Mestieri e Negozi

fabbroIo sono un professore e quando mi presento a volte aggiungo, autoironicamente, la famosa battuta, penso statunitense per cui “chi sa fare, fa, chi non sa fare insegna”. In effetti io non so “fare” quasi niente: in attività manuali e pratiche il mio voto non ha mai raggiunto la sufficienza. Anche per questo mi piace BombaCarta, che, non a caso, mi trovo a presiedere: c’è un’aria un po’ da dilettanti allo sbaraglio in questa stramba realtà che da oltre sedici anni imperversa nell’affollato campo culturale italiano. Sul valore del “dilettantismo” se n’è già parlato, più volte, e quindi non ci ritorno, mi interessa ora il fatto che in genere in BombaCarta ci si mette a fare cose che ancora non si sanno fare, si va agli incontri di Officina o di Laboratorio non perchè “competenti” ma perchè curiosi e vogliosi di crescere in quel confronto con gli altri che può colmare le nostre piccole e grandi lacune. Quindi, ricapitolando, poco insegnamento, molta pratica. Esercizi non lezioni, da qui i nomi scelti ai nostri incontri (officina, laboratorio). Non mi meraviglio dunque, anzi ne sono lieto, del tema scelto per questa stagione che sta per cominciare: mestieri e negozi. È un tema che ho proposto io nel corso degli ultimi anni ma in passato era stato sempre bocciato. Ora è rispuntato fuori ed è veramente elettrizzante.. cosa mai potremmo tirar fuori quest’anno da questo strano binomio? Vedremo.
Intanto, rivedendo con l’occhio del camaleonte che sa guardare indietro, posso dire che c’è una certa continuità con i temi degli anni più recenti: con verbi innanzitutto, con questa sottolineatura del “fare”, dell’azione sulla teoria, dell’ambiente rispetto al concetto ma anche con binomi, visto che non si tratta solo del mestiere, inteso come “arte”, ma anche del negozio, cioè dell’ambiente, con tutte le sue condizioni, sapori e prerogative in cui un pezzo di vita quotidiana si svolge. E poi soprattutto con il tema dello scorso anno, materiali, che ne è stato quasi la premessa: dal materiale all’uso, alla finalizzazione, pensiamo ad esempio al negozio del ferramenta o alla cartoleria, che già nel nome indicano il materiale da cui tutta quell’attività scaturisce. Lo abbiamo detto più volte, BombaCarta ha un approccio “materialista” rispetto alla vita e questa sfida di mestieri e negozi lo conferma ulteriormente. Flannery O’Connor, nostro nume tutelare, ha svolto il suo percorso narrativo e critico sulla letteratura sempre in bilico (tenendo i piedi in tutte e due le staffe) tra mestiere e mistero, tra la “faticaccia” di scrivere ma anche il dono imprevisto e sorprendente.

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BombaCarta non è solo un gruppo dedito all’otium latino ma anche al neg-otium, non inteso come attività commerciale ma come azione, movimento, come nesso inscindibile tra letteratura e vita, tra esperienza artistica e quotidiana esistenza. La sfida posta da questo tema apre dunque a prospettive insolite e affascinanti, penso ai tanti spunti che possono venire, ad esempio, dal campo alimentare (il cuoco e la cucina, il ristorante e il negozio di genere alimentari) o dai già citati esempi del ferramenta e della cartoleria, per non parlare dei casi affini del fabbro e della libreria. Se poi andiamo indietro nel tempo, ai mestieri perduti, l’orizzonte si spalanca: ieri mi trovavo a Firenze e praticamente ogni via mi riportava a qualche antico lavoro oggi scomparso o trasformato (penso ad esempio che gli “oliandoli” abbiano a che fare con la produzione o la vendita dell’olio). Ma anche la contemporaneità ci offre un’immagine potente della realtà dei negozi, se uno dei casi editoriali degli ultimi anni è la serie I love shopping di Sophie Kinsella.

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Dunque un approfondimento, da svilupparsi lungo i prossimi nove mesi, sulla dimensione concreta dei mestieri e dei negozi che da sempre contraddistingue l’animale “uomo”, potrebbe essere un’occasione feconda e generativa (in genere dopo nove mesi nasce sempre qualcosa) per chi come noi di BombaCarta cammina nel mondo cercando di “trafficare” talenti, valorizzare tutte le risorse che incontra dentro e fuori di sé, sempre in bilico tra la bellezza rischiosa del mestiere e quella inquietante e luminosa del mistero.