BombaRoad: lungo la strada con gli U2

“Voglio correre, voglio nascondermi, voglio abbattere i muri che mi tengono dentro. Voglio protendermi e toccare la fiamma, dove le vie non hanno nome”. E’ la prima strofa di Where The Streets Have No Name, storica canzone degli irlandesi U2, la band rock più famosa degli ultimi vent’anni. Il vocalist e capo carismatico Bono Vox, nelle esibizioni live, canta di strade senza nome, correndo da una parte all’altra del palco, per trovare la via del Paradiso, o di un paradiso. La stessa idea che muove BombaRoad, un percorso musicale su strada, nato nel Lab di BombaCarta. La meta è un album, tutto intero, in barba alle playlist personalizzate dell’iPod e alla pigrizia musicale. Una comitiva ha intrapreso il primo pellegrinaggio, passando ai raggi X la novità discografica degli U2, No Line On The Horizon. Un laboratorio su tutto quello che gli U2 hanno espresso nell’album: il sound, i temi trattati, soprattutto l’idea del sacro, la loro cristianità. Si sale in macchina, un pò di benzina per il viaggio e si ascolta il cd, mettendo in pausa un brano, riavvolgendolo, evitando così un approccio superficiale alle canzoni. In sostanza, il laboratorio itinerante è un paziente esercizio d’ascolto, gradevole per le visioni che il peregrinare offre durante la corsa su strada. 

C’è un video che raccoglie gli elementi necessari per un BombaRoad: una strada, un auto da guidare, una radio, una o più persone con cui condividere il tragitto e l’ascolto di un disco. E’ la clip di “Souvenir” degli OMD, nei primi anni ottanta pionieri dell’electropop, dopo i Kraftwerk e i Neu!, tutti figliastri del compositore italiano Pietro Grossi, il vero precursore della musica elettronica in Europa. [Nel 1998, Moby realizzò un remix di “Souvenir”, raccolta “The OMD singles”].

Tre persone partono diretti verso il mare, ispirati dal primo verso della canzone d’apertura del cd, No Line On The Horizon: “Conosco una ragazza che è come il mare. La guardo cambiare ogni giorno per me”. Più tardi, al termine della corsa in strada, un gruppo di quattro persone raggiunge il trio per continuare a discutere sulle nuove canzoni di Bono e soci. La somma delle riflessioni raccolte durante l’esperienza di BombaRoad del 15 marzo scorso, ha prodotto un’analisi sulla religiosità degli U2, nel report ora descritto.

IL REPORT
Si scopre che i partecipanti hanno letto con attenzione i testi, anziché ascoltare il disco, esercizio affidato al BombaRoad. Il primo brano non entusiasma. Anzi, le perplessità che immediatamente provoca, ci riportano ai cd Zooropa e Pop. Siamo di fronte all’ennesima e spiazzante svolta artistica della band? Allora è col testo che bisogna insistere, per dare spessore a un disco che, altrimenti, provocherebbe disorientamento. Il titolo, tradotto, suona così: “nessuna linea sull’orizzonte”. Nel linguaggio corrente: orizzonte senza prospettive. Negli albums degli U2, il primo brano della tracklist offre, quasi sempre, una chiave di lettura su più livelli. Come War, The Unforgettable Fire e Achtung Baby. Le canzoni d’apertura fanno capire subito quali sono le intezioni della band, le questioni che inquietano, i messaggi profetici da diffondere.

Dunque, in “No Line On The Horizon” nessuna prospettiva per il futuro, se non fosse per l’infinito che offre un motivo per cominciare (a vivere, combattere, decidere, amare etc.).

“No, nessuna linea sull’orizzonte
No, nessuna linea
Conosco una ragazza con un buco nel cuore
Lei disse che l’infinito è un gran posto da cui cominciare

Nell’apparente mancanza di possibilità future, la fede cristiana può allargare i confini dell’esistenza, proiettando l’uomo in una nuova dimensione, più calda e confortevole. Nel disco c’è un climax, una scala da salire, un processo vitale necessario per raggiungere chi sta in alto: Dio.

Si parte da un punto (di vista), per raggiungerne un’altro. Ed infatti, il primo brano è legato all’ultimo, Cedars Of Lebanon. All’ascoltatore è svelata subito l’eternità, un valore da ricercare nell’album. Salirà fin sù le altre canzoni, per arrivare tra i cedri del Libano, a domandarsi:

“Tu sei così alto su di me, più alto di chiunque altro
Dove sei Tu tra i cedri del Libano?”

