A Reggio Calabria è scoccata l'ora dei laboratori

Una delle grandi novità dell’ultimo convegno promosso dall’associazione “Pietre di scarto” a Reggio Calabria è stata di organizzare alcuni laboratori di scrittura e di lettura nelle scuole. A me è stato chiesto di incontrare due classi del Liceo Classico “Campanella”. Il primo laboratorio si è svolto nella nobile sede principale del liceo mentre il secondo è avvenuto nella “succursale” della scuola alla periferia della città, un casermone anonimo della peggiore edilizia popolare. I ragazzi erano stipati in un’aula spoglia e sporca, i muri zeppi di scritte, la lavagna storta, uno straccetto da cucina per cancellino, una cattedra pericolante (quando mi ci sono appoggiato stavo per finire per terra) e una stufetta elettrica in un angolo che faceva finta di riscaldare l’ambiente. Mentre la professoressa presentava l’autore televisivo venuto da Roma per la lezione di scrittura creativa avrei voluto dire ai ragazzi: cosa ci fate qui? Cosa avete fatto per meritarvi tanto degrado? Come potete essere educati alla bellezza e all’amore per la vita in un luogo che sembra fatto appositamente per offendere la vostra dignità?
Non ricordo bene cosa ho detto loro durante la lezione, ma l’esercizio di scrittura ha avuto un grande successo. Gli ho chiesto se era mai capitato loro di avere dai loro genitori notizie sul momento della loro venuta in questo mondo. Se sapevano, per esempio, dove si trovasse loro padre durante il travaglio della mamma: era nella sala-parto, nel corridoio, al lavoro? Li ho pregati di immaginare il giorno della loro nascita, vedere la mamma con il bimbo tra le braccia, osservare il papà nei minuti successivi al parto, componendo con la fantasia il luogo e addirittura immedesimandosi in un infermiere o nell’ostetrica per immaginare di tenere in braccio il bambino appena nato. Infine ho chiesto loro di scrivere ciò che vedevano.
Hanno lavorato in silenzio, concentratissimi, coinvolti al punto che una ragazza è scoppiata in lacrime, un’altra con gli occhi rossi ha chiesto di uscire, un’altra ha pianto sommessamente accucciandosi sul banco. All’improvviso erano tutti seri e silenziosi, come si può esserlo quando si è veramente presenti alla realtà che si contempla.
Dopo una decina di minuti abbiamo letto alcuni dei loro testi e ne abbiamo parlato. Poi abbiamo letto le prime due pagine del romanzo “La pace come un fiume” di Leif Enger in cui si racconta della straordinaria nascita di Reuben Land, il “neonato d’argilla” i cui polmoni si rifiutavano di funzionare, e di come il papà Jeremiah Land lo avesse salvato dalla morte con un miracolo. Ecco l’incipit:

Sin dal mio primo respiro in questo mondo, tutto ciò che ho sempre voluto sono un buon paio di polmoni e l’aria per riempirli – qualcosa di scontato, potreste ritenere, per un neonato americano del ventesimo secolo. Pensate al vostro primo respiro: un vento sconvolgente che con estrema facilità vi si infila giù per i polmoni, mentre voi siete ancora lì che vi rigirate nelle mani del medico. Che urlo che avete fatto! Non avevate in mente altro che la colazione, e stava per arrivare.
Quando nacqui io, da Helen e Jeremiah Land, nel 1951, i miei polmoni rifiutarono di dare il calcio d’avvio.

Dopo la lettura i ragazzi si sono espressi sulle immagini e sulle parole che li hanno colpiti maggiormente e le hanno confrontate con quelle dei testi che avevano scritto in precedenza. Intervenivano, ascoltavano, sorridevano e soprattutto si meravigliavano, come se il tuffo nella realtà provocato dall’immaginazione attivata attraverso la lettura e la scrittura avesse avuto il potere di aprire loro improvvisamente gli occhi.
Il giorno dopo gli studenti del “Campanella” erano tutti al Convegno e sono rimasti fino all’ultimo. Anche quando un sedicente docente di Letteratura dell’Università di Messina ha pensato di onorare la loro presenza e il loro entusiasmo affermando con compiaciuto scetticismo che “la letteratura non serve assolutamente a nulla”. Eppure l’ora passata con i ragazzi del liceo mi ha dimostrato ancora una volta che l’esperienza della buona letteratura è una straordinaria occasione per penetrare la realtà e coglierne il gusto profondo, diradare le nebbie della disillusione, ritrovare la voglia di mettersi in gioco. E che un laboratorio di lettura/scrittura può attivare un corto circuito tra parola e vissuto personale dei ragazzi (e di ognuno di noi) in grado di liberare energie straordinarie che spesso rimangono nascoste, annichilite, inespresse sotto la coltre mortifera di certe avvilenti strutture scolastiche e, più in generale, di una cultura autoreferenziale che ha perso di vista la bellezza dell’esserci e di vivere l’avventura della vita.
Ho promesso ai ragazzi di Reggio di tornare e spero di poterlo fare presto. Avanti “Pietre di scarto”, avanti BombaCarta! C’è bisogno di tanti laboratori perché tanti sono i ragazzi e le persone in attesa di un’esperienza profondamente vitale ed è ora di creare una task-force di animatori di laboratori.

