Leggere un libro con gli occhi di un altro

Un amico, sentendo parlare del nostro laboratorio di lettura, ha reagito come se gli avessero chiesto di togliersi le scarpe e camminare in mezzo alla strada con i calzini bucati: infastidito e a disagio.

Bookshop“La lettura è un fatto intimo, privato, personale”, mi ha detto, “posso leggere un brano che mi piace solo a qualcuno che conosco molto bene, a un amico… e quando lo faccio, quando addirittura “scelgo” un brano all’interno di un romanzo, inevitabilmente rivelo anche qualcosa di me… non è qualcosa che si può spartire con chiunque. Per la musica è diverso, è normale far ascoltare un pezzo… per i libri no”.

La situazione – un amico che legge a un altro qualcosa – ricorda quella scena del film L’attimo fuggente in cui i protagonisti scappano nei boschi, si nascondono in una grotta e leggono ad alta voce poesie, pagine di diario, riviste porno (queste in realtà le guardano e basta). Una situazione intima, appunto, privata, bella e divertente, che li fa sentire meno soli. Un momento in cui si raccontano agli altri attraverso la letteratura, e nella letteratura cercano la forza per affrontare il mondo che hanno intorno.
Non c’è dubbio che si tratti di un’esperienza bellissima e intensa: perché però momenti così ricchi dovrebbero limitarsi ad essere vissuti solo nella luce protettiva dell’amicizia?

Una risposta me la suggerisce Luca Doninelli, quando scrive a proposito della scuola “Flannery O’Connor” di Milano:

La letteratura non ha una porta d’ingresso principale. E’ sempre un ingresso personale, unico: un passaggio che avviene in noi, e che noi possiamo riconoscere in altri quanto più l’esperienza altrui tocca un punto doloroso dentro di noi. Da principio, non abbiamo altro che le nostre preferenze di cui fidarci. Ma la preferenza di un altro può illuminarci sulla ragione che ci induce a preferire, continuamente.”

Primo. Non solo la letteratura non ha un ingresso principale (ognuno vi entra quando, da dove e come vuole), ma la letteratura non ha un ingresso, è essa stessa un ingresso: non è un mondo a sé, dove si entra e da cui si esce, ma è un passaggio… che avviene in noi! Interessante, no? (Curioso che come immagine di questo “passaggio” mi venga in mente non quella di una soglia da varcare ma quella di una macchina su cui salire… una specie di autostop, la letteratura come qualcuno in macchina che ti dice: dove hai detto che vai? ti serve un passaggio? Ci andiamo insieme).

Secondo. All’inizio, sottolinea Doninelli, nell’affrontare questo passaggio non abbiamo altro che le nostre preferenze, ma poi, “la preferenza di un altro può illuminarci sulla ragione che ci induce a preferire”. E questo accade anche se non siamo al riparo con gli amici ma in una stanza anonima con degli estranei: le loro preferenze possono illuminare il perché delle nostre, e possono aiutare ad aprirci a qualcosa di completamente nuovo, insospettabile. Ancora di più, le loro e le nostre preferenze – non i nostri gusti, ma proprio i libri che leggiamo – possono illuminarsi a vicenda – a prescindere dal fatto che a noi piacciano o meno.

Agli inizi di BombaCarta, una delle prime cose che fece Antonio Spadaro fu quella di chiedere cosa leggevamo e dove e quando, invitandoci poi a mandargli un elenco, una “antologia di brani per noi significativi”. A commento di una di queste “antologie”, scrisse (29 marzo 1998):

“Cari amici bombacartari,
[…] questa antologia di brani significativi si conclude con una frase tratta da un libro di Coelho:
“…se non leggi il romanzo con i tuoi occhi lo puoi almeno fare attraverso i miei”.

Si tratta di una frase che mi ha “steso”: è vero, no? Fornire una antologia personale, raccontare ad un altro un racconto,… significa leggere una visione del mondo con gli occhi di un altro! Lui mi ha prestato i suoi occhi e in questo gioco di sguardi tra il testo, me e lui può nascere qualcosa di molto particolare, una collaborazione interpretativa dagli esiti insospettabili. Così avviene nell’esecuzione di un brano musicale, ad esempio: la musica sta là, sulla carta, ma se non c’è chi interpreta/esegue il brano io non colgo nulla. Così per un testo teatrale. Ma forse vale anche per le antologie personali. Che ne pensate? Avete mai letto un libro con gli occhi di un altro? In che senso?”