Bono, l’alter ego di Salomone nel libro dei Re (1 Re 5,1-20). Il figlio del re Davide in pace, senza difficoltà e nemici, pronto a tagliare i cedri per edificare un tempio al Signore che lo ha reso felice, potente. La rockstar, invece, come un re solo e decaduto (sorte che toccò a Salomone). Ha poco da ringraziare e da lodare. Ora la musica è quieta, ma quasi disperata:

“Questo mondo merdoso a volte produce una rosa
Il suo profumo indugia ma poi semplicemente se ne va”

Recuperato subito il senso del disco, Bono rassicura il fan con un furbo pop-rock che tanto piace: “Cantare qualunque canzone volevi che cantassi. Ti rendo la mia voce”. E’ Magnificent.

Un invito a magnificare la vita con l’amore. Inevitabile l’associazione con il Magnificat della Vergine Maria, l’inno di lode della Madre di Dio: “L’anima mia magnifica il Signore…” (Luca 1,46), rielaborato secondo lo stile rock’n’roll. Nel libro di Luca, “il tema del Magnificat è fondamentalmente quello dell’amore del Padre verso gli umili, i poveri, gli oppressi”. “Maria, col Magnificat, diventa segno della misericordia del Padre verso tutti gli uomini” (Giuseppe Daminelli, Madre di Dio, n.3 Marzo 2004). La misericordia, l’azione giusta di Dio, la giustificazione degli uomini peccatori, caratterizza il testo di “Magnificent”:

“Giustificati finché non moriremo
Tu ed io magnificheremo il Magnifico”

In un passaggio delle Confessioni di Sant’Agostino, è scritto: “Magnificamente! Non si poteva dir nulla di più divino. Lo sanno coloro che veramente amano”. L’inquietudine degli U2 assomiglia a quella del santo di Ippona. Il brano si candida ad essere uno dei pezzi live più forti nel prossimo tour mondiale della band: U2 360° Tour.

Segue Moment Of Surrender. Risulterà il brano migliore dell’album, secondo il parere dei partecipanti. La voce di Bono, potente e profonda come non mai, in sette minuti attraversa ogni stato d’animo derivante dalla resa.

Nel gruppo on the road, c’è chi azzarda un parallelo tra un verso della Divina Commedia di Dante e una parte del testo.

“Nel momento della resa, mi piegai in ginocchio. Della visione oltre il visibile. Non feci caso ai passanti. E loro non notarono me” (U2)

“Fama di loro il mondo esser non lassa; misericordia e giustizia li sdegna: non ragioniam di lor, ma guarda e passa” (Dante, Inferno, Canto III)

In verità, “Moment of Surrender” recupera quanto di buono gli U2 avevano prodotto in Original Soundtrack 1 [1995], sotto le mentite spoglie dei Passengers, con l’aggiunta di Brian Eno, loro fedele produttore, lì finalmente visibile. La somiglianza con brani come You Blue Room e Miss Sarajevo è, per una volta, piacevole.

La traccia successiva è Unknown Caller. Canzone senza infamia e senza lode che nessuno, probabilmente, ricorderà negli anni. Il vero tallone d’achille degli U2. L’ultima loro produzione godibile per intero risale a The Joshua Tree [1987]. Dopo, solo piccoli lotti di brani da acquistare e ascoltare separatamente da ciò che rimane di un album. Ma “Unknown Caller” è da contestualizzare nella fede cristiana degli U2. Brano stucchevole per i coretti “Oh, Oh” che si ripetono per quattordici volte, però importante per i riferimenti biblici presenti nel testo.

Le parole di “Chiamante sconosciuto” sono le più intriganti, ricche di simboli e di significati profondi, come se gli U2 volessero giocare a nascondino con l’ascoltatore, per essere trovati prima o poi, e con loro il messaggio che vogliono comunicare al pubblico. Uno stratagemma linguistico che ricorda il libro dell’Apocalisse e il vangelo di Giovanni. Il linguaggio biblico giovanneo è possibile comprenderlo se conosciamo l’ambiente e la cultura in cui è nato, altrimenti risulta quasi incomprensibile, ostico, nonostante il messaggio di Cristo in esso “nascosto”.

