Parole danzanti di un occhio audace

Paola Padula si è avvicinata da poco a Officine Meridiane, ma ha saputo farlo a passi di parole danzanti, il suo resoconto è un occhio audace che ci riempie di attenzioni.

Incontro di Officine Meridiane, del 27/06/06 ore 18.30, questo è il reportage di una new entry:

“Intravedo i capelli disobbedienti e regolari di Maurizio dalla vetrata del Lucky Corner.
Indugio un attimo, sono già lì quasi tutti.
Normale, è la mia prima volta…
Ma mi avvicino, convinta, mi avvicino.
Sentivo che dovevo esserci, nonostante questa giornata sia stata dal mattino incubo per me.
Lo so, lo so che sto già disertando alla grande.
Dovrei fornire un resoconto sul convegno, munire chi mi leggerà solo di notizie asciutte e di respiro corale, non infarcite di lungaggini autoreferenziali e filtri.
Vediamo se ci riesco, a non filtrare…
I presenti, numerosi, rispetto a quanto mi aspettassi.
Antonio, con sua moglie, presenze solide, attente; e Lia, la donna bimba senza tempo, dai capelli e mani generosi, in accoglienza aperta, disarmata, disarmante.
Lievi, morbide presentazioni, e si è passati a confrontarsi subito intorno alla notizia più urgente: la serata del 23 luglio, reading dedicato sia ad autori tarantini noti, e vincitori di premi riconosciuti a livello nazionale, sia ad opere inedite magari partorite dalla fucina mediatica di officine meridiane.
Ciascuno con il plichetto tra le mani garbatamente stampato da Maurizio…ed io..un poco in imbarazzo..col mio monologo Ora arriva a capeggiare sulla pagina…avrei voluto leggerlo…
Maurizio me lo propone.
Io ho la mia musica per leggerlo.
Il ritmo non va via, quello no.
Le parole, l’opera, forse, non appartiene più a chi l’ha generata, ma la musica che l’ha mossa, quella resta, dentro, immanente alla tua essenza.
Niente, ho detto no, coerente con la mia vergogna.
Legge Pietro, l’attore dall’aria esperta, decisa, capace.
Ma non è entrato nella mia musica.
Non l’aveva mai letta, non la conosce.
La conosco solo io.
Grazie, Pietro, per l’impegno e la serietà con cui hai recitato la mia musica non tua.
Erminia, elegante e delicata, mi chiede della mia scelta, della mia decisione di affrontare un argomento così forte come quello della violenza domestica.
Le ragioni sono tante, le dico.
La mia appartenenza ad Amnesty International e le sua campagne contro la violenza sulle donne, e le storie, e la storia attorno, accanto, lontano che sfiora e coinvolge.
Rossana e Pietro mi suggeriscono di renderlo racconto, di conferirgli un respiro più largo, perché così pesa, dà un angoscia che non finisce, con quelle parole annudate della prosa, tutte messe l’una in fila all’altra.
Sì, loro avranno pure ragione, ma quel mio “monologo”, che Pietro non ritiene abbia tutte le caratteristiche per chiamarsi tale, è nato così, e così deve morire.
Poi, Mauro ha letto il suo racconto Migrazioni, con quella stessa naturalezza, quel candore, quell’onestà così presenti tra le sue parole, le sue pagine.
A Pietro, il suo lavoro è piaciuto: gradevole, frizzante, nutritissimo di citazioni musicali colte, ben innestate nell’atmosfera del racconto-cronaca in prima persona di questo viaggio in autobus verso Roma veramente vissuto, ed occasione per Mauro per investigare con sguardo sincero e carico di meraviglia la vita, le vite altrove oltre alla propria, per migrare, appunto, laddove ci sono anime lontane che piangono dignità e giustizia, e di cui si parla a volte solo perché “si tratta della moda del momento”.
Mauro è solare, lui “scrive come parla”, ci comunica che gli hanno dichiarato.
Non sappiamo se sia così, ma fa invidia la sua naturalezza.
Intanto giunge Salvatore, nel suo silenzio felpato, e si siede tra me e Rossana.
Ed arriva Djimba, di Roberto, scritto bene, davvero bene, con una cura per i particolari elegante, accorta, e rara. Lui ne legge uno stralcio, serio ma entusiasta. Confessa che si è trattato per lo più di un esercizio letterario – scritto ad hoc per quel motivo – alla provocazione di qualcuno circa la difficoltà in alcuni passaggi di ravvisarci l’anima, il movimento umano personale, la propria storia di dentro, tale la perfezione, la meticolosità descrittiva dei dettagli su Milano e Corso Buenos Aires, o su Paola, la “selezionatrice”, dal “maglione melange grigio, che lascia “intuire la morbidezza delle sue forme proporzionate”, e dai “pantaloni di costine di velluto bordeaux scuro”.
Grazie, Mauro, per l’attenzione verso la figura della donna. Che bella, questa tua cura narrativa, questa tua dedica al mondo femminile, ai suoi piccoli segni. Mi viene di ringraziarti davvero.
Ed in questo, ci vedo l’anima, come in “Chissà…sarebbe diventato un campione? Si chiamava Djimba”.
Intanto, da un po’ ci ha raggiunti Giuse, col suo velo liscio di sole sulla testa, e gli occhi curiosi sulle cose.
Si siede al mio fianco, mentre Raffaele visita e rivisita, legge e prende qualche appunto sul suo taccuino bellissimo color cuoio.
Ogni tanto bevicchiamo i drinks ordinati.
E’ così caldo questo tempo.
Non ho mai sudato così tanto di sera…e sono le otto passate…dopo il racconto di Lia finiremo…
Lei lo legge, quasi tutto, e fino alla fine. Non è lungo, non è breve. Èintenso, generoso come lei, pieno d’anima senza argini e confini. Si allarga, si stringe, si mescola, si infrange, ritorna, si allontana. Magari, come ha detto qualcuno, a volte, può sembrare il resoconto di una storia, quasi un sunto a volo di uccello di una vicenda di più ampia portata, talmente è ricco in potenza di elementi da approfondire e sviluppare.
Ho disertato.
Ma sto per terminare.
Subito, di botto.
Cronaca finale: prima di andar via, Maria Pia propone convinta e contenta il nuovo tema su Officine Meridiane: detonazioni dell’anima. Vince con alzata di mani. Io, banale romanticona incallita più che mai, avrei voluto l’ingegnoso: una storia d’amore. Ne avrei tante di cose di raccontare…ma detonare l’anima non è crudele, anzi, è magmatico, offre spunti all’impazzata…
Alla prossima
Notte dolce, e serenità
Paola”

