Una regione irraggiungibile…

Quest’estate ho letto “Un’arancia a orologeria” di Anthony Burgess, gran libro. Mi ha molto colpito il linguaggio (mi piacerebbe leggere l’originale inglese), oltre al fatto che Kubrick, eliminando l’ultimo breve ma decisivo capitolo dalla sua fedele e splendida versione cinematografica, non è stato poi tanto “fedele”. Il dramma scritto da Burgess ha al suo centro il tema del libero arbitrio, la libertà che fonda la dignità dell’uomo. Tutti voi ricordate, spero e immagino, la “parabola” (ascendente e discendente) di Alex, il crudele e sfortunato protagonista della vicenda. C’è una pagina che mi ha colpito profondamente, quando il sacerdote del carcere va da Alex che ha deciso di sottoporsi alla cura che lo renderà “incapace di scegliere di fare il male”, togliendogli appunto il libero arbitrio. E, tra le altre cose, gli rivolge queste parole: “E ora, a proposito di pregare, mi rendo conto che non servirà a molto pregare pe te. Stai per entrare in una regione dove il potere delle preghiere non potrà più raggiungerti. Una cosa terribile, a pensarci.”  […] E poi cominciò a piangere. Ma io non ci feci molto caso […] disse: “Può anche andare a finire bene, chissà? Dio opera in modi misteriosi”. Poi si mise a cantare un inno con una ciangotta alta e potente.” Pagina toccante, per me almeno. L’idea che la potenza della preghiera sia così legata alla fragilità della libertà dell’uomo mi ha fatto molto riflettere. Una riflessione che voglio condividere con voi.