La trama del tes(su)to

Da un po’ di anni a questa parte anche in Italia si è diffuso, a livello stradale, l’uso di realizzare le rotatorie, lì dove una volta c’erano bivi e incroci ora abbondano queste piazzole circolari, con immancabile aiuola verde nel centro, che costringono ad un lungo giro e permettono, grazie alla segnaletica, di imboccare la direzione desiderata, la strada giusta, di nuovo la “dritta via”. Una volta l’alternativa sembrava essere più secca, più impegnativa, si doveva avere le idee più chiare e imboccare con determinazione la via desiderata. Oggi ce la prendiamo più comodamente, per giunta con l’ausilio, in genere, di un navigatore parlante che ti indica l’uscita da prendere quando un tempo era più facile sbagliare (e complicato tornare indietro). Più volte mi è capitato di girare in tondo un paio di volte prima di vedere e capire per bene quale fosse la strada da prendere e uscire dal labirinto circolare in cui mi sono quasi divertito (e stordito) a girovagare per qualche minuto. Ovviamente questo vale per le strade statali o provinciali, non vale per le autostrade: viaggiare in autostrada è un’impresa per persone decise che hanno le idee chiare. Nessuna rotatoria in autostrada, tutto è più preciso e lineare, non stiamo a perdere tempo. Leggi il resto »

BombaCalendario

Officina di espressioni creative
Tema: LA TRAMA E IL TESTO  (A cosa serve la letteratura?)
25 novembre
 ore 11.00 (fino alle 17.00 circa)
Via Panama 13, Roma
Laboratorio di lettura “O’Connor”
Lunedì 27 novembre ore 19

Punto Einaudi Incontri
Via Bisagno 3, Roma
BombaBibbia
Mercoledì 18 ottobre ore 19

Via Panama 13 (sala “Francesca Monda”)

BombaCinema
Giovedì 19 ottobre ore 19,30
La Sapienza – Cappella Universitaria

BCLings – Scrittura creativa
Martedì 14 novembre, ore 18:45
Galleria d’arte “La Nuova Pesa”
Via del Corso 530, Roma

Cerca nel sito

Parte la settima stagione di BClings

Il prossimo 14 novembre, dalle ore 18:45 presso la Galleria Nuova Pesa, riprende BClings, il laboratorio di condivisione creativa di BombaCarta, coordinato dal sottoscritto con Stas’ Gawronski.

Il laboratorio è nato nell’ottobre 2011, con l’idea di aprire uno spazio  di confronto su impressioni, riflessioni e prospettive critiche a partire dalla condivisione di opere inedite dei partecipanti. Per questo aspetto,  BClings rappresenta un unicum dentro BombaCarta che, prima di allora, aveva conosciuto laboratori basati sul confronto a partire da produzioni non originali (testi letterari, scene di film o brani estratti da testi sacri).

Quella che sta partendo è la settima stagione del laboratorio, per cui credo sia arrivato il momento di fare un bilancio.

Il metodo

BClings applica il metodo rodato nel laboratorio O’Connor: ciascuno porta il proprio testo, lo legge e poi si “espone” alla reazione dei lettori, senza diritto di replica.  L’esperienza ci ha insegnato che tale metodo si applica efficacemente e senza la necessità di troppi adattamenti alla lettura di testi originali. L’unica tentazione è quella di vivere intensamente il momento in cui si protagonisti con le proprie pagine e in modo in modo passivo l’ascolto di quelle degli altri. Il ruolo dei coordinatori si concentra essenzialmente su questo: rompere il ghiaccio e stimolare i presenti ad una partecipazione attiva in tutti i momenti del laboratorio. [Continua »]


[Report] Officina di ottobre 2017

Andrea

Nel finale di “..E la nave va” di Fellini (l’affondamento della grande nave all’alba del primo conflitto mondiale) la cinpresa arretra oltre la cornice della scena e mostra la troupe intenta alle riprese: un cinema nel cinema con tanto di “medium” (il protagonista-voce narrante) che mette in contatto i due mondi dell’autore e dello spettatore.

