Brina Svit finalmente in italiano

Viene finalmente tradotto anche in Italia un romanzo di Brina Svit, scrittrice a cavallo tra due lingue: nel suo caso lo sloveno e il francese.

Brina Svit, "Morte di una primadonna slovena"

Brina Svit, "Morte di una primadonna slovena"

Brina Švigelj Mérat, nata a Lubiana nel 1954, vive a Parigi dal 1980. I suoi romanzi, tradotti in francese, inglese, tedesco, greco e spagnolo hanno avuto immediato successo e dal 2005 scrive anche in francese (è pubblicata da Gallimard).
La piccola e neo-nata casa editrice di Rovereto, Emanuela Zandonai editore, pubblica nel settembre 2007 uno dei suoi primi romanzi, Morte di una primadonna slovena.
Il coraggio di questa casa editrice è assolutamente lodevole, non solo per la scelta dell’autrice e del romanzo, ma anche per l’accuratezza della traduzione (Sabina Tržan e Simonetta Calaon) e la veste tipografica: la più elegante che la Svit abbia mai avuto.

Questo romanzo, sicuramente ci dà il senso della scrittura di questa autrice che riesce a far viaggiare tra le città europee i suoi personaggi come se nulla fosse, mentre gli incontri, quelli veri, all’interno di una famiglia o di una città, sembrano impossibili.
Quando uno scrittore migrante approda alla scrittura, una cosa sa di sicuro: sa cosa vuol dire cambiare e perché. Nel caso di questo romanzo, l’eroina, la cantante lirica Lea Kralj, muore proprio perché non riesce a cambiare la sua vita, mentre l’io narrante le sopravvive profondamente turbato dall’incontro e il suo sguardo all’indietro è verso quello che avrebbe potuto cambiare della sua vita ma che ormai non è più possibile.

La trama è semplice ma il modo in cui viene svolta e montata, specie all’inizio del libro è piuttosto originale: una rivista slovena vuole assegnare il premio “Slovena dell’anno” e chiede al giornalista che ha accompagnato la cantante lirica Lea Kralj nei suoi viaggi tra Madrid, Parigi, Milano e infine Lubiana, di convincere in maniera decisiva la giuria raccontando chi era veramente Lea Kralj, che rapporti aveva con la madre, che rapporto aveva con la casa natale, con la patria. Il giornalista-io narrante riesce a trovare le parole e le giuste angolazioni per parlare di questa donna riuscendo a sottrarla alle banalizzazioni di un premio così pomposo.

Gli aggettivi che più ricorrono nella critica a proposito della prosa di Brina Svit sono “ellittica, poetica, musicale, moderna, creativa, originale, coraggiosa”.
Non posso non essere d’accordo dopo aver letto il romanzo e mi auguro che presto si prosegua con l’opera di traduzione. Il libro all’inizio non è dei più semplici a causa dei frequenti salti di tempo, situazione e prospettiva, poi, dopo le prime 20 pagine, la trama si fa chiara e pian piano avvince. La prosa elegante e il ritmo conquistano il lettore rivelando una scrittura originale e moderna. Le tematiche come il legame con la madre, i ricordi, gli incontri, la ricerca di senso nella casualità della vita e l’identità costituiscono la trama sottile. Ma anche il “come narrare” in modo unico e personale, a se stessi e agli altri, viene messo a fuoco dalla scrittrice. Il giornalista, infatti, ha ben presente che quello che sta facendo è una narrazione che serve a chiarire a se stesso ciò che ha vissuto e a rispondere alle domande della rivista slovena che vuole assegnare il premio di “Slovena dell’anno”.

La musicalità è certamente caratteristica in questo romanzo. Innanzitutto l’eroina è una cantante lirica e nella storia ricorrono versi di canzoni italiane e parole in lingua slovena che costituiscono una musicalità altra, inoltre anche alcune ripetizioni di sintagmi valgono come refrain che contribuiscono a creare un intreccio poetico evocativo.
Quello che resta alla fine è il senso del mistero degli incontri tra le persone. La solitudine in due, l’incapacità di prendersi cura di chi la sorte ci affida e il senso di colpa che ne deriva quando la tragedia avviene. Non una sola volta è presente il senso della Misericordia o del Divino e proprio la sua assenza si rivela come un vuoto che ancor più ne parla.