Il sugo di tutta la storia

Cos’è il “sugo” di una storia?
Il sugo, lo sappiamo bene, è un liquido più o meno denso che si forma durante la cottura di un cibo. Qualora bastasse una spremitura si chiamerebbe semplicemente “succo”. Per avere il sugo invece è necessaria una cottura, spesso lenta. Non ci sono scorciatoie. Per cogliere il sugo di una storia è necessario bollirla dentro di sé. Solamente così chi legge coglie il senso di una storia. Il lettore in questo senso è una pentola.

Sugo dunque
– è molto più che “senso”. Il senso di una storia si può intuire da poche battute: esso rappresenta la direzione di una storia, mentre il sugo no. Esso ha a che fare con il gusto e richiede tempo.
– è molto più che “morale” (la morale della favola…) perché la morale è astratta, mentre il sugo è estratto e dunque concreto e concentrato.
Fa bene dunque Manzoni a chiudere i Promessi Sposi con una conclusione che egli definisce proprio “il sugo di tutta la storia” (che guarda caso è “trovata da povera gente”…).

Ma cosa significa assaporare il sugo di una storia (anche della mia storia personale…)? Non significa sapere come va a finire, non significa coglierne il “significato”, non significa capire cosa accade, non significa intuirne la “morale” o gli insegnamenti. No. Almeno in prima istanza, niente di tutto questo.
Significa invece qualcosa di più essenziale e cioè intuire il motore che muove dal di dentro la storia: il suo sangue, i suoi nervi, il suo cuore, ciò che la fa svolgere e guida passo passo il suo sviluppo. Dunque sì, importano i fatti, ma importa ancor di più qual è il motore che li genera.

Così ci sono storie (e ci sono esistenze umane) mosse da un motore potente e altre da un motore asfittico e spompato. Ci sono storie con sugo e altre sciape o “sciocche”, come dicono i toscani. Ci sono storie fatte di “caldo sangue e nervi” (Checov) e storie fatte di acqua distillata.

È questa la vera differenza tra tutte le storie.