Nel capolavoro di Alfred Hitchock La finestra sul cortile le cornici non si contano. C’è il protagonista, James Stewart, che è fermo su una sedia a rotelle e guarda oltre la cornice della sua finestra sul mondo-cortile dove si affacciano decine di altre cornici-finestre e spesso usa anche il teleobiettivo della sua macchina fotografica per restringere il campo e con lo zoom concentrare l’attenzione, la sua e quella dello spettatore su alcuni det-tagli. Eppure Hicthcock riesce, forse proprio per questo lavoro di “taglio”, a raccontare un intero mondo, un pezzo di vita in cui tutti possono riconoscersi (solitudine, amore, pietà, disperazione e speranza): nel particolare si cela l’universale.

[Continua »]


[Report] Officina di settembre 2017

Andrea

Punto e a capo dunque, si riparte, si ricomincia. La letteratura può servire anche a questo: a ridare una nuova possibilità, anche al passato, non perchè si possa tornare indietro, ma perchè il racconto dona nuova  luce e maggiore profondità all’esperienza che si riteneva di conoscere. Il racconto come fonte di riscatto è il senso del film Saving Mr.Banks, dedicato alla vicenda storica di Walt Disney che lotterà per 20 anni per convincere la scrittrice Pamela Travers a dargli i diritti per realizzare il film tratto da Mary Poppins. E qui si aprirebbe la questione se la letteratura può “salvare” (magari per un’altra officina).

Quando è il momento per mettere il punto? Fermare il processo creativo è il vero momento generativo? Dopo 9 mesi di “concepimento” arriva il momento del “parto” che è un vero e proprio “taglio”, come esprime efficacemente la scena tratta dal film Sei gradi di separazione (non a caso intitolata “creatività”):

Non solo la punteggiatura è importante, ma tutta la grammatica, anche i modi del verbo. Ad esempio il congiuntivo contiene in sè l’idea di futuro e quindi di speranza, come osserva George Steiner nel saggio Grammatiche della creazione:

«Sì, mentre l’animale è capace di percepire il presente e, in qualche misura, di fare memoria (cioè passato), l’homo sapiens è l’unico capace di fare ipotesi su ciò che accadrà o su possibilità che esulano dalla pura realtà.
“Se Cesare non fosse andato in Campidoglio…”: questa frase richiede un tempo verbale che spalanchi il mondo dell’immaginazione, il congiuntivo appunto. E Steiner afferma che questo dato grammaticale sia la prova tangibile del bisogno di oltrepassare lo scandalo incomprensibile della mortalità».

[Continua »]


Il volo basso di Roberto Recchioni

Roberto Recchioni è uno degli sceneggiatori di punta del fumetto italiano contemporaneo. Scrive per Bonelli – tra i più prestigiosi editori di fumetti al mondo – che, oltre ad affidargli uno dei suoi personaggi principali (Dylan Dog), gli ha dato carta bianca per il lancio di nuove serie da lui create (Orfani e l’universo di collane collegate).
Assieme a GIPI, Zerocalcare e Leo Ortolani, è una delle personalità più in vista della nuova scena fumettistica nazionale, ospite fisso di fiere, convegni ed eventi di vario genere.
La mia idea è che Recchioni occupi abusivamente una posizione di tale rilievo. O meglio: il fatto che lui occupi una posizione di tale rilievo è un cattivo sintomo dello stato di salute del fumetto italiano. Prendete questo pezzo come un grido di dolore di un innamorato di tale mezzo.

Amo da sempre il fumetto, così tanto da tornare spesso a interrogarmi sulle ragioni di tale infatuazione. La risposta che mi sono dato è che il fumetto è un mezzo costituito da una molteplicità di codici, la cui magia sta nelle infinite possibilità con cui questi codici possono dialogare tra loro. Unisce la dimensione artistica pura del disegno a quella della parola scritta per produrre una narrazione. L’essenza del mezzo è nella somma a valore aggiunto che i migliori artisti riescono ad ottenere utilizzando una prospettiva estetica (l’immagine) e una più interiore (quella della parola), per generare qualcosa di completamente nuovo. [Continua »]


Oltre la cornice

Cornici. Perimetri. Bordi. Contorni. Confini. Che siano fisici o ideali, queste cose sono un elemento imprescindibile della creatività umana in qualunque campo (artistico e non).  Sono il riconoscimento della nostra finitezza: non possiamo estendere il nostro operato a TUTTO, quindi dobbiamo darci dei limiti.

