2+2=5: Così è se “mi” pare

Come tutte le realtà umane anche il “due più due fa cinque” conosce il suo lato oscuro.
Ne abbiamo visto, a ottobre, il volto luminoso: quell’eccedenza che riempie la vita e che oltrepassa ogni nostra possibile immaginazione fantasiosa, congetturazione logica, programmazione e così ogni tentazione di controllo. Ora è necessario esplorare il lato opposto, quando cioè affermare che due più due fa cinque non è per l’uomo il riconoscimento stupito del proprio limite ma al contrario è il segno della superbia di chi vuole rifiutare-controllare il reale al punto di manipolarlo e fare delle percezione della realtà l’occasione per l’esercizio del proprio potere. La letteratura si è spesso occupata di questa inquietante ipotesi, spesso immaginando futuri distopici. Ecco, mentre scrivevo questa parola il correttore automatico – altro esempio di manipolazione della realtà? – ha corretto e riscritto “dispotici”, che in effetti è un’altra parola efficace per esprimere lo stesso concetto: l’uomo che non si piega alla realtà ma al contrario la piega al suo volere, che s’incaponisce e capricciosamente impone la sua interpretazione della realtà come verità assoluta, oggettiva, degna di fede cieca. Il despota impone la sua forza così come gli pare (e soprattutto piace). Tra i tanti esempi letterari forse il più famoso (ed esplicito) è il romanzo di George Orwell 1984:

In fin dei conti, come facciamo a sapere che due più due fa quattro? O che la forza di gravità esiste davvero? O che il passato è immutabile? Che cosa succede, se il passato e il mondo esterno esistono solo nella vostra mente e la vostra mente è sotto controllo?

e più avanti:

Sei lento a imparare, Winston” disse O’Brien, con dolcezza.

“Ma come posso fare a meno…” borbottò Winston “come posso fare a meno di vedere quel che ho

dinanzi agli occhi? Due e due fanno quattro.”

“Qualche volta, Winston. Qualche volta fanno cinque. Qualche volta fanno tre. Qualche volta fanno quattro e cinque e tre nello stesso tempo. Devi sforzarti di più. Non è facile recuperare il senno.”

e infine:

Quasi inconsciamente, Winston scrisse con le dita sul tavolo coperto di polvere: 2+2 = 5.

L’uomo alla fine cede alla forza della propaganda, del potere. E preferisce credere a una “verità” che sa non avere fondamento. Il movimento può essere “dall’alto”, come nel caso del potere che impone la sua verità o anche “dal basso” quando è la coscienza del singolo che aderisce più o meno spontaneamente alla direzione intrapresa dalla maggioranza, dalla massa. Per dirla sempre con Orwell: “tutte le cose che accadono sono contenute nella mente e accade veramente solo ciò che è nella mente di tutti”. Anzi, il potere che impone dall’alto ha bisogno della predisposizione di una massa compiacente e compatta, altrimenti si corre il rischio della famosa favola dei “nuovi abiti dell’imperatore” che finisce con l’esclamazione “il re è nudo!”. Quando i due movimenti finiscono per combaciare scaturisce il “due più due fa cinque” più inquietante, quello legato al potere, la grande seduzione di sempre per gli uomini.

Ma non c’è solo il potere; non è questa l’unica sfera di azione del binomio percezione-manipolazione, si pensi alla dimensione amorosa, a quella “fede cieca” già prima evocata che può facilmente nascere in un contesto sentimentale. Non è forse vero che l’amore è cieco? O è vero il contrario e solo l’amore permette di vedere, conoscere, comprendere? La passione e la devozione (intesa a 360 gradi) è il punto più alto raggiungibile dalla nobiltà dello spirito umano o è il segno di uno slittamento verso l’accecamento della ragione e la perdita della libertà e quindi della dignità umana?

Al centro della questione si trova il problema, molto caro a BombaCarta, della visione e dello sguardo, legato senz’altro al tema dell’amore come ricordava il poeta irlandese Patrick Kavanagh:

L’unica vera lezione

Consiste nel guardare

Cose che si muovono o appena prendono colore

Senza commenti da parte del filologo.

Stare a guardare è abbastanza

Quando è questione di amore.

La letteratura, la poesia, l’arte narrativa, si è spesso occupata di tutte queste cose, se l’amore e la passione sono fonti di accecamento bestiale o al contrario della più vera e profonda visione della realtà. E’ il caso di continuare a indagare.