Così è per le canzoni degli U2. Per interpretarle in modo oggettivo, senza lasciarsi ingannare dal “non sense” delle loro liriche, bisogna considerare la religiosità che fonda la scrittura di quasi tutti i testi della band e i messaggi subliminali nelle copertine dei loro dischi. Nel caso di “Unknown Caller” abbiamo entrambi gli elementi. Il simbolo per eccellenza è qui:

“Ero perso tra la mezzanotte e l’alba
In un posto senza importanza né compagnia
3:33
quando i numeri caddero dall’orologio
Componendo veloce un numero senza nessun segnale”

“3:33”. Un numero già apparso nella copertina dell’album All That You Can’t Leave Behind.

In origine, nella cover – una foto che ritrae gli U2 nell’aeroporto di Parigi – apparve sul tabellone (a sinistra) un normale numero di linea aerea: F 21-36. Bono lo fece cambiare all’ultimo minuto, sostituendolo con una citazione del libro del profeta Geremia: “Chiamami e io ti risponderò e ti annunzierò cose grandi e impenetrabili, che tu non conosci” (Geremia 33,3). Bono scelse quel versetto biblico del Primo Testamento perché conosciuto come il numero telefonico di Dio.

Il telefono è oggetto dell’ossessione di Bono. Nel 1993, durante il Tour Zootv, appariva mascherato da Macphisto. Il diavolo in persona. Macphisto interveniva improvvisamente sulla scena a risolvere le questioni umane, a svelarne le intenzioni, quasi sempre viziate dal potere e dalla violenza. Lo spettacolo orgiastico delle telecomunicazioni. Una Zootv che diramava notizie insulse, una postazione di un videobox dove chiunque poteva entrare, registrare un videomessaggio e vederlo proiettato sui maxischermi, prima del concerto. Tutto era “mediato”, in un certo senso anche il concerto dal vivo, con la messa in onda dell’immagine di un Bono che, a fatica, il pubblico riusciva a vedere sul palco. Mezzi che appartenevano a Macphisto e che lui utilizzava per confondere, accusare e sedurre l’umanità. Bono concludeva i suoi monologhi deliranti con una telefonata ai potenti del mondo, ai capi di stato. La cornetta come megafono del demonio, che sputa il verbo sui servi fedeli.

La maschera di Macphisto svela la natura delle cose che reggono il mondo, tutte inique, perché figlie del demonio. Un modo spettacolare ed efficace per far capire che il diavolo non abita solo in luoghi tenebrosi, come in molti credono. S’insinua, invece, in strutture che abitiamo, e che consideriamo “buone”, “giuste” e “legittime”. Giovanni Paolo II le definì “strutture di peccato” nella lettera enciclica Sollicitudo Rei Socialis (1987), una somma di peccati che producono il male legalizzato:

Peccato e strutture di peccato sono categorie che non sono spesso applicate alla situazione del mondo contemporaneo. Non si arriva, però, facilmente alla comprensione profonda della realtà quale si presenta ai nostri occhi, senza dare un nome alla radice dei mali che ci affliggono…”

Gli U2 utilizzano il telefono anche per comunicare con il Padre Celeste. In If God Will Send His Angels, dall’album Pop [1997]: “God has got his phone off the hook, babe” (Dio ha il telefono staccato, piccola). Il brano parla di un pestaggio di una ragazza. “Una canzone amara, eppure riesci a sentire che c’è luce lì dentro”, così la definì Bono.

L’uso del telefono nei tre esempi citati…

  • il versetto biblico sulla copertina di “All That You Can’t Leave Behind”
  • il personaggio Macphisto
  • il brano “If God Will Send His Angels”

conduce alla medesima esperienza: l’incomunicabilità.

Il povero satanasso non riesce mai a parlare direttamente con nessuno, il numero di telefono 33.3 è attivo, ma inutile perché irrangiungibile.

L’incomunicabilità appare in “Unknow Caller”, una crisi di fede provocata da un numero di telefono che non ha più un intestatario: “…componendo veloce un numero senza nessun segnale”. Il brano è ricco di riferimenti alle nuove tecnologie che dovrebbero facilitare ogni forma di contatto, specie il computer e il web: “Chiusura forzata e sposta nel cestino… Riavviati e ricaricati… Password, tu, inseriscila qui, proprio adesso…. Conosci il tuo nome, allora digitalo forte”.

