Lettera da Troia

di Guglielmo Spirito

Istanbul, 16 novembre 2007

Mosca. Memoria sbiadita del Museo Puskin. I visitatori si accalcano nella sala, gremita, dove le vetrine custodiscono il così detto “Tesoro di Priamo”, i reperti favolosi, di oro finemente lavorato, che Heinrich Schliemann riportò alla luce durante i suoi fortunosi scavi (1871-1894) nella collina di Hisarlik, ridonando al mondo il sito di Troia, la mitica città cantata da Omero. E, defraudando il governo ottomano, le trafugò in Germania. I russi , sul finire della Seconda Guerra Mondiale, portarono a Mosca la collezione custodita a Berlino…
Così, la Terza Roma (come gli slavofili amavano chiamare Mosca) soppiantò la Seconda Roma (Costantinopoli) anche in questo, così come la Prima Roma credette di essere la discendente e l’erede di Troia, tramite Enea, l’eroico fuggiasco troiano superstite cantato da Virgilio.
Ed io faccio quasi a ritroso il percorso : da Mosca e Roma, via Costantinopoli, fino a Troia

Il Mito di Troia. “Menzogne intessute con fili di argento”, come temeva C.S. Lewis parlando dei miti? “No” -le rispose allora J.R.R.Tolkien – tutti i racconti possono diventare veri e, finalmente, redenti, diventando simili ma anche dissimili alle forme che abbiamo loro dato” i miti sono promemoria di verità e di sapienza che portano in se un seme dinamico di pienezza. E’ così anche per Troia…

Istanbul. Con fra Anton Bulai, parroco francescano a Sant Antuan, partiamo a note fonda, lasciandoci il Corno d’Oro e il Bosforo alle spalle. Indietro rimangono le cupule di Santa Sofia, sfregiata e sconsacrata – moschea prima, museo poi-, e di Santa Irene, dove si tenne il Secondo Concilio Ecumenico nel 381, presieduto da San Gregorio Nazianzeno, l’amico di San Basilio. Indietro la Torre di Galata, da dove i Genovesi, impotenti, videro cadere Costantinopoli nel 1453, sparendo così l’Impero Romano d’Oriente… Bordeggiando il Mare di Marmara, sfreciamo come possiamo in mezzo a un nubifragio che ci accompagna per ore, nel buio e nella nebbiosa penombra dell’alba e oltre.
La Tracia scorre davanti a noi, mentre proseguiamo verso ovest, fino alla penisola di Gallipoli,e là verso sud, con l’Egeo scintillante alla nostra destra,e il picco lontano dell’isola di Samotracia ,scuro e cupo, sulla linea turchese del mare. Arriviamo ai Dardanelli, l’antico Hellesponto, vedendo davanti a noi la costa della Troade. In questo punto, dove il ferri trasporta la nostra machina, Alessandro il Macedone attraversò lo stretto, lasciandosi per sempre l’Europa alle spalle e, approdando, lanciò la sua lancia verso l’Asia che veniva a conquistare. Ma prima si recò a Troia, a render omaggio – con Efestione – al suo antenato Achille e al suo amico Patroclo, e indossò le armi che -le dissero- furono usate dagli eroi della Guerra di Troia più di 900 anni prima…

Troia. La ventosa Troia. Il peso della storia e dell’epica preme sul mio petto. Lungo i secoli e i millenni, Troia continua ad essere eloquente con la voce di Omero, e non solo. Il Mito di Troia sovrasta il tempo e la pianura, e le rovine.
Gli scavi, continuati tuttora sotto la guida di Manfred Korfmann, sono poco appariscenti, ma di una eloquenza che trafigge e commuove.

Tanti altri, grandi, sono venuti qui : Serse, Re dei Re, e dopo Alessandro e i suoi Generali, Giulio Cesare ( che riteneva la gens Iulia discendente di Enea di Dardania,figlio di Anchise, del casato reale di Priamo), e quindi Ottaviano Augusto ( sotto il quale il passato troiano di Roma viene magnificato e celebrato); poi Adriano e perfino Costantino (che pensò di trasferire la capitale qui, città madre della stessa Roma, prima di scegliere finalmente Bisanzio). Addirittura Mehemet II, il conquistatore e distruttore di Costantinopoli venne a celebrare qua la Translatio Imperii, come una tardiva vendetta dei troiani (asiatici) sull‘Occidente invasore.

