta, ma anche dell’impegno che ci si prende nel dare seguito alle nostre azioni o nel prevedere le conseguenze che possono derivare.

L’Officina si presenta decisamente interessante e, da lontano spettatore, provo a condividere qui alcuni spunti che proprio l’editoriale mi ha regalato: da un lato la responsabilità come opportunità e dall’altro la responsabilità come qualcosa che si può anche evitare. [Continua »]