Tutti per uno (e uno per tre)

Ogni scrittore è un debitore. Sta lì dove sta, nella storia dell’arte dell’umanità che è appunto una storia, con un prima e un dopo, grazie a qualcuno che lo ha preceduto ed influenzato, ispirato. Qui di seguito una serie di brani estratti dal discorso che Neil Gaiman ha fatto nel 2004 come ospite d’onore della Tolkien Society USA. Il testo integrale lo si può trovare nel sito degli amici, che ringraziamo, dell’Associazione Romana di Studi Tolkieniani (www.jrrtolkien.it/).

Lo scrittore inglese Neil Gaiman, sceneggiatore di fumetti di enorme successo come Sandman e The Books of Magic, è autore di romanzi come Nessun dove (Neverwhere, edito in Italia da Fanucci), Stardust (pubblicato per la Magic Press) e Good Omens, scritto a quattro mani con Terry Pratchett. Il suo romanzo American Gods (pubblicato in Italia da Arnoldo Mondadori Editore) è stato premiato con un Hugo quale miglior romanzo. Di Gaiman è anche Coraline (pubblicato in Italia da Mondadori nel 2004), romanzo vincitore del Premio Hugo e del Premio Nebula per il miglior romanzo breve, da cui è stato realizzato un film d’animazione intitolato Coraline e la porta magica. Nel 2004, Gaiman fu ospite d’onore della 35° Mythcon, l’annuale conferenza della Myhtopoeic Society, la Tolkien Society Usa. In quell’occasione, lo scrittore parlò del suo rapporto con l’autore del Signore degli Anelli. Il discorso di Gaiman fu, poi, pubblicato nell’ottobre 2004 su una delle riviste della società, Mythprint. Qualche giorno fa, Gaiman ha reso pubblico il testo sul suo blog (tradotto prontamente dall’Associazione romana studi Tolkieniani).

 C.S. Lewis fu la prima persona che mi fece voler essere uno scrittore. Mi rese consapevole dello scrittore, del fatto che ci sia qualcuno dietro le parole, che ci sia qualcuno che racconta la storia. Mi innamorai del modo in cui usava le parentesi: quegli a parte autoriali al tempo stesso saggi e discorsivi, e per tutto il resto della mia fanciullezza mi divertii a usare le parentesi nei miei temi e ricerche di scuola. Credo, forse, che il genio di Lewis sia consistito nel creare un mondo che, per me, era più reale di quello in cui vivevo; e se un autore era riuscito a scrivere i racconti di Narnia, allora volevo essere un autore.

[…] E continuai a leggere Il Signore degli Anelli finché non ebbi più bisogno di leggerlo ulteriormente, perché era dentro di me

[…] Ma Chesterton fu importante per me, importante a modo suo quanto lo era stato C.S. Lewis. Vedete, se amavo Tolkien e desideravo di aver scritto il suo libro, non avevo però alcun desiderio di scrivere come lui. Le parole e le frasi di Tolkien mi sembravano cose naturali, come formazioni rocciose o cascate, e voler scrivere come Tolkien, per me, sarebbe stata la stessa cosa di voler fiorire come un albero di ciliegie, o scalare un albero come uno scoiattolo, o piovere come una tempesta. Chesterton era l’esatto opposto: leggendolo, ero sempre consapevole che chi scriveva era qualcuno che godeva delle parole, che le spargeva sulla pagina come un pittore sparge i suoi colori sulla tavolozza. Dietro ogni frase di Chesterton c’era qualcuno che dipingeva con le parole e a me sembrava che, alla fine di una frase o particolarmente riuscita o di qualche perfetto paradosso, si sentisse l’autore ridacchiare piacevolmente da qualche parte dietro le scene.

 […] Chesterton e Tolkien e Lewis non sono, come ho detto, gli unici autori che ho letto fra i sei e i tredici anni, ma sono gli autori che ho letto e riletto: ognuno di loro ha avuto una parte nel rendermi ciò che sono. Senza di loro, non riesco a immaginare che sarei potuto diventare uno scrittore, e certamente non uno scrittore di narrativa fantastica. Non avrei mai capito che il modo migliore di mostrare la verità delle cose è farlo da una direzione dalla quale non si immagina che la verità possa arrivare; né che la maestà e la magia della fede e dei sogni possano essere una parte essenziale della vita e della scrittura.