Nessun commento a “Parole danzanti di un occhio audace”

  1. tonino pintacuda ha detto:

    è il titolo di un film della Wertmuller?
    Eccessivo.

  2. andrea b ha detto:

    uhm, sì, titolo eccessivo, come ha già fatto notare Tonino. o meglio, non è un titolo, ecco. son dovuto passare di qua varie volte prima che mi venisse voglia di leggere il pezzo. Ma tant’è, l’ho letto. E il resoconto mi è piaciuto. Per la naturalezza che, in qualche modo, trasmette. Si senti la persona che l’ha scritto. Riguardo al monologo di Paola, beh, ma perché non provi a riscriverlo? Perché lo vuoi costringere ad una morte che, forse, non gli appartiene. Quello che scriviamo non è solo nostro, e come un figlio cresce a dispetto dei nostri desideri, seguendo magari i suoi, o lasciandosi influenzare da amici, o chi sa, chi può dirlo? Prova a scriverlo in modo diverso, sarà faticoso, ma può darsi che, mettendoti lì, con lui davanti, e rileggendolo per l’ennesima volta, senza pensare però di averlo scritto tu, senza pensare a lui come “tuo”, ti si mostrino aspetti di lui che ti erano rimasti nascosti. Perché a volte gli autori non conoscono ciò che scrivono in tutto e per tutto. A volte i lettori riescono dove gli autori no. Così, ti dico di provarci. Se poi non lo vorrai fare, pazienza. Il mio consiglio è di provare, magari tra qualche tempo, chissà. Ciao!-)

