Nostalgia

You know how the time flies 
Only yesterday was the time of our lives 
We were born and raised in a summer haze 
Bound by the surprise of our glory days 

Il termine italiano nostalgia deriva dall’unione della parola greca nostos, il ritorno, e nello specifico il ritorno a casa degli eroi, e di algia, dolore fisico. La nostalgia è dunque il dolore che si prova nel tornare con la mente in luoghi e, soprattutto, tempi lontani, irraggiungibili. Quei glory days del ricordo diventano nella nostra testa con facilità perfetti, o quantomeno migliori dei presenti e di quelli sconosciuti e spaventosi che devono ancora venire. È proprio questo inevitabile confronto con il momento attuale a differenziare questo sentimento dal rimpianto e dal rimorso: chi soffre di nostalgia non desidera riscrivere nulla del passato, solo poterlo rivivere così com’era. Someone like you (2011) di Adele non è altro che il racconto di una storia d’amore conclusa, definita dalla voce narrante come “il tempo della propria vita”. Pensare che questo fantomatico momento – unico, irripetibile, perduto – sia esistito è forse la forma peggiore di nostalgia, perchè ci lascia non solo con la consapevolezza che il passato non può tornare, ma anche con la convinzione che futuro e presente non valgano la pena di essere vissuti fino in fondo, perchè l’apice della nostra esistenza è già trascorso. 

Nel musical del 2012 Les Misérables, tratto dall’omonimo romanzo di Victor Hugo, Fantine, ormai caduta in disgrazia, ricorda con tormento il sogno d’amore che ha segnato la sua rovina. 

I dreamed a dream in time gone by 
When hope was high 
And life worth living 
I dreamed that love would never die 
I dreamed that God would be forgiving 

And I was young and unafraid 
And dreams were made and used and wasted 
There was no ransom to be paid 
No song unsung, no wine untasted

Fantine ha di certo molti rimpianti, ma quando ricorda l’uomo che l’ha abbandonata non sembra pentirsi di aver ceduto a quella passione. Prova piuttosto nostalgia delle canzoni, della vita vissuta con pienezza e piacere. E soprattutto prova nostalgia del suo sogno, del futuro che si immaginava, della propria stessa speranza. Quanto è facile per gli esseri umani soffrire la mancanza di un’illusione? Come può un dolore fisico essere causato dall’assenza di ciò che non è mai esistito? Chi di noi, a mente lucida, ricorda un giorno bellissimo che non sia stato accompagnato dalla paura, dalla rabbia, dal fastidio o dall’ansia nemmeno per un secondo? 

La nostalgia è molto spesso associata all’infanzia e forse ancor di più alla giovinezza, come ricorda anche Francesco Guccini in Eskimo. La canzone racconta i vent’anni del cantante, che coincidono con il decennio che ha portato alla rivoluzione sessantottina. Qui però la nostalgia del desiderio amoroso convive con la compassione, ma, soprattutto, con una disperata autoironia. 

E adesso che potremmo anche farlo e adesso che problemi non ne ho 
Che nostalgia per quelli contro un muro o dentro a un cine o là dove si può 
E adesso che sappiam quasi tutto e adesso che problemi non ne hai 
Per nostalgia, lo rifaremmo in piedi scordando la moquette stile e l’Hi-Fi 

Diciamolo per dire, ma davvero si ride per non piangere perché 
Se penso a quella che eri, a quel che ero, che compassione che ho per me e per te 
Eppure a volte non mi spiacerebbe essere quelli di quei tempi là 
Sarà per aver quindici anni in meno o avere tutto per possibilità 

Perché a vent’anni è tutto ancora intero, perché a vent’anni è tutto chi lo sa 
A vent’anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell’età 
Oppure allora si era solo noi non c’entra o meno quella gioventù 
Di discussioni, caroselli, eroi quel ch’è rimasto, dimmelo un po’ tu 

Alla fine di questa “domenica in settembre” l’autore sembra rendersi conto, o forse ricordarsi, che ciò che aveva dentro a vent’anni non può essere cambiato poi molto: il presente e il passato tornano a sovrapporsi. I giorni felici, a sorpresa, appaiono di nuovo a portata di mano, possibili in un futuro che forse non si realizzerà – proprio come quello immaginato a vent’anni – ma comunque non è ancora scritto.

La natura illusoria dell’oggetto della nostalgia diventa ancora più evidente leggendo un passo di Guerra e pace che Tolstoj scrisse intorno ai quarant’anni e le parole che l’autore russo mette in bocca ai suoi protagonisti ventenni.  

«E ti ricordi,» disse Nataša con un sorriso assorto, «che tanto, tanto tempo fa, quando eravamo ancora piccoli, lo zio ci aveva chiamati nello studio, ancora nella vecchia casa, e faceva buio; e noi ci siamo andati, ma, tutt’a un tratto, lì, in piedi vediamo…» «Un moro,» finì Nikolaj al posto suo, con un sorriso pieno di gioia, «come vuoi che non mi ricordi? Ancora adesso non so se fosse proprio un moro o se ce lo fossimo sognato o se ce l’abbiano raccontato.» «Era grigio, ti ricordi? Con i denti bianchi; stava lì in piedi e ci guardava…» «Voi ve ne ricordate, Sonja?» domandò Nikolaj. «Sì, sì, anche a me sembra di ricordare qualcosa,» rispose Sonja, timidamente. «Io poi ho domandato di quel moro al papà e alla mamma,» disse Nataša, «loro dicono che non c’è mai stato nessun moro. Ma tu te ne ricordi bene!» «Come no, mi ricordo i suoi denti come fosse ora.» «Com’è strano! È come se fosse stato un sogno. Questo a me piace.» «E ti ricordi di quando facevamo rotolare le uova nel salone e, a un tratto, sono comparse due vecchie e hanno cominciato a fare le piroette sul tappeto? Questo è accaduto, sì o no? Ti ricordi com’era bello?» «Sì. E ti ricordi di quando il papà con la pelliccia blu ha sparato con il fucile sull’ingresso?» Riandavano così nella memoria, sorridendo, abbandonandosi al piacere di ricordare: e non era il mesto ricordare senile, ma il poetico ricordare giovanile: quelle impressioni del passato in cui i sogni si fondono con la realtà, e ridevano piano, contenti di chissà che. 

Tolstoj immagina che a vent’anni i ricordi siano diversi, che a quell’età non ci sia dolore nel ricordare. Lo stesso sembra suggerire questa scena di Inside Out 2 (2024) in cui la nostalgia della tredicenne Riley viene respinta dalle altre emozioni, che le suggeriscono che il suo momento di manifestarsi non è ancora arrivato. 

Ma è davvero così? La nostalgia ha davvero un età? Oppure come i personaggi del suo romanzo, come tutti noi, Toltoj piega il passato, modifica e confonde i ricordi, crea una giovinezza che non conosce questo sentimento solo per legittimare la propria, di nostalgia? 

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