Report Laboratorio O’Connor gennaio 2011

Primo laboratorio di lettura O’Connor del 2011.

Appuntamento davvero a ridosso dell’inizio dell’anno e della ripresa ufficiale di tutte le attività: alla libreria Feltrinelli-Galleria Sordi di Piazza Colonna a Roma il laboratorio si apre in sordina. E dopo poco si anima: molte presenze, molti – lo confessano – sono curiosi e si avvicinano per vedere, capire, ascoltare.  L’incontro si rivela, come sempre, interessante: vengono letti 7  testi che, pur molto diversi fra di loro, presentano una serie di rimandi, di incroci.

È quello che spesso accade nei nostri laboratori di lettura: il materiale che i lettori condividono ha, senza alcuna volontà iniziale, dei notevoli punti di contatto; crea una sorta di fil rouge che ordisce una trama di sottofondo.

Ma quel che più conta, i testi sono una fonte di idee, uno stimolo alla ricerca, alla nuova lettura o alla rilettura di qualche libro dimenticato, perso o sconosciuto.

Ecco i testi letti:

Fredric Brown, Sentry, da Le meraviglie del possibile. Antologia della fantascienza, Einaudi

È il miglior inizio di laboratorio che io conosca. Un racconto brevissimo dove protagonista è il ribaltamento del punto di vista; l’io narrante spiazza il lettore costringendolo nelle due righe finali a sentirsi schiacciato in un angolo. Umano versus extra-terrestre o viceversa? Insomma, chi è a scrivere e chi a guardare?

Penelope Lively, Un posto perfetto, Guanda

Una festa di compleanno di una bambina andata a monte. La bimba cade e si fa male. Ma la pagina non descrive l’episodio, che è solo un pretesto. Con lo stile del catalogo i partecipanti alla festa elencano, in maniera asciutta ed impersonale, quello che rimane loro di quel giorno. In questo caso non un punto di vista, ma più punti di vista. Ovvero molti sguardi.

Luca Doninelli, Talk show, Garzanti

La descrizione analitica di una diretta televisiva che restituisce un “reale” incompleto; due pagine in cui il Conduttore viene presentato come l’uomo che sul palcoscenico sfida la menzogna a completo beneficio del suo pubblico, della gente. “L’uomo che non vuole ingannare, ma non vuole nemmeno farsi ingannare”: c’è qui tutto il senso di un personaggio che ha fatto la televisione degli anni ‘90. 

Flannery O’Connor, La schiena di Parker

È il brano di un racconto che ad ogni rilettura offre qualcosa di nuovo e di diverso: la rapida evoluzione di Parker, la sua vita in due pagine. L’occhio della O’Connor si posa su un personaggio tratteggiato con la semplicità propria del suo essere impacciato, incapace di accorgersi di sé. Eppure Parker è protagonista di una “virata” importante nella sua vita: la sua “destinazione” cambia. Il suo corpo diventa a poco a poco, grazie al susseguirsi di tatuaggi che lo ricoprono, una metafora della sua esistenza e la narrazione, che procede ricca di metafore, si spinge ben oltre la parola scritta. Qui lo sguardo si fa davvero profondo.

Mark Haddon, Và libretto, da Il cavallo parlante e la ragazza triste e il villaggio sotto il mare, Einaudi

Una poesia. O forse un incontro di parole, una costruzione elaborata e leggera che cerca equilibrio in un continuo avvicendarsi di immagini imprendibili. Una metafora del fare poesia, forse? O ricordi che si accavallano nel tentativo di regalare una storia? Quel che è certo, un gioco linguistico sospeso fra il dire e il fare. 

Anna Maria Ortese, Gli occhiali, da Il mare non bagna Napoli, Adelphi

È la parte finale di un racconto che si inserisce perfettamente nella serie dei brani scelti grazie al chiaro riferimento alla vista: gli occhiali di Eugenia. Cosa accade alla bimba che inforca per la prima volta gli occhiali nuovi, costati alla povera famiglia una fortuna? Questo strumento, magico nel pensiero di tutti, si rivela per lei una tortura: tutto ciò che la circonda comincia a tremare. Servono davvero gli occhiali per vedere il mondo? Sono gli occhiali a dare meraviglia al mondo? 

Dave Eggers, L’opera struggente di un formidabile genio, Mondadori

Tre frammenti dal racconto autobiografico di Eggers. Tre brevi spezzoni che mostrano come la giovinezza sia energia, come la tragedia possa trasformarsi in possibilità e come l’autostima e la certezza di essere “scandalosamente attraenti” possa fornire una chiave di svolta ad una esistenza. Eggers, con un linguaggio al limite del fastidioso, offre anche in questo caso un punto di vista “altro” per farcela, sempre e comunque.

La biblioteca dei Laboratori O’Connor è disponibile su aNobii.

Al prossimo incontro!