  3. lia ha detto:

    questo è il vissuto di chissà quante donne…e Paola ci trasmette il dolore, emozionandoci, forse sono i protagonisti maschili di queste amare vicende che dovrebbero riscrivere le loro storie
    caro Andrea a volte la diffeenza tra boia e vittime è sottile, a volte ci sono donne che scelgono di restare accato a uomini violenti, posso anche rispettare il loro masochismo ma non tollero che siano sconvolti le menti dei figli o comunque di altri soggetti
    forse soltato un insegnante può dire a un suo alunno di fare esercizio di riscrittura, non capisco le motivazioni di un lettore

  4. andrea b ha detto:

    Lia, io non ho letto, nè ascoltato, il monologo di Paola. Ho letto solo questo resoconto, che mi è piaciuto. Ho letto che le hanno consigliato di cercare di scriverlo in modo diverso. Le motivazioni che mi hanno spinto a scrivere “ma perché non provi a riscriverlo?” sono dettate solo dal fatto che, a volte, ciò che ci sembra definito e definitivo ad una stesura, si può scoprire che non lo è. Avevo scritto un racconto, tempo fa, lo mandai in lista BC, e dopo varie critiche, mi misi a riscriverlo. La versione successiva, completamente diversa, era molto migliore della precedente. A volte invece capita che, riscrivendo, si peggiori. Ma sono cose che non sappiamo, prima di farle. L’attaccamento a ciò che si è scritto credo sia giusto, ma a volte fa bene anche cercare di staccarsene. Per poi tornarci. E ripartire. E così via. Queste sono cose che, per me, sono valide sempre, non solo nel caso di Paola. Cercare di riscrivere e vedere cosa ne vien fuori. Mica sono cose definitive. Se si cambia ma si cambia male, si torna indietro. Non c’è niente di male. Non ero presente alle letture, non so cosa è successo. Tu mi dici che la differenza fra boia e vittime è sottile, a volte ci sono donne che…e io non capisco bene perché mi rivolgi queste parole. Nel mio intervento di prima parlavo solo di provare a riscrivere, magari tra qualche tempo, e niente più. Tu mi dici “Questo è il vissuto di chissà quante donne…e Paola ci trasmette il dolore…” ma probabilmente ti riferisci al monologo di Paola, non a questo resoconto. E questo resoconto è l’unica cosa sua che ho letto.
    Torno sulla riscrittura. Per me è una cosa positiva. Non sono un insegnante. Nè mi sono posto come tale, mi sembra. Ho scritto che il mio era un consiglio. Un consiglio, credo di poterlo esprimere, un parere. Poi si è liberi di non seguirlo. Mica sto costringendo qualcuno a fare ciò che dico. Se questo è trasparso dalle mie parole, mi dispiace. Non era mia intenzione. Spero che mettiate il monologo di Paola sul vostro sito, almeno lo leggo. Mi spiace se le mie parole sono state intese come insegnante che dice, alunno che fa. Evidentemente non sono stato abbastanza chiaro. Spero di esserci riuscito adesso. Se no, sono sempre qui disponibile. ciao lia.

  5. Anonimo ha detto:

    Sono arrivato quì per puro caso e sempre per puro caso ho letto il pezzo di Paola che mi è musicalmente piaciuto. Mi permetto però, da estraneo e sprovvedutissimo pellegrino quale io sono, di fare una domanda:
    Ma di tutti tutti quei signori che hanno partecepato alla “performance” religiosamente ascoltata da Paola, può essere che non ce ne sia stato qualcuno che abbia scritto e letto una boiata pazzesca?. Tutti bravissimi? Vabbè. Me ne compiaccio. Verrò a trovarvi di nuovo.
    Claudio

  6. Antonio ha detto:

    Ciao, da un omonimo.
    http://www.antoniopadula.net

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