Cosa fatta nel 1997 dai Radiohead in Ok Computer, “disco simbolo” del corto circuito della civiltà informatizzata (rappresentata dai suoni del computer Mac mixati nei brani del cd). La comunicazione interpersonale (nei Radiohead) e quella con Dio (negli U2) sono state interrotte, improvvisamente. Una connessione fallita che agita gli U2, ma che non getta nello sconforto. Così per Thom Yorke, l’androide paranoico dei Radiohead, in No Surprises. Un bagliore di luce nel buio della modernità: “Questa è la mia ultima crisi, il mio ultimo mal di pancia. Senza allarmi e senza sorprese”.

La religione appare nella band di Dublino dal secondo album October [1981]. L’esperienza del gruppo è espressa in maniera grezza e sincera in Gloria. Il primo tentativo degli U2 di esprimere la fede cristiana nelle canzoni.

“Io provo a cantare questa canzone
Io, io provo ad entrare
Ma non riesco a trovare la porta…”

“Gloria” è figlia della conversione al cattolicesimo della band, eccezion fatta per l’ateo Adam Clayton. (Al bassista verrà dedicata una canzone Drowning man, nell’album “War”: Dio dal punto di vista di un non credente). ll produttore Paul McGuinnes, mentore della band, in difficoltà a relazionarsi con un gruppo dalle idee confuse, regalò loro un nastro di canti gregoriani. Un modo per rimanere in contatto, con la musica. Fu il Big Bang delle composizioni filo religiose degli U2. La frase in latino presa in prestito dalla tradizione gregoriana, tolse dall’impaccio Bono Vox, finalmente coraggioso nell’ostentare la fede nel rock.

“Gloria
In Te Domine
Gloria
Exultate
Oh, Lord, if I had anything
Anything at all
I’d give it to you”

L’album “October” è intriso di religione, come nel caso di “No Line On The Horizon”, molto simili dal punto di vista letterario. In Rejoice, Bono trasferisce l’esperienza religiosa vissuta nella scuola pubblica “Mount Temple”. Un professore aveva cominciato a insegnare le Sacre Scritture, influenzando quasi la metà dell’istituto. Bono, Edge e Larry compresi. Gli U2 aderirono alla setta chiamata Shalom, dopo un incontro fortuito con una certa Julie, in un concerto al Ritz di New York, figlia di un avvocato e adepto del gruppo religioso e fondamentalista. Di giorno si occupavano della band, di notte studiavano la Bibbia, facendosi poi battezzare nel mare di Dublino. Una militanza che devastò la band, sul punto di sciogliersi per le accuse di ipocrisia e paganesimo, a loro rivolte dai guru di “Shalom”. Secondo i santoni, la band stava cedendo alle tentazioni del sesso e della droga, insieme al rock. Un trittico demoniaco evocato sul finire degli anni settanta, da una celebre canzone di Ian Dury, “Sex & Drugs & Rock’n’roll”.

La band, decisa a proseguire nella carriera discografica, abbandonò il fondamentalismo settario, convinta di poter conciliare la fede in Gesù con il rock. Ma la debolezza della carne si fa sentire in Bono. Lo confesserà a suo modo, nella musica, in occasione della pubblicazione dell’album The Unforgettable Fire [1984], il disco più innovativo della loro discografia. In “Wire” e in “Bad”, cantò la pericolosa attrazione verso l’eroina.

Dal testo di “Bad”:
“Innocente, ed in un certo senso lo sono
Colpevole di un crimine che è in corso adesso
Un così bel giorno per buttare via la tua vita
Un così bel giorno per lasciarla andare”

L’esecuzione di “Bad” allo stadio Wembley di Londra, il 13 luglio del 1985, in occasione del primo Live Aid, rimane l’episodio più impressionante della loro carriera. Un momento magico che fece esplodere gli U2 nella scena rock mondiale. Nel video, Bono cita la canzone Ruby Tuesday dei Rolling Stones e Walk on the wild side di Lou Reed (oltre che Satellite of Love dello stesso Reed). Una lettura attenta dei testi di entrambi i brani, chiarisce l’implicito riferimento di Bono all’eroina. Nel pezzo degli Stones si parla di “una ragazza dallo spirito libero”, la droga appunto, mentre in “Walk on the wild side”, tra le tante categorie di derelitti, c’è Jackie “completamente fatta di anfetamine…”.

La canzone dell’ex Velvet Underground, Lou Reed, ispira un’altro brano che parla ancora di eroina, Running To Stand Still [The Joshua Tree]. Storia di una coppia di tossici dublinesi, poveri, che decisero di spacciarla per vivere, con l’illusione della ricchezza. Bono, a riguardo, disse: “Per un sacco di gente non esistono più porte aperte. E quindi se non puoi cambiare il mondo in cui vivi, l’unica alternativa è guardarlo con occhi diversi. Quando sei schiavo dell’eroina, pensi che quello che vedi sia la realtà, che il vecchio te stesso che si preoccupa di pagare l’affitto non sia il vero te stesso”. Laa partita con la droga rimarrà  aperta per lungo tempo.

https://www.youtube.com/watch?v=HhQSeVjC-_Q

La luce della fede cristiana illumina gli U2 in “The Joshua Tree”. Il pezzo più celebre è With or Without You, brano che si presta a varie interpretazioni. Ha un valore universale, adatto per ogni stagione della vita, ai sentimenti (dall’amore e dall’odio), alla ricerca di Dio.

https://www.youtube.com/watch?v=5Es94uoHv-Y

Nonostante la comprovata fede nel Dio di Gesù di Nazareth, la band non è esente da sbandamenti o cadute di stile. Come nel caso di I’ll go crazy if I don’t go crazy tonight , quinta traccia dell’album che fa da colonna sonora al BombaRoad. Ritorna il tema della luce che guida e salva, ma la retorica ne depotenzia la narrazione: “Ogni generazione ha la possibilità di cambiare il mondo”. Credere ancora che il rock salverà il mondo, non è utopia?

https://www.youtube.com/watch?v=1KsFueL-CVk

La delusione raggiunge l’apice quando Bono canta: “Baby, baby, baby…”. Uguale a Ultraviolet (Light My Way), una loro canzone inclusa in Achtung Baby [1991]. Pure la storia cantata è identica: l’amore che vince ogni solitudine.

Ma il peggio arriva con il brano scelto come singolo d’esordio: Get On Your Boots. Una scelta suicida che ha penalizzato gli U2. “No Line On The Horizon” è in calo di vendite rispetto agli album precedenti. Non a caso, è Magnificent ora il singolo che traina l’album. E’ sconcertante ascoltare un mix di canzoni che compongono il mosaico di “Get On Your Boots”. Ci si accorge che è simile a Have a Cigar dei Pink Floyd. Agli U2 è bastata velocizzarla.

La compilation delle citazioni continua con Get you rocks off dei Primal Scream, ispirato, come “Get On Your Boots”, da Subterranean Homesick Blues di Bob Dylan. Nell’album, altre citazioni sono facilmente rintracciabili, con qualche sorpresa che riguarda anche la musica italiana.

La storia si ripete. Dopo “Unknow Caller”, anche in “Get On Your Boots” il testo prevale su ciò che rimane della canzone. Un atto di fede in Dio, con tanto di rinunzia a Satana e alle sue seduzioni.

“Satana ama una paura della bomba
Ma lui non ti spaventerà

Tu mi liberi dal sogno oscuro
Zucchero filato, gelato
Tutti i nostri ragazzi gridano
Ma i fantasmi non sono reali

Qui è dove dobbiamo stare
Amore e comunità
Una risata è eternità
Se la gioia è vera”

La positività del brano, per quanto rischia d’essere ‘uccisa’ da uno dei brani peggiori della discografia U2, sta nell’inno alla bellezza. La scoperta d’essere necessari alla vita.

“Tu non lo sai quanto sei
Tu non lo sai quanto sei bella
Tu non lo sai e non capisci, vero?”

E’ la volta di Stand Up Comedy che suona come Foxy Lady di Jimi Hendrix, strizzando l’occhio a Stand! di Sly and The Family Stone. Non c’è plagio. Ma le citazioni si sprecano, come un atto dovuto verso le icone venerate dagli U2. Nota la passione di Edge per Hendrix (ascoltare la versione di The Star Spangled Banner nel cd Rattle and Hum, 1988).

“Stand Up Comedy” riserva non poche e felici sorprese per quanto riguarda le parole: l’uomo a immagine e somiglianza di Dio (Genesi 1,27), “fatto di stelle” come recita Bono, chiamato a scoprire la bellezza della creazione affidatagli da Dio. Con le tre virtù teologali che accendono il motore dell’esistenza: la fede, l’amore e la speranza.

