Avanti e in alto, verso le radici

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Ieri, 6 luglio 2016, il fondatore di BombaCarta, il padre gesuita messinese Antonio Spadaro, ha compiuto 50 anni. Un “evento” molto importante per BombaCarta e per le migliaia di persone che hanno incrociato il proprio sentiero con quello di Antonio, di cui i giornali non hanno parlato (i criteri di importanza dei giornali non hanno stretti legami con la realtà della vita) anche se sulla rete ha circolato la notizia del premio consegnato a padre Spadaro l’altro ieri, il 5 luglio, a Taormina. Il “Premio Taormina” viene assegnato ai siciliani che hanno dato lustro alla Sicilia nel mondo della cultura e il premiato si è detto onorato dell’onore riservatogli dalla sua amata terra d’origine, in linea con un atteggiamento che non ha mai nascosto la fierezza e l’amore per le sue radici messinesi. Un tuffo, non solo metaforico, per il cinquantenne Antonio nei suoi luoghi d’origine. L’importanza dei luoghi, della concretezza dei luoghi, che sempre parlano, rivelano, è un motivo ricorrente nella vita e nell’opera di Antonio Spadaro (basti ricordare il lavoro “archeologico” realizzato nel suo studio appassionato nei confronti di alcuni autori come Pier Vittorio Tondelli o Flannery O’Connor), così come anche nella vita di questi 18 anni di BombaCarta (come è noto BC è nata da un’intuizione dell’allora 32enne Antonio, insegnante di lettere al liceo Massimo), come dimostra anche il fatto che il tema annuale di quest’anno è stato dedicato proprio ai “luoghi”. Leggi il resto »

BombaCalendario

Officina di espressioni creative
Tema: LUOGHI – 8/Il confine
Sabato 14 maggio – ore 11,00 (fino alle 17,30 circa)
Via Panama 9, Roma
Laboratorio di lettura “O’Connor”
Giovedì 19 maggio
– ore 19:15
via Panama 9, Roma
BombaBibbia
Giovedi 5 maggio – ore 19:00

Via Panama 9, Roma

BombaCinema
Giovedì  5 maggio – ore 19:30 

Cappella Universitaria Sapienza

BCLings – Scrittura creativa
Galleria d’arte “La Nuova Pesa”
Via del Corso 530, Roma

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Scazzottare l’impercettibile

(dal testo della relazione all’International Flannery O’Connor Conference, Roma 20/4/2009)

Flannery O' Connor (illustrazione)Flannery O’Connor il 4 maggio 1963 scrisse a suor Mariella Gable in maniera assolutamente inequivocabile: I can’t write about anything subtle . Dichiarava così di non poter scegliere come argomento della sua narrativa nulla che fosse sottile, vago, impercettibile. La concretezza e il legame con la materia che cade sotto i sensi caratterizzano infatti la sua ispirazione. Un’immagine realistica della O’Connor è quella che lei stessa dipinse in una lettera del 17 gennaio 1956. Si tratta di un ricordo biografico dagli echi biblici: «Tutto voglio fuorché essere un angelo, per quanto da un po’ di tempo a questa parte i miei rapporti con loro sono migliorati. Prima non ci rivolgevamo nemmeno la parola. […] Fra gli otto e i dodici anni avevo l’abitudine di chiudermi ogni tanto a chiave in una stanza e facendo una faccia feroce (e cattiva), vorticavo torno torno coi pugni serrati scazzottando l’angelo. Si trattava dell’angelo custode del quale, secondo le suore, tutti eravamo provvisti. Non ti mollava un attimo. Lo disprezzavo da morire. Sono convinta di avergli addirittura mollato un calcione finendo lunga distesa. È impossibile far male a un angelo ma mi sarei accontentata di sapere che gli avevo insozzato le piume, perché è [Continua »]


Perchè mi piace Dylan?

Bob War!Perchè mi piace Bob Dylan? Domandona. Qui a BombaCarta si fanno solo domande grandi, domandone, come queste. E’ un gioco forse spietato ma che conduciamo da oltre una dozzina d’anni nei nostri incontri e laboratori: è facile dire cosa ci piace, ma spiegare il perchè è tutta un’altra storia, la questione si complica vertiginosamente. Ma devo rispondere a questa domanda, ci devo almeno provare, Dylan ha appena compiuto 75 anni, insomma glielo devo, in fondo mi sta facendo compagnia da oltre quarant’anni.

