Una lunga attesa

Le grandi rivoluzioni del mondo contemporaneo – quelle della mobilità e della comunicazione – hanno reso a portata di mano il miracolo dell’onnipresenza. Le distanze, sia spaziali che temporali, si sono accorciate. Possiamo andare pressoché ovunque e connetterci pressoché con chiunque. Al tempo stesso, però, abbiamo perso il senso dell’attesa. E ci siamo trasformati in impazienti cronici. “Perché il bus non è ancora arrivato? Perché non mi ha ancora risposto su Telegram? Perché ci mette tanto?” sono le scintille della nostra irritazione quotidiana.

Attendere è ormai un sapere perduto, nonostante la nostra vita cominci con nove mesi di “dolce attesa”, a cui seguono: attesa di diventare grandi, attesa che tutto cambi, attesa del principe azzurro, appuntamenti disattesi, attesa di esami e riconoscimenti, attesa per un lavoro o per una promozione, attesa che nulla cambi, attesa della vecchiaia e della morte (riassumendole tutte con le parole di Raymond Carver: «E hai ottenuto quello che / volevi da questa vita, nonostante tutto?»). Leggi il resto »

BombaCalendario

Officina di espressioni creative
Tema: L’ATTESA  (A cosa serve la letteratura?)
13 gennaio
 ore 11.00 (fino alle 17.00 circa)
Via Panama 13, Roma
Laboratorio di lettura “O’Connor”
Martedì 23 gennaio ore 19.00

Punto Einaudi Incontri
Via Bisagno 3, Roma
BombaBibbia

Arrivederci al  2018
(vi daremo dettagli appena possibile)

Via Panama 13 (sala “Francesca Monda”)

BombaCinema

Arrivederci a gennaio 2018
(vi daremo dettagli appena possibile)
La Sapienza – Cappella Universitaria
BCLings – Scrittura creativa
Martedì 30 novembre, ore 18:45
Galleria d’arte “La Nuova Pesa”
Via del Corso 530, Roma

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[Report] Officina di dicembre 2017

Andrea

Il conflitto è l’anima delle storie. Non c’è storia senza conflitto. I conflitti possono essere di tantissimi tipi diversi ma saranno sempre al cuore di ogni narrazione.  La teoria dei 3 atti è un’altrea conferma di questa affermazione. E’ una teoria molto diffusa nel campo della scrittura cinematografica. Soprattutto negli USA i film vengono scritti prevalentemente nel rispetto di questa teoria per cui la storia si articola appunto in 3 atti: INIZIO, SVILUPPO e  CONCLUSIONE.

INIZIO: In questa fase deve essere presentata la situazione complessiva così come appare. In particolare chi sono i personaggi e cosa fanno normalmente nella loro vita di tutti i giorni (mondo ordinario), così come il mondo in cui vivono e le eventuali necessità più o meno manifeste dei personaggi stessi.

Generalmente in questa parte l’eroe (il personaggio principale) ha un problema o un obiettivo che vorrebbe raggiungere. Potrebbe essere un desiderio segreto, un problema con sua moglie, oppure qualcosa che non va con il suo lavoro. Una meta alla quale vorrebbe tendere. O solo qualche cosa che potrebbe dare un significato alla sua vita, o migliorare le sue condizioni generali.

Questa situazione è quella che comunemente viene denominata “conflitto”.
In realtà esistono spesso due linee di narrazione in cui dietro il conflitto evidente, quello che viene mostrato, si nasconde un conflitto più profondo e nascosto che deve essere risolto in concomitanza con quello palese. In “Home Alone” di Chriss Columbus, per esempio, il problema evidente è per Kevin quello di vivere senza i suoi genitori e sconfiggere i ladri che vogliono entrare in casa. Quello sommerso è il fatto che egli è da sempre considerato il “buono a nulla” della casa. Alla fine del film entrambi i conflitti verranno risolti.