Fin qui tutto ok, ma a questo punto entra un’altra idea, nel nostro discorso: la scelta. Mettere qualcosa nella cornice vuole NON mettercene altre. Se ti mostro una cosa, automaticamente ti sto nascondendo tutto il resto. E dal momento che esiste questa scelta radicale (ovvero alla radice dell’atto creativo stesso) quella non è e non può essere la realtà, non importa quanto somigliante, ma “solo” e sempre una sua rappresentazione.

Direi che c’è già abbastanza per nobilitare a sufficienza il ruolo della cornice, ma attenzione che il bello deve ancora venire.

Se l’opera in questione ha un qualche valore, mi interpella e non mi lascia indifferente. Sono chiamato a reagire, a trarne delle conclusioni mie o in qualche modo a proseguirla (nel tempo, nello spazio, in nuove geometrie astratte, nelle implicazioni morali, fate voi). La cornice, in quanto limite dell’opera stessa nella sua qualità di produzione dell’autore, in quanto luogo in cui l’opera finisce, è anche dove inizia la mia attività come spettatore non-passivo.

È il luogo del dialogo.

(l’immagine è il quadro “La condizione umana II”, dipinto da René Magritte nel 1935)


Le cascate di Reichenbach

Le Reichenbachfall sono delle cascate del fiume Aar, alte più di duecentocinquanta metri, situate nei pressi del comundi Meiringen, in Svizzera. Sono celebri per motivazioni più letterarie che naturalistiche, in quanto teatro della morte di Sherlock Holmes nel racconto The final problem, improvvidamente tradotto come L’ultima avventura. La storia, come sempre narrata attraverso la voce del Dottor Watson, si apre con le seguenti parole: «È con cuore molto pesante che prendo la penna per scrivere queste parole, le ultime con le quali avrò mai più occasione di ricordare al mondo le straordinarie capacità che il mio amico Sherlock Holmes possedeva»; e si conclude con la colluttazione tra Holmes e il Professor Moriarty, suo antagonista. La lotta termina in parità, ossia con il sacrificio del detective, che precipita insieme a Moriarty proprio nelle cascate di Reichenbach. Le pressioni di pubblico e critica saranno però tali da costringere Doyle a resuscitare Sherlock Holmes in un racconto successivo, dove viene narrato il modo in cui egli scampa alla sua presunta fine. Le ‘parole, le ultime’ che Watson, e con lui Doyle, pensavano avrebbero dedicato alla narrazione delle arguzie del celebre investigatore, trovano invece una loro prosecuzione. Non un ‘punto e basta’, dunque, ma un semplice ‘punto e a capo’. [Continua »]


Point à la ligne

Nel 1974 Gianni Rodari scriveva un filastrocca dal titolo “Il dittatore”.
La filastrocca dice:

Un punto piccoletto,
superbioso e iracondo,
“Dopo di me – gridava –
verrà la fine del mondo!”

Le parole protestarono:
“Ma che grilli ha pel capo?
Si crede un Punto-e basta,
e non è che un Punto-e-a-capo”.

Tutto solo a mezza pagina
lo piantarono in asso,
e il mondo continuò
una riga più in basso. [Continua »]


PUNTO E A CAPO

Ciao a tutti,
allora si riparte e siamo contenti di farlo a settembre (era un bel po’ che non ci riuscivamo).
Dunque prendete nota:

SABATO 30 SETTEMBRE
sempre dalle ore 11 alle 17 circa
sempre a via Panama 13

1^ Officina dell’anno 2017-2018
Tema: Punto e a capo

Più che una svolta è un approfondimento del tema annuale che riprenderà il tema dello scorso anno:
A cosa serve la letteratura?

(come fu anni fa nel caso dei verbi anche quest’anno ci sarà un “bis”).
Ci concentreremo, magari partendo proprio dalla “punteggiatura”, sul tema della pausa, del silenzio, del prendere fiato per ri-cominciare, del ritmo tra azione e riflessione… insomma, tanta bella roba.
Vi aspettiamo numerosi!