Una regione irraggiungibile…

Quest’estate ho letto “Un’arancia a orologeria” di Anthony Burgess, gran libro. Mi ha molto colpito il linguaggio (mi piacerebbe leggere l’originale inglese), oltre al fatto che Kubrick, eliminando l’ultimo breve ma decisivo capitolo dalla sua fedele e splendida versione cinematografica, non è stato poi tanto “fedele”. Il dramma scritto da Burgess ha al suo centro il tema del libero arbitrio, la libertà che fonda la dignità dell’uomo. Tutti voi ricordate, spero e immagino, la “parabola” (ascendente e discendente) di Alex, il crudele e sfortunato protagonista della vicenda. C’è una pagina che mi ha colpito profondamente, quando il sacerdote del carcere va da Alex che ha deciso di sottoporsi alla cura che lo renderà “incapace di scegliere di fare il male”, togliendogli appunto il libero arbitrio. E, tra le altre cose, gli rivolge queste parole: “E ora, a proposito di pregare, mi rendo conto che non servirà a molto pregare pe te. Stai per entrare in una regione dove il potere delle preghiere non potrà più raggiungerti. Una cosa terribile, a pensarci.”  […] E poi cominciò a piangere. Ma io non ci feci molto caso […] disse: “Può anche andare a finire bene, chissà? Dio opera in modi misteriosi”. Poi si mise a cantare un inno con una ciangotta alta e potente.” Pagina toccante, per me almeno. L’idea che la potenza della preghiera sia così legata alla fragilità della libertà dell’uomo mi ha fatto molto riflettere. Una riflessione che voglio condividere con voi.

2 commenti a “Una regione irraggiungibile…”

  1. mario ha detto:

    Ehi, mi stupisci, per la seconda volta. Pensavo che la tua provocazione nel proporre a scuola alcune brevi scene del film provenivano dalla lettura del romanzo di Burgess … e invece a quanto pare no. Mmmmmh vuoi rubare il trucco ad un pessimo lettore come me? Ti dirò che ho letto il romanzo per via di un tuo vecchio articolo su RSC e non mi è dispiaciuto. Il finale, se non ricordo male aggiunto in un secondo momento dall’autore, apre oltre che al libero arbitrio anche all’azione della Grazia. L’incontro di Alex con il suo vecchio compare ormai sposato e come un seme gettato non nel vuoto. Ho provato a vedere il film, dopo, ma ti confesso che non sono mai riuscito a vederne più di un quarto d’ora per volta e nemmeno tutto. Ad una buona storia, si contrappone un film visionario (anche se pervaso da un profondo senso religioso) ma come contaminato da un determinismo che non prevede una chance, Alex deve essere libero per essere veramente uomo: libero di scegliere il bene o il male, ma è questo che non mi ha mai convinto in Kubrick, la scelta è irrevocabile e non c’è speranza di cambiamento perchè non c’è Grazia operante nei suoi film. Insomma l’uomo non cambia semplicemente in funzione del suo essere libero. Trovo più completo il racconto, nessuno può costringere un’uomo privandolo di scegliere, ma l’uomo ha bisogno di una spintarella ogni tanto altrimenti brancola nel buio intrappolato solo da ciò che pensa. Ma forse sbaglio.

  2. Andrea Monda ha detto:

    Kubrick è il regista del “determinismo che non prevede una chance” non a caso è un maestro nel raccontare per immagini la follia ordinata del mondo militare, nessuno ha raccontato l’universo della guerra e degli eserciti meglio di lui, in modo più efficace e disperante. Lo trovo un maestro insuperabile ma insopportabile, freddo… sì, la “spintarella” ci vuole, come no? ma difficile chiederla a Kubrick…forse nel finale di Orizzonti di gloria (altra summa sulla follia della guerra). ciao!

Prima di inserire un commento, assicurati di aver letto la nostra policy sui commenti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *