Rosso

Rosso. Coloratus in latino significa tanto «rosso» quanto «colorato». Così lo spagnolo tinto.

Sembra che il colore per eccellenza sia il rosso. Perchè?

I pigmenti rossi pare che siano i più disponibili in natura e d’altra parte il rosso è un colore non non si trova facilmente nell’ambiente come invece il verde o il blu o il marrone… Rosso è il colore del potere ma anche il colore della rivoluzione; è il colore dell’imperatore e della prostituta; è il colore del martirio e quello della lussuria. Tutto questo fa riflettere. Il colore per eccellenza è quello che si distingue, che segna una discontinuità, una frattura.

Perchè mi rendo conto che una cosa è colorata? Perchè si distingue. In genere non mi accorgo che la gente per strada è vestita a colori. Non ci penso. Mi accorgo però se una persona indossa vestiti di colore sgargiante, acceso. E cosa c’è di più acceso del rosso, il colore del fuoco? “Nel rosso si dispiega il fuoco”, ha scritto Goethe. Esso “agisce nell’interiorità in modo vitalissimo, vivace e irrequieto”, prosegue W. Kandinsky.

Insomma pare che “colore” sia ciò che si distingue e si staglia su uno sfondo, ciò che infrange l’omogeneo, l’indistinto, il neutro. Il colore individua, mi fa prendere coscienza dell’esistenza di altro da me. Sveglia la mia coscienza e mi impone ciò che altro da me. Ed è proprio il rosso – in quanto colore squillante, sonoro, capace di richiamare o addirittura di destare (cioè “svegliare”) l’attenzione – che ci aiuta a fare questa considerazione più generale.

In un colore non ci si può incontrare: lo si può contemplare, amare, odiare. Lo si può ascoltare. Il colore rompe dunque la nostra solitudine e ci fa gioire o dolere di una presenza. Il rosso, in particolare, non ammette indifferenze, a meno che non lo si stemperi con altro, come ad esempio con il nero, che lo attutisce e lo appiattisce, spegnendolo. Non ci aiuta però a dialogare, a venire a patti. A meno che il dialogo non sia inteso non come una fusione di colori e accentuazioni differenti, bensì come un patchwork, un accostamento di pezze di colore differente.

Ma che cosa significa parlarsi, dialogare? Significa trovare una zona di colore tenue, attutita, umile, di incontro o viver un accostamento, talora brusco e sorprendete o addirittura spiazzante, di colori ancora del tutto accesi?

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