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  1. Tita ha detto:

    Sì, è ora di creare una task-force di animatori di laboratori: a Reggio abbiamo cominciato a farlo con il Corso di formazione che continuerà in aprile ed in maggio e, nelle nostre intenzioni, dovrebbe non concludersi ma continuare come gruppo di lavoro che opera nel campo della lettura e della scrittura, ricercando, confrontando le esperienze, valutando quanto si è già fatto attraverso incontri periodici.

    Sono stata in diversi periodi in quella succursale di cui parli, una decina di anni fa ed allora era una scuola luminosa, costruita da poco: la preferivamo addirittura alla sede centrale.
    Ma anche il nuovo evidentemente deve essere curato e oggetto di accurata manuntenzione.

    Comunque grazie per l’esperienza che hai fatto vivere ai nostri ragazzi: spero che potremo continuare anche nel prossimo anno i laboratori di lettura e scrittura nelle biblioteche delle scuole.

    Intanto pensiamo di concludere l’esperienza di quest’anno con una -giornata dei laboratori- nelle scuole in cui li abbiamo realizzati, per far conoscere ai genitori e agli altri docenti i laboratori anche attraverso la lettura di scritti prodotti dai ragazzi: martedì vedremo come organizzarla.

  2. Angela C ha detto:

    La letteratura non servirà mai a nulla fino a quando la si porgerà insieme al disincanto del docente. È bastato saper accompagnare per mano alcuni adolescenti alle “soglie” di un evento perché in loro si delineassero mille e intimi sentieri prima sconosciuti.
    Un ricordo. Chiesi a mio figlio, appena tornato da scuola, quali fossero i compiti per l’indomani: “Non so… devo studiare di una porta…” Era la porta dell’Inferno dantesco. Forse il ragazzo non eccelleva per sensibilità letterarie, ma come era stata porta la lezione ?… Il pomeriggio inquadrammo alla ben meglio Dante e la sua opera. Alla fine declamai i versi della famigerata porta: “Mamma… Mi si è accapponata la pelle!” fu il suo commento. Non mi riconosco abilità d’insegnante e Dante è da sempre una mia personalissima spina nel cuore. Mi è solo bastato aprire un credito di fiducia in un sano messaggio di natura squisitamente letteraria, porgerlo, e destare, mi auguro, l’emozione che ha saputo veicolare quel messaggio.

    Angela

  3. Katia ha detto:

    Anche da parte mia Stas’grazie tante. Io non ho potuto esserci quella mattina, ma riesco benissimo ad immaginare gli sguardi in ascolto, lo stupore e i sorrisi di quei ragazzi perchè mi ricordano la “mia” meraviglia ed il “mio” stato d’animo quando per la prima volta provai ad avventurarmi nello straordinario universo della letteratura attraverso i metodi di BC, con quell’approccio alla lettura e alla scrittura a cui oggi devo senza dubbio molta della consapevolezza del mio “stare” a questo mondo. Grazie perchè sono certa del segno che hai lasciato in quei ragazzi e perchè davvero, insieme, potremo provare a fare tanto per loro.

  4. paolo pegoraro ha detto:

    Credo che nell’espressione «cogliere il gusto» ci sia tutta la bellezza e l’emozione per cui amiamo condividere e allargare l’esperienza letteraria: non una speculazione né un’informazione, ma una sapienza, cioè qualcosa che ci fa riscoprire il sapore della vita, carezzarne con trepidazione la scorza e morderne la polpa. E chi può fare a meno di questo?

