Glimpses (1): Elena Bono

Ci sono scorci (glimpses) di quest’estate che nelle prossime settimane vorrei condividere con il pubblico del Blog. Il primo ha a che fare con un viaggio in autostrada dal Trentino a Roma in cui io e Cecilia abbiamo improvvisamente deciso di deviare verso la Liguria per andare a trovare Elena Bono. Per chi non lo sapesse, Elena Bono, autrice di romanzi, racconti, poesie e di numerosi testi teatrali, è la più grande scrittrice italiana del dopoguerra, la più grande scrittrice italiana vivente (provate con il romanzo Come un fiume, come un sogno, il racconto lungo Una valigia di cuoio nero o con l’opera teatrale La grande e la piccola morte pubblicati dalla casa editrice Le Mani). Siamo giunti a Chiavari poco prima di cena ed Elena era sulla sedia su cui è costretta tutto il giorno per la malattia alle ossa che ormai la obbliga a dettare i testi delle opere a cui sta ancora lavorando malgrado tutto. Ci siamo fermati non più di un’ora, ma la dimensione temporale di questo breve incontro è scaturita dal fondo degli occhi di questa straordinaria scrittrice ormai giunta al crepuscolo della vita: lo sguardo vivo di chi sa che ogni storia (nella vita come nella letteratura che conta) si gioca tra due polarità, l’attesa fiduciosa di un compimento e l’abisso di chi sceglie di “essere precipizio a se stesso”, come afferma il protagonista del romanzo Come un fiume, come un sogno. La breve poesia che segue è tratta dall’Opera omnia delle poesie di Elena appena pubblicata dal suo piccolo editore di Chiavari.

Silenzio e ancora silenzio.
Versatelo a lungo
piano sulle ferite.
Anche la musica duole
ad un cuore dolente.