Dunque, quando ho cominciato ad ascoltarlo avevo circa dieci anni e il mio inglese non era proprio fluente, diciamo che non capivo una parola di quanto ascoltavo e anche cantavo; erano suoni non parole, musica e ritmo, non concetti. Preciso questo perchè in genere in Italia Dylan è famoso come autore, poeta e rivoluzionario.. e invece mi è entrato nel cuore, per rimanerci, senza che io avessi compreso nulla – a livello concettuale – di quanto stava cantando. Ne avevo colto una bellezza e una verità, ma era tutto legato alle emozioni che quelle note e la sua voce, riuscivano a trasmettere. La semplicità degli accordi, per cui tutte le canzoni erano diverse ma avevano qualcosa in comune, senza per questo essere appiattite, omologate, capaci quindi di trasportarti nel loro mondo ma dove non tutto era sconnesso ma legato tra di loro, e tra loro e te, e forse era proprio la voce ad essere il “ponte”, boh.. Una voce non bella direi, ma vera, come ha detto di recente Dylan parlando del grande Sam Cooke: Quando qualcuno gli disse che aveva una bellissima voce, Sam Cooke rispose: “Beh è molto gentile da parte tua, ma le voci non dovrebbero essere misurate in base a quanto sono belle. Piuttosto hanno importanza solo se ti convincono che stanno dicendo la verità”.
Insomma, non avevo capito niente soprattutto del contenuto di quelle canzoni, a parte il fatto che però ascoltarle mi faceva ardere il cuore. [Continua »]


Il confine e il rimpianto

Bellissima Officina quella di ieri sul tema del Confine. Merito innanzitutto del tema stesso, scelto da Valerio, un tema…sconfinato. E ieri abbiamo proprio sconfinato con la più lunga, densa e partecipata tra le Officine di quest’anno dedicato al tema dei Luoghi. Avendo sconfinato un po’ tutti, alcune cose sono rimaste “fuori”, oltre confine, e allora mi fa piacere condividerle fuori tempo massimo; come ad esempio questa bella canzone di Laura Marling che parla, con un tocco di rimpianto, della bellezza che abita oltre il confine naturale (in questo caso un fiume), buona ascolto-lettura-visione a tutti!

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C’è nell’intimità degli uomini un confine

landscapes-winter-snow-game-of-thrones-a-song-of-ice-and-fire-tv-series-the-wall-1920x1080-wallpa_wallpaperswa.com_11Esiste un gioco tipico delle riviste di enigmistica in cui, data un’immagine, occorre individuare l’elemento dissonante rispetto agli altri. Il gioco è conosciuto come ‘trova l’intruso’ e la sua versione più nobile prevede che in una serie di numeri o in un insieme di figure geometriche siano rintracciati il numero o la figura che non hanno legami con gli altri.

Esiste in Westeros, il continente più importante nella serie fantasy Game of Thrones, una muraglia di ghiaccio, chiamata semplicemente la ‘Barriera’, che, similmente al Vallo di Adriano, divide il Sud ‘civilizzato’ dal Nord ‘barbarico’. Oltre questo confine si trovano i Bruti, ossia le popolazioni prive di leggi scritte che vivono di saccheggi e caccia, e gli Estranei, creature non umane dalla pelle bianca e gli occhi azzurri, che comandano un esercito di non-morti. La Barriera è controllata dai Guardiani della Notte, che hanno fatto voto di proteggere il Sud dalle minacce celate oltre la muraglia di ghiaccio. In un determinato momento della serie, di fronte al più grave pericolo rappresentato dagli Estranei, alcuni Guardiani della Notte propongono un’alleanza umana con i Bruti, offrendo a queste popolazioni un passaggio sicuro verso Sud. Altri Guardiani, tuttavia, si oppongono a una tale scelta, considerando i Bruti come degli intrusi. Le due visioni sono esemplificative di due distinti modi di intendere il confine. Nel primo caso, il confine è quello dettato dalla natura, che separa ciò che è umano da ciò che non lo è. Nel secondo, il confine è quello politico, una ‘Barriera’ eretta a dividere i popoli. Chi supera il confine viene immediatamente percepito come elemento diverso, dissonante; da ‘estraneo’ diventa un ‘intruso’ da trovare e, talvolta, espungere.

