Sing Sha-La-La

Stavo ascoltando per l’ennesima volta la canzone Brown-Eyed Girl di Van Morrison che considero una delle più grandi opere d’arte del secondo Novecento. Perché? La risposta risiede nell’allegria, la gioia, quella condizione di cui parla Henry Miller in un bellissimo brano che di recente è stato postato qui sul blog di BC da Michela Carpi: “uno canta perché i suoi polmoni sono pieni di gioia. È meraviglioso ascoltare una grande esibizione ma è ancor più meraviglioso incontrare lungo la strada un vagabondo felice che non riesce a smettere di cantare perché il suo cuore è pieno di gioia. Ed il vostro felice vagabondo non si aspetta nessuna ricompensa per il suo sforzo. Lui non sa neanche cosa voglia dire, lo sforzo. Nessuno può essere pagato per donare la propria gioia, la gioia è sempre data liberamente.” (Henry Miller, The Angel is My Watermark). Il ritornello di Brown-Eyed Girl non è fatto di parole ma di suoni, di quel “sha-la-la” di cui sono composte tante e tante canzoni:

Ti ricordi quando

Eravamo soliti cantare

Sha la la la la la la la la la la dee dah

Distesi sull’erba verde

Sha la la la la la la la la la la dee dah

Dee dah dee dah dee dah dee dah dee dah dee

Penso a tutti quei grandi “poeti” del rock (da Dylan a Springsteen a Tom Waits) che, giustamente, cantano e non parlano. Ain’t talkin‘, “non sto parlando, solo camminando”, canta Dylan in una delle sue ultime canzoni, e lo sha-la-la ritorna nelle sue canzoni (Man in me, ad esempio, non è un caso che Alessandro Carrera intitoli il suo saggio “La voce di Bob Dylan”, non “la poesia di Dylan”) così come lo sha-la-la è protagonista nella struggente Jersey Girl di Tom Waits immortalata da Bruce Springsteen, ma pensiamo sempre a Van Morrison che in Behind the ritual parla una lingua tribale per iniziati e ad un certo punto blatera un lunghissimo bla-bla-bla, che meraviglia!  ai vocalizzi di Dalla o di De Andrè (più raro, il primo è infatti uno spirito allegro, il secondo più cupo), nelle loro migliori canzoni, oppure alla grandiosa La pulce d’acqua di Branduardi, testo esiguo, esile e misterioso, ma tanto tanto sha-la-la e versi simili. C’è niente di più antico, umano, bello?