“Senza speranza e senza disperazione”     

Tess Gallagher, nella sua introduzione alla raccolta completa delle poesie di Raymond Carver, scrive: “Senza speranza e senza disperazione”: questo sommesso ma deciso slogan di Isak Dinesen ha sventolato come uno stendardo sopra gli ultimi dieci anni di vita di Raymond Carver.

La raccolta di poesie si intitola “Orientarsi con le stelle”. La citazione della scrittrice Karen Blixen e il nesso al bisogno di punti di riferimento, gli astri, per “andare ad oriente” non sono semplicemente un elegante gioco letterario ma una sorta di metafora che accomuna la vita con la poesia.

Orientarsi – lo si è visto attraverso i vari momenti che BC quest’anno ha dedicato al tema – significa, in senso proprio, volgere a oriente, disporre o disporsi in un determinato verso rispetto ai punti cardinali o ad altri punti di riferimento. Leggi il resto »

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BombaMag n. 6: “Siamo ancora in grado di comunicare?”

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Lasciarsi l’orizzonte alle spalle

Non si può tornare indietro
Le strade sono piene di detriti
Macerie di un passato che un giorno
Era stato un futuro entusiasmante

Questa è la strofa di una canzone di Jovanotti del 2015, una canzone che non a caso porta il titolo L’alba. Il pezzo celebra l’esaltazione che proviamo di fronte a ogni nuovo inizio, espressione del nostro amore della vita, come una sensazione umana positiva che spinge all’azione e regala soddisfazione e pienezza. Tutto questo è l’alba: come ogni mattina nasce un nuovo sole, così la nostra stella si trova a delineare un nuovo orizzonte che sostituisce il vecchio, scomparso la sera prima al tramonto.

Si gioisce della nascita di una nuova speranza, di una nuova prospettiva di vita e un nuovo futuro da raggiungere, dunque, ma si riflette anche sulla scomparsa del sogno o della destinazione precedente, quello che forse si è compiuto o forse no ma non importa perché in ogni caso adesso ce lo siamo lasciato alle spalle.

L’alba è già qua
Per quanto sia normale vederla ritornare
Mi illumina di novità
Mi dà una possibilità

Il fatto che sia normale veder tornare l’alba è qui dato per assodato, viene liquidato al secondo verso del ritornello, ma non è un dettaglio che viene trascurato.

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Viaggi dell’infinito

L’orizzonte è un concetto bivalente: un punto di riferimento fermo che regala con costanza una rinnovata sicurezza ma anche un elemento inafferrabile; una sottile linea lontana che non raggiungiamo mai, che non “tocchiamo” mai ma che è sempre lì, a fare da sponda ai nostri viaggi, da confine ai nostri limiti, da conquista ai nostri sogni, ai nostri desideri.

L’orizzonte è sempre all’interno di un viaggio: rappresenta la tensione ultima, quel punto d’arrivo che cambia costantemente come cambiano i nostri passi sulle strade che percorriamo.

Cosa ci aspetta alla fine dell’orizzonte? Dovremo fermarci o avremo l’opportunità di proseguire, di andare oltre?

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BombaMag n. 6: Siamo ancora in grado di comunicare?

Con la ripresa delle Officine e il miglioramento delle condizioni imposte dalla pandemia, BombaMag ha spontaneamente ridotto la propria presenza nella vita associativa di BC ed è diventata una pubblicazione più occasionale.

Abbiamo da mesi in cantiere un numero di cui è stata più volte posticipata l’uscita, ma che in realtà non ha un inizio né una fine e che quindi abbiamo deciso di pubblicare oggi così com’è, rimasto nella sua ultima versione, “incompiuta”.

Il numero 6 di BombaMag si ispira platealmente nella grafica a “Il medium è il massaggio” di McLuhan per porre però alcuni quesiti più contemporanei: in questo nuovo villaggio globale, ancora più segnato dall’istantaneità e dalla contemporaneità, dalla reciproca connessione, dalla possibilità di parlare sempre, a tutti, di qualunque cosa, stiamo perdendo la capacità di ascoltare, elaborare, discernere?