“Riesci ad affrontare la bellezza
Despota del cuore?
Posso levarmi per speranza, fede, amore
Ma quando trascendo la certezza
Finiamola di aiutare Dio ad attraversare la strada come una vecchietta”

Il testo incalza l’ascoltatore. Rischiare, per sentirsi parte attiva dell’universo. Un’esortazione missionaria! Ora Dio riappare nel suo splendore. Ripreso i contatti con gli umani, mostra la sua qualità migliore, l’amore. La frase “l’amore è l’apice dell’evoluzione” è uno dei passaggi migliori, il più significativo di “No Line On The Horizon”. L’inquietudine intesa come un valore che spinge a muoversi e a reagire di fronte all’apatia e alla noia. L’amore, la qualità che permetterà agli uomini di riassomigliare al Creatore, con tutto ciò che ne consegue.

“Dio è amore
E l’amore è l’apice dell’evoluzione
Gente dall’anima in agitazione muovetevi
Gente dall’anima in agitazione non fermatevi
Avanti gente…”

Proseguire con fiducia, sorretti dal Signore, per diffondere amore e pace (il motto anti-militarista “love and peace” cristianizzato). Un tema che ricorre in Yahweh, traslitterazione di “JWHW”, il Sacro Tetagramma, il nome di Dio (cf. Genesi, Esodo, Levitico). Quattro lettere troppo sacre per gli ebrei per pronunziarle [How To Dismantle An Atomic Bomb, 2004]. La canzone è una preghiera, come ha spiegato lo stesso Bono Vox in un’intervista al quotidiano cattolico Avvenire: “Il titolo è un nome antico destinato a non essere nominato. L’ho aggirato, cantandolo. Spero di non offendere nessuno. Vuole essere una preghiera che mette nelle mani di Dio tutto: dal bisogno di affetto alla speranza che le tenebre siano sconfitte”.

“Yahweh” si fonda in Sunday Bloody Sunday [War, 1983]: una supplica dei figli di Abramo all’unico Dio della storia. Quel “Coexist” (suona come “God exist”, Dio esiste) pronunciato da Bono nel video che segue, è un appello alla coesistenza e alla tolleranza religiosa da cui dipende la pace nel mondo.

[vimeo 2000148 320 265]

Stand Up Comedy può essere intesa come il naturale prolungamento di 40, canzone introdotta nell’album War che musica il salmo 40 (Antico Testamento). Le parole, mescolate con altre del salmo 6, divennero una denuncia contro la fame, l’odio e altre forme d’ingiustizia. Grido disperato di un mondo in pericolo. In “Stand Up Comedy”, invece, c’è leggerezza e gioia: in mezzo alla tempesta, quel popolo scelto da Dio, approda in un porto sicuro: la fede. L’idea portante di “40” è narrata dallo stesso Bono nella prefazione al libro dei Salmi, incluso in una serie “I libri della Bibbia” edita dalla Einaudi.

https://www.youtube.com/watch?v=sB4kxMj0-IE

BombaRoad prosegue, il viaggio d’andata quasi è giunto al termine. L’ultima salita, prima di arrivare in luogo sacro, un santuario. Entrati nel parcheggio, ci accompagna White As Snow, capolavoro assoluto degli U2. Una canzone arrivata dritta nel cuore dei partecipanti al BombaRoad e che ha messo tutti d’accordo nel laboratorio chiuso in trattoria, alla sera. Lì dove è stata evidenziata una certa noia nell’ascoltare per intero l’album, con delle divergenze riguardo la critica al disco e le preferenze sui brani. “White As Snow” ha registrato un alto gradimento, anche se il premio alla canzone più bella va a “Moment of Surrender”. Il testo della canzone minaccia di scalzare dalle preferenze I Still Haven’t Found What I’m Looking For [The Joshua Tree], il brano più rappresentativo del credo cristiano degli U2, carico di dubbi, di fede e di mistero. Di nuovo, appare in controluce una citazione di Sant’Agostino:

“Dammi Tu la forza di cercare, Tu che hai fatto sì di essere trovato e mi hai dato la speranza di trovarti con una conoscenza sempre più perfetta. Davanti a Te sta la mia forza e la mia debolezza: conserva quella, guarisci questa. Davanti a Te sta la mia scienza e la mia ignoranza; dove mi hai aperto ricevimi quando entro; dove mi hai chiuso, aprimi quando busso. Fa’ che mi ricordi di te, che comprenda te, che ami te” (La Trinità XV, 28.51).