  5. Rosa Elisa Giangoia ha detto:

    Per evitare la “la coltre mortifera di certe avvilenti strutture scolastiche” penso che la cosa migliore sarebbe far sì che molti insegnanti siano essi stessi parte di “una task-force di animatori di laboratori”. Credo che in realtà molti lo siano già: la scuola italiana, soprattutto per quanto riguarda gl’insegnanti, non è tutta da buttare! Da buttare sono le aule fatiscenti, le strutture inadeguate,dovunque, da nord a sud del nostro paese, e soprattutto la burocrazia dissennata e assurda! Il meglio della scuola, il rinnovamento che c’è stato negli ultimi decenni in Italia, è avvenuto unicamente perché molti docenti, con impegno e sacrificio personale, sovente evitando o opponendosi all'”apparato burocratico”, hanno fatto tutto il possibile perché avvenisse. Il fatto stesso che oggi si vada nelle scuole a fare dei laboratori è soprattutto merito di molti insegnanti. Qusta sensibilità e questa apertura si potrebbero potenziare e ampliare, magari anche istituzionalizzare, ad esempio, stabilendo accordi con le SSIS o con cosa ci sarà al loro posto. Anch’io ho fatto al Liceo Campanella di Reggio Calabria una splendida esperienza di laboratorio di lettura, ma l’ho potuta fare proprio perché una collega insegnante attenta, sensibile e didatticamente abile e motivata come Anna Maria Abrami, aveva preparato il terreno. Di questo le sono molto grata. A fare la scuola sono in primis gli insegnanti!

  6. Rossella Maria Luisa Bartolucci ha detto:

    Solo adesso sono venuta a conoscenza di quest’articolo pubblicato da Bombacarta e mi sento in dovere di precisare alcune cose in proposito. Prima di tutto, ci terrei a far sapere che il Liceo Classico di Reggio Calabria era già sensibilizzato nei confronti della scrittura creativa: infatti già dall’anno scorso la sottoscritta, docente di Italiano e Latino nel suddetto Liceo, aveva creato un Laboratorio di Poesia (con relativo Progetto) che aveva dato ottimi risultati a fine d’anno. Quest’anno ho ritenuto di ampliare l’offerta formativa per gli alunni e ho affiancato al mio Laboratorio di Poesia già strutturato la collaborazione dell’Associazione di Volontariato Culturale Pietre di Scarto. Accanto a questo Laboratorio ho favorito personalmente la creazione nella scuola di un Seminario di Scrittura Creativa tenuto dalla suddetta Associazione, di cui sono la referente per la scuola. Gli alunni incontrati nella “nobile sede principale del Liceo” di cui si fa menzione nell’articolo non appartenevano ad una classe, ma erano quelli che partecipano ai due laboratori summenzionati, tutt’ora in corso di svolgimento. Dell’incontro con questi alunni, già adeguatamente preparati e motivati, nell’articolo non si fa menzione, bensì si fa menzione dell’incontro nella “succursale” della scuola avvenuto questa volta con una classe, e avvenuto proprio grazie al mio personale interessamento perché anche altri alunni potessero fruire di una così stimolante occasione di crescita, che evidentemente ha dato i suoi frutti.

  7. Stas' Gawronski ha detto:

    Cara Rossella,
    siete straordinari e devo farvi i miei complimenti per i ragazzi e per il lavoro che svolgi e svolgete. So perfettamente che senza di te e, in generale, come scrive Rosa Elisa, senza l’impegno gratuito di insegnanti illuminati, nulla accadrebbe nelle scuole e nulla sarebbe potuto accadere a Reggio. Io sono stato solo l’ultimo anello della catena. L’incontro avvenuto nella sede centrale del liceo classico è stato intenso, emozionante e i ragazzi sono stati attenti, vivi, presenti. Abbiamo letto un brano da “Bianco su nero” di Ruben Gallego e la risposta dei ragazzi è stata vibrante. Se nel mio rapido intervento nel blog ho parlato solo dell’esperienza alla “succursale” è perchè sono rimasto colpito dal contrasto tra la capacità di coinvolgimento e di reazione dei ragazzi e le condizioni in cui si trovava la classe. Ma entrambe le esperienze sono state per me indimenticabili e ti ringrazio per questo. Spero di rivedervi tutti presto.

    Stas’

  8. Tita ha detto:

    Leggo ora la risposta di Stas e sono proprio contenta di non essere intervenuta ieri per qualche chiarimento, come avrei voluto fare.

    Grazie, Stas, e grazie a Rossella e a tutti i colleghi del Liceo T. Campanella che hanno permesso a Pietre di scarto di fare l’esperienza bellissima dei laboratori di poesia e di scrittura con gli studenti.

    Ho letto personalmente le poesie scritte dai ragazzi nel corso del Laboratorio condotto da Sara e Rossella, e le ho trovate molto belle.
    Dei testi scritti dai partecipanti al Laboratorio di scrittura guidato da Francesca, mi ha parlato proprio la coordinatrice con grande soddisfazione.

    Altrettanto bella l’esperienza al Liceo Da Vinci: due ragazze ieri hanno partecipato al nostro laboratorio di scrittura guidato da Maria. A conclusione ci è stato chiesto se potevamo far partecipare anche una ragazzina di prima media…..

    Grazie a tutti per il lavoro svolto in questo anno e per una collaborazione che spero possa continuare.

    Grazie anche a nome di tutti i soci di Pietre di scarto.

    tita

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