I versi e la voce di Pierluigi Cappello

Pierluigi Cappello è uno dei maggiori poeti italiani viventi. È nato a Gemona nel 1967, una città del Friuli rimasta nella memoria di molti per essere stata distrutta dal terremoto negli anni settanta. Scrive tanto in dialetto friulano che in italiano. La sua ultima opera, Assetto di volo (Crocetti 2006), raccoglie i versi migliori scritti a partire dal 1998.

Nel filmato Pierluigi è seduto sulla sua carrozzina per disabili alla scrivania dello studio nella casa di Tricesimo (una piccola cittadina in provincia di Udine) dove è solito comporre le sue poesie. È il 14 giugno 2009 e sta conversando con lo scrittore Eraldo Affinati, anche lui una delle voci di maggior spessore della nostra attuale letteratura e grande amante della poesia italiana (da ricordare il suo Patto giurato. La poesia di Milo De Angelis, Tracce, 1996). Pierluigi si è proposto di leggerci due poesie inedite (il testo della seconda, Parole povere, è riportato qui di seguito). In questo filmato la poesia è anche nella voce, nello sguardo, nella luce del luogo in cui la parola poetica è pronunciata.

Parole Povere

Uno in piedi, conta gli spiccioli sul palmo
l’altro mette il portafoglio nero
nella tasca di dietro dei pantaloni da lavoro.

Una sarchia la terra magra di un orto in salita
la vestaglia a fiori tenui
la sottoveste che si vede quando si piega.

Uno impugna la motosega
e sa di segatura e stelle.

Uno rompe l’aria con il suo grido
perché un tronco gli ha schiacciato il braccio
ha fatto crack come un grosso ramo quando si è spezzato
e io c’ero, ero piccolino.

Uno cade dalla bicicletta legata
e quando si alza ha la manica della giacca strappata
e prova a rincorrerci.

Uno manda via i bambini e le cornacchie
con il fucile caricato a sale.

Uno pieno di muscoli e macchie sulla canottiera
Isolina portami un caffé, dice.

Uno bussa la mattina di Natale
con una scatola di scarpe sottobraccio
aprite, aprite. È arrivato lo zio, è arrivato
zitto zitto dalla Francia, dice, schiamazzando.

Una esce di casa coprendosi un occhio con il palmo
mentre con l’occhio scoperto piange.

Una ride e ha una grande finestra sui denti davanti
anche l’altra ride, ma non ha né finestre né denti davanti.

Una scrive su un involto da salumiere
sono stufa di stare nel mondo di qua, vado in quello di là.

Uno prepara un cartello
da mettere sulla sua catasta nel bosco
non toccarli fatica a farli, c’è scritto in vernice rossa.

Uno prepara una saponetta al tritolo
da mettere sotto la catasta e il cartello di prima
ma io non l’ho visto.

Una dà un calcio a un gatto
e perde la pantofola nel farlo.

Una perde la testa quando viene la sera
dopo una bottiglia di Vov.

Una ha la gobba grande
e trova sempre le monete per strada.

Uno è stato trovato
una notte freddissima d’inverno
le scarpe nella neve
i disegni della neve sul suo petto.

Uno dice qui la notte viene con le montagne all’improvviso
ma d’inverno è bello quando si confondono
l’alto con il basso, il bianco con il blu.

Uno con parole proprie
mette su lì per lì uno sciopero destinato alla disfatta
voi dicete sempre di livorare
ma non dicete mai di venir a tirar paga
ingegnere, ha detto. Ed è già
il ricordo di un ricordare.

Uno legge Topolino
gli piacciono i film di Tarzan e Stanlio e Ollio
e si è fatto in casa una canoa troppo grande
che non passa per la porta.

Uno l’ho ricordato adesso adesso
in questo fioco di luce premuta dal buio
ma non ricordo che faccia abbia.

Uno mi dice a questo punto bisogna mettere
la parola amen
perché questa sarebbe una preghiera, come l’hai fatta tu.

E io dico che mi piace la parola amen
perché sa di preghiera e di pioggia dentro la terra
e di pietà dentro il silenzio
ma io non la metterei la parola amen
perché non ho nessuna pietà di voi
perché ho soltanto i miei occhi nei vostri
e l’allegria dei vinti e una tristezza grande.

(Pierluigi Cappello)

2 commenti a “I versi e la voce di Pierluigi Cappello”

  1. andrea monda ha detto:

    ripesco questo post di Stas su indicazione di Elena Buia e rimango stupito dalla bellezza.
    Grazie Stas! Voglio saperne di più di questo poeta, così semplice, “terragno”, sporco e pulito ad un tempo. Forte! ciao!
    andrea

  2. denisa ha detto:

    I don’t understand very well italian yet, but the poetry is interesting. The words had force. I think is an image of the world.

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