Way to blue

Autore di raro e indiscusso talento, con soli tre dischi all’attivo, Nick Drake, passato per anni inosservato al grande pubblico, è considerato oggi un musicista di culto. Shy, detached, remote from other people (timido, distaccato, lontano dalle altre persone) lo definisce chi l’ha conosciuto e l’ha visto camminare per le vie di Londra con la testa calcata tra le spalle, come a ripararsi da un costante vento gelido. Affascinante, misterioso, raffinato; ai comprensivi produttori discografici della Island, che lo pregavano di promuovere i suoi dischi dal vivo, rispondeva gentile: I will think about it, ora ci penso.

In tempi in cui Jim Morrison veniva puntualmente tirato giù dal palco dalla buoncostume e Paul Mc Cartney dava scandalo dichiarando di aver provato l’LSD, Nick Drake, in una delle sue rarissime performance live, seduto al centro dell’occhio di bue, sconcertava il pubblico, cantando una canzone dietro l’altra, senza interruzione e senza alzare lo sguardo: anti-divo per antonomasia, si alzava alla fine per andarsene, con l’ultima nota della chitarra ancora tenuta. La madre, Molly Drake, mimetizzata con il marito in una folla scalmanata di ventenni, notò che in quell’occasione Nick portava quei pantaloni neri che si metteva tutti i giorni. Del mondo rock, Drake con nonchalanche ha trasgredito la trasgressione non solo nelle pose, ma anche nell’interpretazione delle canzoni, dove ai wanna-gonna e ai come-on-baby d’oltreoceano, ha sostiuito l’englishness della sua pronuncia perfetta made in Cambridge.

A Nick Drake interessava altro: interessava individuare, in quel cielo inglese più pesante della terra, nel suo Northern Sky, quella stella polare che potesse rivelare il significato delle cose e salvare una vita dalla mancanza di senso. La maggior parte delle sue canzoni si rivolge a un “tu” indefinito – dimmi, mostrami, vieni – a cui si richiede una strada, una Way to blue, una risposta o un’altra chance, nell’incapacità di essere qualcosa o qualcuno qui e ora. Un senso di urgenza incombe e, come indica l’avvertimento, Five leaves left, posto alla fine di ogni pacchetto di Rizla, nonché titolo dell’album d’esordio di Drake, le cartine per le sigarette, come le opportunità della vita, potrebbero finire da un momento all’altro. C’è chi ha interpretato quel senso di separatezza e di esclusione, che rendeva Nick Drake wierd or lonely, strano e solo agli occhi della gente, come un tipico motivo adolescenziale, quando invece è un guardare il mondo da una posizione laterale, senza dubbio isolata, ma profonda e originale.

Bryter Layter, schiarite più tardi, chiosavano le previsioni del tempo serali alla Bbc: e Bryter Layter è il titolo del secondo album di Nick Drake, in cui si attendono, fermi nel mistero, schiarite, illuminazioni, quella Way to blue, il cammino attraverso il blu, un bel colore per dipingere la terra promessa. Nick riposa oggi nella campagna inglese, nel piccolo cimitero di Tanworth-in-Arden: la tomba, posta all’ombra di una quercia (quasi in memoria del suo temperamento schivo e vulnerabile) è circondata da plettri di metallo conficcati nel terreno, foto, oggetti, biglietti in tutte le lingue del mondo: ma soprattutto sulla lapide di marmo grigio sono incisi alcuni versi di From the morning: E ora risorgiamo / E siamo ovunque / E ora risorgiamo dalla terra.