VENEZIA 68 – BombaDiario 9 (FAUST, L’ULTIMO TERRESTRE, KOTOKO, STATELESS THINGS)

"Faust" di Aleksander Sokurov

"Faust" di Aleksander Sokurov

Questi i film visti nel corso della nona giornata alla 68. Mostra Internazionael d’Arte Cinematografica di Venezia.

Nono giorno – 9 settembre 2011

FAUST di Aleksander Sokurov (Concorso)
Il regista russo, rielaborando in chiave cinematografica l’opera monumentale di Goethe, conclude la sua personale tetralogia sul potere – Hitler in Moloch, Lenin in Taurus e Hirohito ne Il Sole – realizzando un capolavoro assoluto. Il viaggio metafisico nell’inferno dell’umano compiuto da Dr Faust e Mefistofele – all’ardua ricerca di anima in cadaveri che camminano – ha una potenza visiva struggente, incorniciato come fosse un quadro espressionista in un 4:3 ad angoli smussati. Una racconto classico sul desiderio e sul potere, che si candida prepotentemente alla vittoria del Leone d’oro. VOTO: 9

L’ULTIMO TERRESTRE di Gian Alfonso Pacinotti (Concorso)
Un uomo solo, un po’ sfigato, l’ultima settimana sulla terra prima dell’arrivo degli alieni. Opera prima del fumettista Gipi, che funziona fin quando non si prende sul serio. Il registro drammatico, infatti, sembra totalmente fuori luogo, relegando i buoni momenti grotteschi del film a un sottobosco oppresso da una ingenua superficialità narrativa. La regia stessa sembra non interessata – o incapace? – a scavare nei personaggi, lasciando lo spettatore freddo e passivo. VOTO: 5,5

KOTOKO di Shinya Tsukamoto (Orizzonti)
Storia di un rapporto difficile tra una mamma e il suo bambino, tra schizofrenie omicide e forzate separazioni . Lo straordinario talento visionario del regista giapponese decostruisce e rivitalizza i corpi come solo lui sa fare, attribuendo a una sceneggiatura piuttosto povera una veemenza visuale devastante. Il post-industrialismo tsukamotiano lascia, questa volta, il posto alla carne animata, tranciata, tagliata, viva dei personaggi, in un film “pericolosamente” mutante.

STATELESS THINGS di Kim Kyungmook (Orizzonti)
Tre solitudini si intrecciano in un viaggio senza meta e senza patria tra grattacieli giganti e luci colorate di una Seoul senza tempo. Filmati finto-amatoriali di rapporti omosessuali e lunghissimi e bellissimi piani sequenza nascondono una sceneggiatura a tratti irrisolta. Nonostante ciò, una bella sorpresa di un giovane regista da tenere d’occhio.