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Le luci in ufficio alle otto di sera

ssssCapita a volte di far tardi a lavoro, per una consegna improvvisa, per riavviare un server che non posso gestire da casa. Mamma si preoccupa del fatto che rimanga da solo (verrebbe lei a farmi compagnia se solo vivesse a Roma), le spiego sorridendo che in fondo non mi dispiace. Avverto un senso di pace la sera in ufficio, quando tutti gli altri sono usciti, quando pure il condizionatore dell’aria ha smesso di fare rumore. Mentre completo le operazioni di manutenzione, alcune richiedono svariati minuti di attesa forzata, passeggio per i corridoi, pulisco la macchinetta del caffè, controllo nel frigo se tra i vasetti di yogurt qualcuno è scaduto. Penso che se ci fosse un televisore, se ci fosse un divano, potrei ordinare una pizza, levarmi le scarpe, indossare qualcosa di comodo per la sera. Che senso ha poi, a pensarci, attraversare mezza capitale per tornare la mattina dopo?

Poco dopo essermi trasferito a Roma ho scritto una breve storia basata sulla mia vita in ufficio. Lo spunto è nato frequentando un corso di scrittura, dovevo raccontare un’esperienza sotto forma di reportage narrativo. Parlare dei miei nuovi colleghi, delle loro abitudini, di certi tormentoni che animavano le pause caffè mi era sembrata la scelta più naturale. Mi ci stavo affezionando, anche per via del fatto che in città non conoscevo ancora nessuno e avevo bisogno di un posto in cui sentirmi a casa. [Continua »]


Warner/DC e Disney/Marvel hanno fatto lo stesso film (ovvero: i cattivi/cattivi non sono più di moda).

Antefatto. 18 marzo 2015. Sono in macchina con mio figlio (4 anni).  L’autoradio dà la notizia della bomba al Museo di Tunisi. Lui sa che domenica voglio portarlo da Explora, il museo dei bambini.

– Papà, io non voglio andarci al museo tutto rotto dove esplodono le bombe

– E neppure io. Ma il nostro non sarà così…

– Però volevo vederla l’esplosione. Da lontano.

– Ormai c’è stata, è tardi.

– Allora voglio vedere il buco. Il buco grandissimo.

– No, è in un posto lontano.

Silenzio. Posso sentire gli ingranaggi del cervello di Matteo che macinano l’idea della bomba.

– Papà, ma perché dei signori hanno messo una bomba?

– Perché dei cattivi volevano fare tanta bua alle persone che visitavano il museo.

– E perché i cattivi volevano fare tanta bua.

– Perché sono cattivi. Come la regina Himika, l’imperatore delle tenebre e il dottor Inferno.

– E perché sono cattivi?

– Perché sì.

– No! E no!

Matteo non concepisce la cattiveria assoluta fuori di cartoni animati. Fine antefatto.

In queste settimane i due colossi cine-fumettistici mondiali  – Warner/DC e Disney/Marvel – porteranno nelle sale cinematografiche,  rispettivamente,  Batman v Superman: Dawn of Justice (diretto da Zack Snyder, liberamente tratto da Batman: Il cavaliere oscuro colpisce ancora, fumetto di Frank Miller  ) e Capitan America: Civil War (diretto da Anthony e Joe Russo, adattamento del crossover a fumetti Civil War di Mark Millar). [Continua »]


Come un ladro nella notte

De Gregori bnIeri sono andato a vedere il concerto di Francesco De Gregori al teatro Atlantico a Roma. 39 euro, un prezzo buono rispetto alla media dei concerti in circolazione, visto soprattutto che si tratta di un concerto doppio: la prima parte è dedicata a De Gregori che canta Dylan e poi, dopo un breve break, nella seconda parte un altro concerto con un’antologia della ultraquarantennale carriera musicale del “Principe”. Come terza canzone, De Gregori ci regala la sua versione di Not Dark Yet (Non è buio ancora), è forse il momento più intenso a livello emotivo della serata. Il cantautore si mette seduto su uno sgabello, si capisce da come presenta la canzone e dall’intensità della voce che questo brano gli sta molto a cuore: “E’ una canzone religiosa” ha detto di recente in una presentazione in una libreria romana del nuovo album De Gregori canta Dylan. Amore e furto. [Continua »]