A partire da… «Velocità di motoscafo», opera futurista, di Benedetta

velocità di motoscafo, bendetta

Velocità di motoscafo, Benedetta (1919-24)

L’adesione a un Manifesto, il carattere «esplosivo» e «vitale», la strettissima interrelazione tra arte e vita e la valorizzazione di tutte le forme d’arte (cucina inclusa!), una visione solidale e collettiva della creatività, la diffusione regionale e una forte componente femminile, sono solo alcuni degli aspetti che legano l’esperienza del Futurismo a quella di BombaCarta.
Nel centenario della pubblicazione del primo Manifesto del Futurismo (20 febbraio 1909) non potevamo dunque non omaggiare anche noi quello che fu non solo un «gruppo», ma un vero e proprio «movimento»: «Il Futurismo è un movimento, il movimento è vita», come scriveva Severini rispondendo alle critiche mosse da un’«antica, invincibile avversione di tutti per le novità e per l’audacia» (Tutta la vita di un pittore, 1946)…

L’artista futurista con cui ci sentiamo più in sintonia è quello che «è con [le sue] passioni nella vita», e con esse «vuole risolvere il proprio problema creativo» (Benedetta, Sensibilità futurista, 1927); « […] egli ha tali potenze nuove in sé, che si sveglia vergine di fronte all’Universo. […] Egli è solo, coi suoi sensi moltiplicati in potenza e numero» per cogliere tutta l’umanità, tutta la natura, tutto quel complesso di forze vive che lo circondano.

Proiettato al di fuori di se stesso, l’artista futurista combatte la dominanza dell’«io» in letteratura, quell’io «completamente avariato dalla biblioteca e dal museo, sottoposto ad una logica e ad una saggezza spaventose, [che] non offre assolutamente più interesse alcuno» (Marinetti, Manifesto tecnico della letteratura futurista, 1910). «La materia fu sempre contemplata da un io distratto, freddo, troppo preoccupato di se stesso, pieno di pregiudizi di saggezza e di ossessioni umane» (ibidem). Il nuovo io è quello che procede per intuizioni e con immediatezza: «Afferra i ritmi vivi e li trasporta nell’opera. Non cela la bella linea nuda di una emozione o di una velocità sotto densità di sangue o di epidermidi morte», scrive Benedetta, citando come esempio il quadro che abbiamo scelto per la prossima Officina: «in Velocità! di motoscafo ho dato soltanto l’arabesco impresso dalla velocità di un motoscafo nella polpa azzurra del mare acceso del meriggio». Un quadro, apparentemente semplice, in cui convertono componente meccanica, sensazione della velocità impressa alle onde, astrazione, interesse per le gamme più chiare dei colori, annullamento dell’io creatore: una sfida per chi guarda, evocando il principio elaborato negli stessi anni dall’artista boema Ruzena Zatkova per cui: «L’arte moderna non dà, secondo i vecchi concetti, riposo allo spettatore, ma esige da lui movimento, colpendo ed agitando direttamente […] il suo centro sensitivo e creatore. Della stessa genialità, devono perciò essere, l’artista e lo spettatore».

Nessun commento a “A partire da… «Velocità di motoscafo», opera futurista, di Benedetta”

  1. Anonimo ha detto:

    Al nuovo io moltiplicato che che procede per intuizioni e con immediatezza non potrebbe capitare di cancellare la dimensione dell’altro? La dimensione della sensibilità e del rispetto per gli altri uomini?

  2. Anonimo ha detto:

    Grazie a un pirla e alla velocità del suo motoscafo nella polpa azzurra del mare acceso del meriggio, un bel giorno stavo per colorare di rosso e far parte pure io di quella polpa.

    Quel quadro mi evoca solo pessimi ricordi.
    Aggiungo che i motori e i loro rombi li detesto. Marinetti e tutto il futurismo li trovo incompatibile con la bellezza e pericolosi per il mondo intero.

  3. sèma ha detto:

    In senso lato che la “dimensione del rispetto” possa essere annullata è una questione etica. Connettere il dubbio sollevato alla storia del Futurismo significa incanalarsi in vecchi sterotipi o meglio in discorsi di ordine storico e di storia dell’ideologia che andrebbero condotti con altri strumenti. Mi sembra che la ricerca del meraviglioso nel Futurismo dipenda dall’oggetto piuttosto che dalla persona, ma non credo ciò implichi il rifiuto dell’altro da sé, penso al grottesco. Ricercato con tanta frequenza e soprattutto accettato.

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