Nel primo atto si ha, presto, il PRIMO PUNTO DI ATTACCO: improvvisamente nella storia qualche cosa accade. Un evento che cambia improvvisamente il mondo ordinario del personaggio, e stravolge completamente le sue aspettative e le sua situazione attuale. Il protagonista è spinto in una situazione nuova che rinnova radicalmente la sua vita di ogni giorno e quello potrebbe dare una risposta alle sue domande nascoste, proiettandolo senza pietà nel suo mondo “straordinario” (cioè quello nel quale normalmente non si troverebbe ad agire).  In “Rocky”, il personaggio principale è scelto per una sfida per il titolo mondiale.

Il resto della storia, Sviluppo e Conclusione, hanno sempre a che fare con il conflitto (e appunto la sua conclusione, come superamento). [Continua »]


“Odo suon d’armi E di carri e di voci e di timballi”

Nel titolo, un verso di Leopardi. Nell’immagine di apertura, Alesia. Principale centro dei Galli Mandubii, posta sulla sommità di un colle molto elevato. Nel 52 a.C. Cesare la stringe d’assedio e la espugna dando l’avvio all’annessione del territorio nella Gallia Narbonese.

Cesare si affretta per partecipare alla battaglia. Conosciuto il suo arrivo dal colore del vestito, che era solito portare come segno distintivo nelle battaglie, visti gli squadroni dei cavalieri e le coorti a cui aveva ordinato di seguirlo, giacché dalle posizioni più elevate si vedevano questi declivi e avvallamenti, i nemici attaccano battaglia. Levato un grido da entrambe le parti, dalla palizzata e da tutte le fortificazioni risponde un altro grido. I nostri, lasciate le aste, combattono con le spade. All’improvviso alle spalle si scorge la cavalleria; si avvicinano le altre coorti. I nemici volgono le spalle, ma, mentre fuggono, i cavalieri corrono loro incontro. Avviene una grande strage.” (Cesare, De bello gallico, VII, 88)

L’azione è un prodigio di tattica, un capolavoro di strategia militare. Il reportage di Cesare è un vera fotografia: ci sembra di vedere la pugna che impazza, ci sembra di sentire il clangore delle armi, l’odore della polvere sollevata e del sangue versato. [Continua »]


[Report] Officina di novembre 2017

Andrea

Rileggendo l’editoriale abbiamo sottolineato alcuni punti: la creazione artistica è un processo, non è un atto, un processo dinamico oscillante tra mistero e mestiere. All’inizio c’è l’intuizione (di un mistero) ma poi c’è il lavoro, la faticaccia (il mestiere). L’autore è un mediatore, si trova in mezzo, è un  inter-prete: tra il “testo” della realtà e il testo che sta generando e che consegna alla nostra interpretazione.

L’esempio della traduzione, che i ragazzi conoscono molto bene, è calzante. All’intuizione confusa segue il lavoro sporco della ricerca, della scoperta, del significato nascosto nel testo, al fine di generare un nuovo testo significativo.

Fabrizio

Nell’editoriale si faceva riferimento a quello che gli stessi scrittori affermano quando riflettono sul processo creativo, ecco una breve carrellata di osservazioni di alcuni autori che confermano e allargano la riflessione sulle trame, le storie, il mistero e il mestiere di scrivere:

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Esercizio: dalla cronaca alla storia

Durante l’Officina di novembre è stato proposto un breve esercizio: in venti minuti è stato chiesto di realizzare una “storia” partendo dal brano seguente:

Interno, mattina. X. in pigiama apre il frigo e prende la bottiglia del latte. È vuota. Chiude il frigo e si dirige verso la camera da letto. Gli passa davanti il gattoe gli sferra un calcio. Il gatto evita il calcio con un guizzo e X. colpisce la porta.

Si tratta, come è evidente, di una cronaca piuttosto asettica, di una mera sequenza di eventi. Su cosa si intendesse per “storia” non è stata data alcuna indicazione lasciando quindi piena libertà.

Al termine, dopo la lettura di alcuni brani, è stato rivelato lo scopo dell’esercizio: mettere in evidenza quale sia la differenza tra la descrizione di una serie di eventi e una storia. Ha a che fare con la ricchezza di dettagli? Con la raffinatezza dello stile? Con la scelta di un punto di vista? E quanto è importante trasmettere non cosa succede, ma perché qualcosa succede (a qualcuno)?

