Arte e politica.. arte “è” politica?

Ciceruacchio che arringa la folla, davanti alla Chiesa degli Artisti a piazza del Popolo.

Quanti e quali sono i nessi tra arte e politica? Tanti, senz’altro. Mi è venuto in mente questo legame leggendo il libro intervista all’ex segretario della DC Ciriaco De Mita (“La storia d’Italia non è finita” ed.Guida), che ad un certo punto fa un paragone tra le due cose e dice che:  “Ritengo che la politica offra l’opportunità di far convergere persone che hanno bisogni ed esigenze comuni nell’individuazione e nella scelta degli stessi strumenti per dare ad essi risposta. Una tale scelta non può rivolgersi a strumenti ottimi o unici, poiché non esistono, ma ai migliori tra quelli che si hanno a disposizione. […] Non l’ho mai considerata [la politica] un mestiere o una professione fra le altre, bensì un’attività molto importante, contraddistinta da una peculiare fisionomia. Senza esagerare, tendo ad assimilarla, almeno a paragonarla, per qualche verso, alla creatività dell’artista, poiché, per fare veramente politica, una qualche capacità ideativo-inventiva giova. E’ la qualità delle cose che un politico pensa e, coerentemente, dice e fa, cercando di creare intorno ad esse ampio consenso, che ne segnala la statura e ne determina il ruolo e il successo.”

Mi piace molto la prima parte della riflessione: la politica come ricerca della via migliore ma non in assoluto, ma solo attraverso la fatica di adeguarsi alla realtà, di accettare il limite, di lavorare con quello che si ha. Niente libertà assoluta, niente arbitrarietà o capricciosità, nella politica come anche, penso, nell’arte. In questo mese dedicato al rapporto tra autorità e libertà, mi sembrava pertinente ascoltare le parole di una “ex-autorità” che ci dice dell’inevitabile “relatività” (e contingenza) di ogni avventura umana, quella apparentemente così prosaica del governo e quella apparentemente più affascinante dell’espressione creativa-artistica.