Top Ten: le migliori canzoni devozionali del 2010


L’anno che passerà ha riservato non poche sorprese riguardo la devozione a Gesù, nuova icona rock del terzo millennio alla conquista della cosiddetta musica “commerciale”, quella di plastica (usa e getta) che si ascolta distrattamente nei supermercati, dal barbiere o dalle colonnine audio di un lungomare. Un interesse che parte da Woody Guthrie con la sua “Jesus Christ”, passando per la Christian Music del fondatore Larry Norman, una pietra miliare la sua “Why Should the Devil Have All the Good Music”, per finire con lo sdoganamento della letteratura biblica nel rock’n’roll. Ora la riscoperta della fede nella pop music.

Nel 2010 c’è la riscossa  di un genere considerato “minore”, sottovalutato, maltrattato e messo ai margini delle nostre preferenze. Forse gli autori pop sono incapaci d’introspezione e di scrivere testi che abbiano un certo spessore? La classifica dimostra il contrario: una top ten di pop-rock e rap ispirato, canzoni vicine al cristianesimo o che irridono la Chiesa e i suoi dogmi. La chart farà storcere il naso ai più. Nelle canzonette scelte l’attenzione all’uomo e la tensione religiosa sono comunicate in maniera sì leggera ma genuina. Il mio macellaio di fiducia le fischietta allegramente mentre affetta un petto di pollo dietro il banco delle carni, ignorandone il senso profondo. Che non succeda mai più (segue grossa e grassa risata).

10. E’ un peccato morir – Zucchero Fornaciari

Forse una caduta da cavallo sulla via di Damasco. Tant’è che Zucchero pare essersi ravveduto e da buon figliol prodigo torna alla fede. Nell’album “Chocabeck” il rapporto con Dio si mescola alle passioni più umane. Sincera la visione nostalgica di un passato fatto di buone abitudini e vissuto all’ombra di un campanile, quello della parrocchia, dove imparò a suonare l’organo e a cantare grazie a un parroco di larghe vedute e buono.

https://www.youtube.com/watch?v=youtube D1XKz9mtuGk

09. Did trouble me – Tom Jones

Il disco “Praise & Blame” del buon Jones, cover di vecchi gospel, convince a metà perché furbo nelle intenzioni (fare cassa). La finta diatriba tra David Sharpe, vice presidente della casa discografica Island, e gli autori dell’album è da cartellino rosso. In una mail sfuggita alla privacy, il vice presidente della Major avrebbe scritto: “La Island non ha investito una fortuna in un artista di successo in cambio di 12 brani presi dal libro delle preghiere”. Quale migliore battage pubblicitario per far parlare del disco ancor prima della sua pubblicazione… “Praise & Blame” ha venduto talmente tanto che si pensa a un sequel. A nostro vantaggio.

08. Prayin’ – Plan B

Rivelazione inglese, Benjamin Paul Ballance Drew, alias Plan B, ha fatto il botto con l’album “The Defamation of Strickland Banks”. Attore, rapper e regista, in “Prayin'” ha messo in scena quel senso di colpa che macchia l’anima dopo aver commesso un peccato. Non rimane che rivolgersi a Dio per liberare la coscienza dal peso dei rimorsi. Tutto in una canzone gradevole e dolente. Niente male per una pop star.

07. La carezza del Papa – Virginiana Miller

“Il Primo Lunedì del Mondo” è il quinto album dei livornesi Virginiana Miller, sulla scena da molti anni e ora (stra)noti nel bel Paese per “L’Angelo Necessario”, inclusa nella colonna sonora del film “La prima cosa bella” di Paolo Virzì. Nel brano “La Carezza del Papa” c’è la rilettura ironica del celebre “Discorso della Luna” di Papa Giovanni Roncalli: “Tornando a casa, troverete i bambini. Date una carezza ai vostri bambini e dite: questa è la carezza del Papa”. Loro aggiungono: “…ma anche un calcio nel c*** va bene, anche quello ogni tanto fa bene, come segno di amore sicuro, di contatto e calore animale senza tante parole”. Nel video l’uso beffardo dei simboli cattolici: l’abito talare e il latino per i sottotitoli, la lingua ufficiale della Chiesa.

