Lab O’Connor: gennaio in trasferta

Anno nuovo, vita nuova. Anche per il nostro laboratorio O’Connor che ha eccezionalmente aperto il calendario 2012 con un incontro “in trasferta” presso il Caffè Letterario Aquisgrana a via Ariosto 28.

Un appuntamento in una location suggestiva e originale, dove libri e lettura convivono con la possibilità di bere qualcosa di caldo (e non solo); insomma una compagnia perfetta per gli affezionati della lettura, che si sono presentati in tanti, ben 15 persone!

Per mancanza di tempo non è stato possibile leggere tutti i testi; di seguito ecco la nostra piccola biblioteca serale.

In apertura, un frammento da uno dei più noti racconti di Flannery O’Connor, Un brav’uomo è difficile da trovare. La fine di questo racconto colpisce sempre per la rapidità e l’inevitabilità delle azioni, per la crudezza e per il realismo, ben riassunto in queste righe: “Il Balordo scattò all’indietro come se l’avesse morsicato un serpente, e le sparò tre volte, trapassandole il petto. Poi depose la pistola, si levò gli occhiali e si mise a pulirli”.Lo Zen e l’arte della manutenzione della bicicletta di Robert M. Pirsig (1974): uno dei testi di riferimento della beat generation. “Non è ben chiaro cosa lo spinse su queste montagne. Sua moglie a quanto pare non lo sa, ma io ho il sospetto che fosse quella sensazione di fallimento e la speranza che in qualche modo essa lo riconducesse sulla sua pista. Era diventato molto più maturo, come se la rinuncia alle sue aspirazioni l’avesse fatto invecchiare più in fretta”.

Eccezione alle regole del laboratorio, la lettura di un testo inedito dal titolo Cannabis, opera di un “innominato” diciassettenne. Un testo letto da una coetanea con travolgente trasporto: “Ma ormai mi sono stancato di vivere nel futuro. Insomma, alla fine chissenefrega dove andrò… Siamo nel presente”.

Edoardo Nesi, Storia della mia gente (Bompiani, 2010): due pagine dove il confronto occidente-oriente viene riportato drammaticamente alla quotidianità che vuole ancora disperatamente credere nel “tesoro di valori e di futuro che si incarna nella Costituzione”.

Margaret Mazzantini, Venuto al mondo (Mondadori, 2008): “Qui è sepolta mezza Sarajevo. Le date di nascita cambiano, quelle di morte si ripetono. Era come un sacco nero, il destino. La morte fece un raccolto straordinario, in quei tre anni”.

Stefano Benni, La compagnia dei Celestini (Feltrinelli, 1992): la morte di Memorino e la scoperta finale di chi è sua madre.

Raffaello Baldini, Coglioni: a metà fra poesia e prosa di teatro, questo breve testo non ha tempo. Si adatta perfettamente alla situazione politica, ma anche economica di uno stato o privata di ogni persona. Perché i c*****ni “Sono tanti, comandano loro”.

Franz Kafka, Un incrocio, un racconto del 1917: un testo breve e chiuso in sé che racconta la difficile esistenza di un animale metà agnello metà gatto. “Ha l’inquietudine di entrambi, quella del gatto e quella dell’agnello, per quanto siano diverse, perciò non sa stare nella sua pelle”.

Jorge Luis Borges, Giovanni I 14, una poesia tratta dalla raccolta “Elogio dell’ombra” del 1969. Un canto meraviglioso su come il Verbo si è fatto carne e che termina in modo struggente con “Ricordo a volte e provo nostalgia, l’odore di quella bottega di falegname”.

Vi aspettiamo al prossimo incontro di febbraio (6 febbraio ore 19 presso la Feltrinelli di Galleria Sordi-Piazza Colonna), anche e soprattutto con i testi che non sono stati letti a gennaio.

Il laboratorio O’Connor è una bella opportunità per guardare alle nostre letture – alla lettura in generale – con occhi diversi, mettendo al centro il testo, facendolo parlare, spingendolo ad aprirsi e a comunicare “da dentro”.

E ricordate:

  1. “Il verbo leggere non sopporta l’imperativo.”
  2. Il lab O’Connor è anche su aNobii.