“Com’è umano Lei!”

“Com’è umano Lei!”, commenta l’impotente travet in risposta alle affermazioni – che tutto sembrano fuorché umane – provenienti dal proprio datore di lavoro. Il celebre tormentone di Paolo Villaggio, nella doppia veste di Fracchia/Fantozzi, risuona come l’arresa definitiva del povero impiegato di fronte allo strapotere finanziario e burocratico dei padroni. Svuotato di una propria volontà, bastonato dalla vita (non solo) lavorativa, fallito nei rari lampi di orgoglioso riscatto, a Fracchia/Fantozzi rimane soltanto l’ammissione della propria sconfitta, riconoscendo al nemico la qualità che, più di tutte, gli difetta: l’umanità.

Perché l’avversario di Fracchia/Fantozzi di umano ha ben poco. Che assuma le fattezze del MegaDirettoreGalattico o di un centurione romano, egli è comunque il simbolo e il tramite di un potere macchinico, che si impone sull’uomo, riducendolo a un insicuro e patetico omino. Da un lato, dunque, riecheggia la summa divisio di Totò tra uomini e caporali, dall’altro rinvia alla più articolata elencazione svolta dal mafioso Don Mariano, nel romanzo di Sciascia Il giorno della civetta:

«Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà. Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini. E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi. E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito. E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre».

Di quale categoria siano (non) fieri esponenti il ragionier Ugo Fantozzi o la ‘belva umana’ (magnifico ossimoro che ci ricorda una vecchia officina) Fracchia, non è dato sapere. Anche se, almeno a giudicare dalle frequenti disavventure che li vedono puntualmente sconfitti, un sospetto potremmo anche averlo.

E tuttavia, di fronte alla potenza infallibile del MegaDirettoreGalattico, risplende l’imperfetta e tremula umanità del piccolo impiegato, ‘umano troppo umano’ nel confronto con quel ‘fulmine che si chiama superuomo’. Fracchia/Fantozzi altro non suscita che disprezzo nei suoi simili, che tuttavia non sono poi così differenti da lui nei loro goffi tentativi di ingraziarsi l’autorità. Il potere, invece, non disprezza, ma accoglie con abbraccio paternalistico che tradisce al contempo la superiore indifferenza e la malcelata necessità di esser celebrato dai propri sottoposti, come rivelato dalla dialettica servo-padrone.

Ecco, dunque, i due poli evidenziati dal “Com’è umano Lei!”.

Per un verso, si delinea il tema del potere, inumano per definizione (‘che importa la felicità, la ragione, la virtù, la giustizia, la compassione!’, diremmo con Nietzsche), cui viene ingiustamente – e ironicamente – riconosciuta la caratteristica dell’umanità.

Per altro verso, in tempi di nuovo umanesimo, si afferma proprio il tema dell’umanità, sintetizzata nella figura dello sventurato Fracchia/Fantozzi, uomo che ci appare come un cavo teso tra la bestia (belva?) e il superuomo-MegaDirettoreGalattico.

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