06. Ci sei sempre stata – Ligabue

L’album “Arrivederci, Mostro!” di Luciano Ligabue può considerarsi un lavoro pop-rock tra i più intelligenti e illuminati del 2010. Un disco da leggere, innanzitutto. Due gli argomenti su cui poggiano le liriche del Liga: la verità, da ricercare alimentando il senso critico e tenendo gli occhi ben aperti; la donna, simbolo di vita e di bellezza. C’è la santificazione terrena della femmina, la devozione alla creatrice di un mondo nuovo dove regnerà la pace e l’amore. Bene augurante.

https://www.youtube.com/watch?v=mkah3_PS29g

05. God rest ye merry gentlemen – Annie Lennox

Annie Lennox e il nuovo album natalizio dal titolo “A Christmas Cornucopia”. Nel book che accompagna il disco, scrive: “Per me, il nome di Cristo rappresenta la sacralità e la dimensione spirituale della vita… come potrebbe facilmente esserlo il nome di Buddha o Allah”. Secondo Annie l’etica religiosa deve generare rispetto ed empatia verso il prossimo. Bisogna riconoscersi, tutti, figli di un unico Dio che ha manifestato la suo onnipotenza in un bambino avvolto in fasce, nato da donna, in una mangiatoia. L’ex vocalist degli Eurythmics professa comunque l’agnosticismo. Fino a quando?

04. Dear God 2.0 – The Roots

“Dear God 2.0” è il brano d’apertura di un album omonimo dei Monster Of Folk. La canzone ripropone una domanda di senso riguardo la sofferenza: se Dio è soltanto amore, perché si soffre? Perché c’è dolore nel mondo? Coverizzata in maniera straordinaria nel cd “How I Got Over” dei Roots. Nell’iPod non può e non deve mancare.

03. Tutto l’amore che ho – Jovanotti

“Senza l’amore sarei solo un ciarlatano, come una barca che non esce mai dal porto”. Basta questa strofa cantata per far entrare di diritto nella Top Ten il nuovo singolo di Jovanotti. Un comunicatore formidabile che logga tutto e tutti all’amore, quella virtù di cui San Paolo apostolo scriveva: “E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla”. Bravo Lorenzo.

02. Fuego – KJ-52

Jonah Sorrentino, meglio conosciuto con il suo nome di battaglia KJ-52, è un rapper cristiano osannato negli USA. L’Eminem dei seguaci di Cristo. Il nome d’arte nasce dalla combinazione di “KJ”, un suo vecchio rap dal titolo “King J. Mac”, mentre il 52 fa riferimento a un miracolo di Gesù, la moltiplicazione dei 5 pani e dei 2 pesci, descritti nel nono capitolo del libro di san Luca. A settembre è stato pubblicato il nuovo disco “Five – Two Televison”, anticipato dal singolo “Fuego”. Canta la grazia ricevuta da Cristo, dono necessario per affrontare, sicuro e sereno, questo pazzo mondo. Vai fratello! Yo!

01. Only the young – Brandon Flowers

I Killers sono la band rock americana più europea mai esistita. Lo testimonia il successo nel Vecchio Continente dell’album solista del leader Brandon Flowers, “Flamingo”, al primo posto della classifica UK per diverse settimane. Mormone osservante, nel disco è ossessionato dalle tentazioni della sua Las Vegas, la città peccaminosa, la cosiddetta “terra di nessuno”. I due singoli estratti “Crossfire” e “Only the young” spiegano la battaglia tra angeli e diavoli che si consuma nella vita personale e professionale di Brandon. Come nel video (pazzesco) realizzato per il lancio di “Only the young”. Brandon combatte il buio, la tempesta e le fiamme dell’inferno. Cerca conforto in figure parentali che ricordano la paternità e la maternità di Dio. Alla fine della lotta, su di lui splende la luce del paradiso. La canzone e il video dell’anno, senza ombra di dubbio.