https://www.youtube.com/watch?v=0X7QGCmIZl0

Il tramonto, la brezza marina, le luci del posto, condizionano l’ascolto di White As Snow. L’effetto sperato: le suggestioni derivanti dai sensi: la vista che amplifica l’ascolto. Semplicemente magnifico (per rimanere nell’orizzonte U2…). Le parole della canzone sono inequivocabili. Non c’è parzialità nell’interpretazione, né forzature spirituali. La cosa buffa è che, arrivati a destinazione, ascoltiamo queste parole dal testo:

“Da dove vengo io non c’era nessuna collina
La terra era piatta, l’autostrada dritta e larga
Io e mio fratello guidavamo per ore
Come se avessimo anni e non giorni

I nostri volti pallidi come la neve sporca”

Una curiosità, scovata dal gruppo in auto. Un fatto quasi comico:

White As Snow degli U2… come Amara Terra Mia di Domenico Modugno

Al di là della somiglianza melodica, nella scrittura del testo, Bono mette cuore, mente e anima. C’è la stessa intensità di Mofo [Pop], da ricordare la citazione “Cerco di riempire quel buco a forma di Dio”. C’è la sincerità di The First Time [Zooropa], rilettura della parabola del figliol prodigo, una canzone sulla perdita della fede: “Ci sono tante stanze da vedere, ma io me ne sono andato dalla porta sul retro”. C’è la fuga da Dio e il ritorno a Lui. La stessa narrazione di The Wanderer, brano ispirato al libro del Qoelet. In origine, il titolo del brano era Johnny Cash On The Moon. E fu Johnny Cash a eseguirlo, fortemente voluto da Bono per interpretare il brano di chiusura dell’album “Zooropa”.

“Partii senza nulla
A parte l’idea che avresti potuto anche essere là
Cercando Te…

La parola di Dio pesava sul mio cuore
Ero sicuro di essere quello giusto
Ora Gesù, non aspettarmi alzato
Gesù, sarò presto a casa…”

In “White As Snow” c’è Cristo, l’Agnello immolato, che versa il suo sangue per la salvezza del mondo: “Dove potremo trovare un agnello bianco come neve?”. Ritornano le citazioni bibliche di Giovanni (1,49), dell’Apocalisse (capitolo 22) e del libro dell’Esodo (capitolo 12). Il simbolo dell’agnello sacrificale, il Cristo crocifisso che offre la sua vita, in obbedienza al Padre, per il riscatto di molti. Quel Cristo anticipato dal profeta Isaia:

Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca;
era come agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,
e non aprì la sua bocca
(Is 53,6-7)

L’amore di Dio e la diversità sociale, culturale e religiosa, sono i temi portanti del brano. Sullo sfondo, il salmo 50 e la supplica del penitente che chiede a Dio d’essere purificato dalle sue colpe. I peccati lavati dal sangue dell’Agnello, Cristo Gesù.

“Chi può perdonare il perdono quando perdono non è? Solo l’agnello bianco come neve…” [U2]
“Ecco, nella colpa sono stato generato, nel peccato mi ha concepito mia madre” [Salmo 50,7]

“Se solo un cuore potesse essere bianco come neve” [U2]
“Purificami con issopo e sarò mondo; lavami e sarò più bianco della neve” [Salmo 50,9]

Come in “With or Without You” e “I Still Haven’t Found What I’m Looking For”, è possibile in “White As Snow” un parallelismo con sant’Agostino. “Angusta è la casa della mia anima perché tu possa entrarvi: allargala dunque; è in rovina: restaurala; ma chi potrà purificarla, a chi griderò, se non a te? Purificami, Signore dalle mie brutture, ignote a me stesso, e risparmia al tuo servo le brutture degli altri” (Confessioni I, 5, 6).

L’esperienza d’ascolto “on the road”, si chiude con FEZ-Being Born. E’ notte, nell’auto e sull’autostrada vuota, Bono canta: “Sull’autostrada. Gomma che brucia, cromo che brucia… poi traghetto verso casa”, mentre il brano “Breathe” riassume il primo laboratorio musicale su strada:

“Ogni giorno muoio ancora, e di nuovo rinasco
Ogni giorno devo trovare il coraggio
Di uscire a passeggiare in strada
Con le braccia aperte”

Sulle strade senza nome, con una musica in testa, per correre, rallentare, fermarsi e riprendere la corsa. Per abbattere i muri che ci separano da Dio, per dare un senso alle cose, a tutto. Questa è BombaRoad.