E quindi, alla fine: perché X. ha dato un calcio al gatto?

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Parte la settima stagione di BClings

Il prossimo 14 novembre, dalle ore 18:45 presso la Galleria Nuova Pesa, riprende BClings, il laboratorio di condivisione creativa di BombaCarta, coordinato dal sottoscritto con Stas’ Gawronski.

Il laboratorio è nato nell’ottobre 2011, con l’idea di aprire uno spazio  di confronto su impressioni, riflessioni e prospettive critiche a partire dalla condivisione di opere inedite dei partecipanti. Per questo aspetto,  BClings rappresenta un unicum dentro BombaCarta che, prima di allora, aveva conosciuto laboratori basati sul confronto a partire da produzioni non originali (testi letterari, scene di film o brani estratti da testi sacri).

Quella che sta partendo è la settima stagione del laboratorio, per cui credo sia arrivato il momento di fare un bilancio.

Il metodo

BClings applica il metodo rodato nel laboratorio O’Connor: ciascuno porta il proprio testo, lo legge e poi si “espone” alla reazione dei lettori, senza diritto di replica.  L’esperienza ci ha insegnato che tale metodo si applica efficacemente e senza la necessità di troppi adattamenti alla lettura di testi originali. L’unica tentazione è quella di vivere intensamente il momento in cui si protagonisti con le proprie pagine e in modo in modo passivo l’ascolto di quelle degli altri. Il ruolo dei coordinatori si concentra essenzialmente su questo: rompere il ghiaccio e stimolare i presenti ad una partecipazione attiva in tutti i momenti del laboratorio. [Continua »]


[Report] Officina di ottobre 2017

Andrea

Nel finale di “..E la nave va” di Fellini (l’affondamento della grande nave all’alba del primo conflitto mondiale) la cinpresa arretra oltre la cornice della scena e mostra la troupe intenta alle riprese: un cinema nel cinema con tanto di “medium” (il protagonista-voce narrante) che mette in contatto i due mondi dell’autore e dello spettatore.

Nel capolavoro di Alfred Hitchock La finestra sul cortile le cornici non si contano. C’è il protagonista, James Stewart, che è fermo su una sedia a rotelle e guarda oltre la cornice della sua finestra sul mondo-cortile dove si affacciano decine di altre cornici-finestre e spesso usa anche il teleobiettivo della sua macchina fotografica per restringere il campo e con lo zoom concentrare l’attenzione, la sua e quella dello spettatore su alcuni det-tagli. Eppure Hicthcock riesce, forse proprio per questo lavoro di “taglio”, a raccontare un intero mondo, un pezzo di vita in cui tutti possono riconoscersi (solitudine, amore, pietà, disperazione e speranza): nel particolare si cela l’universale.

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La trama del tes(su)to

Da un po’ di anni a questa parte anche in Italia si è diffuso, a livello stradale, l’uso di realizzare le rotatorie, lì dove una volta c’erano bivi e incroci ora abbondano queste piazzole circolari, con immancabile aiuola verde nel centro, che costringono ad un lungo giro e permettono, grazie alla segnaletica, di imboccare la direzione desiderata, la strada giusta, di nuovo la “dritta via”. Una volta l’alternativa sembrava essere più secca, più impegnativa, si doveva avere le idee più chiare e imboccare con determinazione la via desiderata. Oggi ce la prendiamo più comodamente, per giunta con l’ausilio, in genere, di un navigatore parlante che ti indica l’uscita da prendere quando un tempo era più facile sbagliare (e complicato tornare indietro). Più volte mi è capitato di girare in tondo un paio di volte prima di vedere e capire per bene quale fosse la strada da prendere e uscire dal labirinto circolare in cui mi sono quasi divertito (e stordito) a girovagare per qualche minuto. Ovviamente questo vale per le strade statali o provinciali, non vale per le autostrade: viaggiare in autostrada è un’impresa per persone decise che hanno le idee chiare. Nessuna rotatoria in autostrada, tutto è più preciso e lineare, non stiamo a perdere tempo. [Continua »]