Come vivere e comunicare in un mondo saturo di immagini, permeato di rumore di fondo e che ci chiama, continuamente, alla reazione immediata, di pancia? Cosa è ovvio davanti a noi, che non notiamo perché attenti solo – come direbbe proprio McLuhan – allo specchietto retrovisore?

Buona lettura (o, forse meglio, buona visione)!


Avviso: sospensione dell’Officina di aprile

A seguito di una situazione imprevista abbiamo ritenuto di sospendere l’Officina fissata per sabato 23 aprile e rinviarla a sabato 21 maggio, mentre è confermato il laboratorio di lettura previsto per martedì 26 aprile. Seguite sempre il calendario in alto a sinistra nella nostra home page e vi terremo aggiornati tramite questo sito e i nostri social (Facebook, Twitter).

Ci scusiamo per il disagio. Grazie e a presto!


Orizzonti

Chissà, chissà domani,
Su che cosa metteremo le mani.

Così canta Lucio Dalla all’inizio della splendida canzone che è Futura. Domani arriva presto, è quasi qui. Il futuro resta imprevedibile, certo, ma è tanto vicino da poterlo quasi toccare.
Ma se un futuro imminente, a portata di alba, può fare paura, cosa aspettarsi da un futuro lontano?

Guardare all’orizzonte può essere terrificante se non abbiamo idea di cosa ci aspetti oltre quella linea. Possiamo pianificare, agire con un obiettivo in mente, avere chiaro dove vogliamo andare, ma dobbiamo anche accettare che non sempre la strada sarà lineare, che potremmo dover deviare, persino cambiare del tutto destinazione. Perché non possiamo sapere cosa accadrà. Come non perdersi?

Francisco e Irene, protagonisti del romanzo D’amore e ombra di Isabel Allende, si trovano costretti a lasciare il loro paese – il Cile sull’orlo della dittatura – a causa del loro lavoro di giornalisti, per andare incontro ad un futuro incerto, in un paese nuovo. Essendosi dati alla macchia, grazie ad una guida si inoltrano tra le montagne, per raggiungere il confine.

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Strade battute

Vincent van Gogh

Quando si vuole vivere un’avventura, la prima cosa da evitare è sicuramente la strada battuta, il sentiero noto, la via percorsa tutti i giorni; eppure è proprio accantonando le potenzialità dei luoghi noti che ci si lascia sfuggire sotto il naso esperienze importanti, talvolta essenziali.

Esattamente come ci lasciamo scivolar via fatti e cose che ci capitano tutti i giorni, in un fiume di quotidianità in cui, al contrario di quanto sosteneva Eraclito, ci si bagna non solo due volte, ma sempre; o almeno diamo per scontato che il quotidiano sia ciò che, ogni singolo giorno, si ripete uguale a se stesso. Ma soffermarsi e porre attenzione sulle piccole cose comuni permette di rivelare (e quindi di svelare) tanti piccoli mondi che hanno un senso e un significato generalmente velato dall’abitudine.

Come ci si abitua a oggetti ed eventi, così si tende a fare con le persone: familiari, amici, compagni di vita sono punti di riferimento di cui crediamo sapere le coordinate. Per quanto profondamente si conosca una persona e si sia legati ad essa, il fenomeno dell’interrelazione non è facilmente intellegibile, perché non segue logiche matematiche né tantomeno può essere limitato alla percezione soggettiva; entra infatti in gioco questo elemento ignoto e solo in parte comprensibile che è l’altro, cui affidarsi alla fine dei conti comporta rischi che razionalmente non vale la pena di correre. Ma è qui che scende in campo la fiducia (e con essa la fede), la quale permette di creare legami e di crederli, reciprocamente, degni di essere vissuti.

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