Quando la fede diventa poesia…

di Rita Lia 

Esiste un mezzo che risulti più efficace per partecipare ad altri la bellezza di un’esperienza se non quello del linguaggio poetico?”. Così si esprime Don Antonio Staglianò nell’introduzione (Col cuore grato) alla sua ultima fatica poetica e teologica: la raccolta di poesie e riflessioni dal titolo “Terra di ogni terra madre” (Edizioni Pubblisfera).
Un’esperienza-evento col suo carico di emozioni struggenti è stata per l’autore il viaggio in Terrasanta, “là dove ogni uomo può dire “qui io sono nato”.
Fin dalla copertina con i simboli delle tre grandi religioni monoteistiche professate in quella terra, è un continuo riandare con la memoria intrisa di commozione e passione “viva, calorosa, ardente” alla figura di Gesù di Nazaret. Quel Gesù che in veste umana abitò e visse quegli orizzonti, quei paesaggi, quegli ampi spazi di libertà.
Canto lirico di un innamorato, che però non cessa di essere teologo” si legge nella prefazione di Monsignor Gianfranco Ravasi, che dell’autore fu professore di Scrittura nel Seminario teologico milanese, dove dalla natia Calabria il giovane Staglianò si era recato per svolgere i suoi studi in preparazione al sacerdozio.
A Le Castella la presentazione del libro, mercoledì 13 giugno, preceduta dall’inaugurazione della Sala della comunità  “S. Antonio”. Un progetto ardentemente desiderato e condiviso con l’altro parroco, Don Fortunato Morrone.
La Sala, nuova di zecca, confortevole e accogliente, fa da cornice alla manifestazione, degnamente coordinata da Angela Caccia, presidente dell’Associazione Culturale “Le Madie” – Cutro, Crotone.
Inizialmente, la presentazione s’incentra sulla caratterizzazione della dimensione poetica:
La poesia – così si esprime la coordinatrice – è uno sguardo sulla realtà, assunta con una sensibilità tanto affinata da raggiungere forme di pienezza espressiva, contemplativa ed emozionale, che elevano lo spirito”.
Illustrate, sulla scia dell’affinità culturale, l’importanza e l’utilità dei laboratori di lettura, attività che impegna i componenti dell’Associazione, in un esercizio che mira a scoprire forme di creatività latenti e conduce alla progressiva dilatazione dei confini della mente e del cuore.
L’intervento dell’illustre relatore monsignor Gianni Ambrosio, Assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, designato dal Consiglio Permanente della Cei, è una carrellata chiara e profonda sulla metodologia di lavoro seguita da don Staglianò, resa appassionante dalla presenza di strutture mai conflittuali o frammentate tra l’essere poeta e, al tempo stesso, credente appassionato.
Bisogna capire la vita e verificare la nostra identità di cristiani, tornando a quel lembo di terra lontana. L’humus, in cui ricercare le nostre radici , a volte sotterranee e nascoste, ma sempre vitali e decisive. La memoria di Gesù proietta sempre in avanti. Senza perdere di vista il presente. Con lo sguardo rivolto al passato, a quella terra dove ebbe origine il progetto della salvezza dell’uomo”. – sostiene monsignor Ambrosio.     
E si delinea l’immagine di Gerusalemme, città storica sempre contesa; città spirituale, dove ogni lacrima sarà asciugata. Di Betlemme, casa del pane, dove tutto ebbe inizio. Del deserto “inabitabile, eppure ospitale per tanti cercatori di Dio”. Una sosta sulle sponde del Giordano e sul lago di Genesaret, prima di percorrere la verdeggiante Galilea, fino al muro recente “lungo e funesto”, che divide Israele dal popolo palestinese. 
Terra fascinosa e drammatica, al cui mistero introduce l’opera di don Staglianò, che abbraccia due sezioni: la Poetica della memoria e la Mistagogia del mistero di Cristo. 
Un atto di fede molto intimo e personale il suo, ma anche una confessione comunitaria.
Pone ciascuno di noi davanti a Dio, dinanzi alla nostra coscienza ed anche al cospetto degli altri. Per meglio dire, con gli altri, che condividono la stessa fede. Si crede sempre e solamente insieme
” – prosegue il relatore.
L’opera, dal duplice contesto – lirico e meditativo – lascia intuire la personale risposta dell’uomo ad una chiamata, nell’invisibile dialogo  con Dio.
E’ un atto di fede fondante una realtà nuova, che diviene vincolo comunitario con i fratelli.
L’autore – si aggiunge nell’intervento – ricorre al genere letterario della parabola, là dove c’è posto per tutti. Dove si parla di sé ed anche degli altri.”
La proposta d’iniziazione ad una vita nuova appare, dunque, il nucleo significativo dello scritto, con il suo invito ad allargare il cuore per approfondire il sapere e ad approfondire la ragione per comprendere la vita nel suo mistero, seguendo le citazioni dei grandi pontefici Paolo VI e Benedetto XVI.
L’intervento successivo è riservato a don Fortunato, che rileva nell’opera la valenza di un servizio pastorale, rivolto a tutti attraverso il linguaggio poetico e sostenuto dall’anelito a rinnovare la speranza.
E’ don Staglianò a raccogliere e unificare le fila dell’incontro, raccontando con tono colloquiale, come si usa fare con amici di vecchia data, alcuni frammenti significativi del suo passato e le ragioni profonde del suo voler andare alle radici della propria fede.
E’ stato il bisogno d’incontrare Gesù nella sua terra, sulle strade da Lui percorse, alla ricerca di un’autenticità che superi il disimpegno, l’indifferenza, le contraddizioni in cui si dibatte l’uomo d’oggi.
Significativa la lettura di alcuni componimenti della raccolta. In particolare, un passaggio della poesia che dà il titolo all’opera: “Viandante da sempre/ mi scopro/ per Te/ Terra che doni sapore alla vita/ da lontano/ bramo il tuo grembo/ dove sono gestato/ ancora/ Alla visione son pronto/ per Te/ terra madre d’ogni terra/ accogli la mia terra/ nel mistico incontro/”.

  • Keroppy

    Terra veramente santa, quella dove ebbe inizio la piu’ grande storia d’Amore. L’Amore che tutto dà, l’amore che non chiede niente in cambio, l’Amore che libera dall’angoscia del vivere quotidiano.
    Il viaggio in quella terra è un ritrovare le radici innervate di ogni esistenza, anche la piu’ derelitta.
    Fortunato don Staglianò e tanti altri che si sono dissetati alla sorgente purissima del proprio credo.

    Keroppy attende il miracolo di quest’andare, che rinnova la speranza e dà nuova energia ad ogni pensiero, ad ogni desiderio, ad ogni sogno.