Second Life: il desiderio di un' "altra vita"

Probabilmente il nostro lettore ha, se non altro, sentito parlare dei videogame o videogiochi. Giocare con un videogame significa mettersi davanti allo schermo di un computer, di un televisore o di un dispositivo elettronico portatile come una Play Station Portable, che riproduce simbolicamente un ambiente (uno stadio, una pista automobilistica, un campo da tennis…) nel quale si svolge una scena ludica: un castello in cui bisogna trovare la principessa rapita, un’isola sperduta in cui è sepolto un tesoro, e così via. A volte si trascorrono ore nelle quali l’attenzione è come catturata dal gioco che sembra «vero». In altri termini, premendo tasti e pulsanti o muovendo dispositivi come mouse e joystick, i personaggi rappresentati si muovono e compiono azioni in vista del fine che devono raggiungere. In un videogame c’è una mèta da raggiungere, qualcosa da conquistare, un cattivo da eliminare, un buono da liberare. Insomma c’è un obiettivo, raggiunto il quale, il gioco finisce e si è pronti per iniziarne un altro.

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Nessun commento a “Second Life: il desiderio di un' "altra vita"”

  1. maria pia ha detto:

    Sarebbe utile alla nostra crescita, imparare a vivere la vita reale, senza fuggire via, isolandoci in queste realtà virtuali che non sò quanto aiutino ad aumentare la nostra consapevolezza, rischiando di farci chiudere sempre più, in un mondo già creato da altri, dove non c’è posto per la fantasia.

  2. Annamaria Manna ha detto:

    Nel numero 01 giugno 2007 di, 2litaliaword rivista digitale di SL, pagine 26 e 27 si trova un articolo molto interessante dal titolo: “La seconda vita della scuola italiana – Lezioni di “bottega” a 3D per una nuova didattica” di Eddie Tower.

    La scuola italiana da metà marzo sta sperimentando “SecondLearning”, un progetto in opera da più di un anno grazie a ricercatori dell’Indire. StevieRay Vaughan (Andrea Benassi), Lady Barbara (Ilaria Bucciarelli) e Vaniglia Oh (Arianna Bernardini) sperimentano metodologie che potrebbero cambiare l’ottica della scuola italiana.
    Per leggere tutto l’articolo ecco il link: http://www.2litaliaworld.it/numero_01_giugno_07.pdf

  3. C’è gente che ha famiglia, lavoro, una vita normale. Niente lascerebbe presagire che… Ma andiamo cauti. Partiamo dall’inizio.

    Eccomi di nuovo su Second life. Giro un po’. Modifico il mio avatar. Riparto. Parlo. Faccio conoscenze. Riprovo a volare. Scendo. Prendo uno scooter. Faccio un giretto. Scendo. Salgo su un’altalena. Su e giù. Scendo. Salgo su un albero. Giro un altro po’. Non so che combino e a un tratto… Catapultato in un dove senza tempo. Forse mi hanno bannato. Così.

    Sì. Ti possono anche bannare.

    Se non stai attento ti estromettono da un luogo. Da un’ island. Per esempio se – anche senza accorgertene – ti lasci alle spalle una scia di detriti, di “spazzatura”, allora no. Non va bene. Ti bannano.

    La sensazione è strana. Ti senti colpevole. Colpevole di aver fatto qualcosa di illegale. Allora vorresti chiedere scusa. Ma non sai nemmeno a chi. Inciampi nel tuo inglese scolastico. Aveva ragione la tua insegnante. Ti sarebbe servito, un giorno, l’inglese. Ma tu avevi altro da fare.

    Allora te ne vai da qualche altra parte. Sulla map ritrovi Parioli. Teletrasporto. Eccomi. La tecno mi accoglie ancora frastornato. In quello spazio aperto la gente balla. Ma non così. Balla da dio. Se ti capita di passarci, attento. Ci fai una figura di merda, se provi e non ti riesce.

    Io l’ho fatta, ovviamente.

    Ma ritornando all’inizio…

    La cosa più strana di Second life è stata scoprire che lì ci si può sposare con soli 10 Linden Dollars. E con altri 10 Linden Dollars arriva subito il divorzio!

    Dicevo. C’è gente che ha una vita normale, con moglie (o marito) e figli, cane e station wagon e utilitaria e lavoro normale o fintolavoro con contratto a tempo determinato. E invece di scendere in piazza. Invece di andare a protestare reclamare invocare minacciare, sai che cosa fa?

    Se ne sta comodo in poltrona ergonomica, ma con la schiena puntuta che presto sarà gobba, e da lì (casa o ufficio che sia), manovra il suo avatar. E lo sposa, se è il caso.

    Ecco, in quel momento sì che si sta facendo una doppia vita. Ma che dico: una seconda vita!

    Grazie ad Antonio Spadaro per la splendida iniziativa al “Cipresseto” di Reggio Calabria sulla scrittura, qualche mesetto fa.

  4. Second life (parte seconda)

    Mi hanno invitato a una serata di libri. Una serata che si svolge allo Bitser Scarfiotti Show, in una sorta di teatro nei pressi di un castello medievale a strapiombo mozzafiato su una spiaggetta quasi sempre deserta.

    Ho accettato l’invito. E stasera andrò a questo meeting di filosofia. Ci sarà il conduttore Bitser Scarfiotti, che nella vita fa il giornalista de La Stampa. Ci sarà il padrone di casa Rexor. E ci sarà, credo, lo scrittore del libro Armando Massarenti (il suo avatar). Il libro ha per titolo “Il lancio del nano ovvero la filosofia del quotidiano”.

    Ero in condizioni penose. Allora mi son dato da fare.

    Ho comprato uno smoking. Ma l’ho comprato gratis. In Second Life si trovano anche di questi ossimori. Ed ecco che finalmente assisto a qualcosa che prima d’ora mi pareva impossibile, con tutto quello che avevo sentito e letto su SL. Pareva un mondo di idioti e di pubblicitari. O di pubblicitari idioti. Scopro che invece c’è altro. Certo, l’operazione commerciale è innegabile: ma fin quando si commerciano libri mi va bene.

    Non so come sarà l’incontro. Di certo il mio smoking non è niente male. Solo che con questo caldo non credo resisterò a lungo tutto infagottato di nero e papillon.

  5. Titti Tocci ha detto:

    Quanta consapevolezza di noi stessi abbiamo in una realtà virtuale?

    http://www.photoblog.com/titti

  6. Fausto Leali ha detto:

    “In ogni caso, Second Life non è un luogo da lasciare privo di occasioni di incontro e di crescita, e dunque ogni iniziativa capace di animarne positivamente i residenti è da considerare opportuna”

    Assolutamente d’accordo e l’analisi di Spadaro é così fine e competente che é difficile aggiungere qualcosa senza sentirsi per lo meno inadeguati.
    Ma – oso ugualmente obiettare – vale la pena di fare uno sforzo “educativo” in un ambito così, passando ore e ore davanti a un computer (perché di questo si tratta alla fine) e perdere di vista il prossimo che ti passa accanto nell’attimo presente della tua vita reale, con tutte le sue esigenze di trovare significato a ciò che gli accade ? Mah…
    Comunque gran bell’articolo, l’ho letto con grandissimo interesse, complimenti davvero.

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