Non ho trovato -come l’Imperatore Giuliano detto l’Apostata- ” la statua di Ettore lucente, tuttora strofinata d’olio”…gesto di culto da parte del… vescovo del luogo (!), simpatizzante nascosto degli antichi dei. Mi sarebbe piaciuto, però! Non meriterei comunque, credo, i rimproveri di San Gregorio Nazianzeno (le cui reliquie deliziosamente venerai al Patriarcato Ecumenico, dove furono riportate, dono di Giovanni Paolo II, assieme a quelle di San Giovanni Crisostomo !): non ostante la sua ferma avversione verso il suo ex-compagno di scuola Giuliano, Gregorio stesso scrisse il suo Christos paschon ( Christus Patiens), una vera Tragedia classica -caso unico tra i Padri, senza imitatori dopo di lui-, ispiratosi largamente a Euripide, e mutuando i dialoghi di dolore della Madre di Dio su quelli di Ecuba!

Troia vive nel Mito. Euripide, Eschilo, Sofocle, Seneca, Virgilio nell’antichità ricreano, fra altri, il Mito. Durante tutto il Medioevo cavalleresco, la storia è rivisitata con occhi troiani ( mezz’Europa si troverà genelaogie troiane) ed Ettore -e non Achille- è il non plus ultra tra gli eroi, e il re Arturo è l’erede del primo re di Brittania, Brutus, nipote di Enea ! San Francesco stesso si nutrì dai racconti epici della Tavola Rotonda di Artù e dei suoi cavalieri, ai quali paragonò i suoi frati ( cf. FF 1624). Perfino Perugia si donerà tardivamente un fondatore troiano, per non essere meno dell’Urbe, e addiritura Assisi, ancora più tardi, ipotizzerà essere stata fondata dal mitico Dardano…

Vive il Mito fino ai tempi nostri… Scrittori come Margaret George, David Gemmell e Valerio Massimo Manfredi le dedicano romanzi molto popolari. Il cinema ci da recentemente un altro esempio, seppur modesto : il film Troy di Wolfgang Petersen (2004), dove Brad Pitt interpreta uno splendido Achille ed Eric Bana è un Ettore redivivo. Oppure quanto mi scrisse Priscilla Tolkien, riguardo suo padre: durante le passeggiate con i figli a Oxford attorno a Merton College, chiamava i muri “the walls of Troy”.
E non era forse il Pub degli Inkings il Bird & Baby ( Eagle & Child) ? Lo stemma del Pub -dove la sub-creazione letteraria si scriveva, si, con inchiostro, ma la si commentava e cimentava con birra !- è il prelevamento del bel Ganimede da parte di Zeus sotto spoglie di Aquila , per far di lui il copiere degli dei. Ganimede, il più bello fra gli uomini, era figlio di Troo re di Troia (cf. Iliade IV, 265)

Troia. Negli scavi ci sono pochi, pochissimi visitatori. Fortunatamente è bassa stagione. Le mura di Troia VI ( ci sono IX livelli a Troia, dal 3000 AC fino al 400 AD) -quelle erette prima del periodo dei racconti omerici e stanti allora-, vicino alla Porta Dardanea, le gusto da solo. Nessuno, tranne me e l’evocazione degli eroi e degli amici che porto nel cuore. Il vento agita le chiome degli olivi e delle querce, ma accanto alle mura possenti, tutto è calma, riparo e tepore. Esco dal recinto delle mura, verso i resti delle case fuori la Cittadella, e mi siedo accanto ad Anton, e leggo -a sua richiesta- ad alta voce alcuni brani del libro VI, L’incontro di Ettore e Andromaca

Ettore splendido tese le braccia a suo figlio:
Ma si voltò indietro il bambino piangendo sul petto alla balia dalla bella cintura, spaventato alla vista del padre,
perché ebbe timore del bronzo e del cimiero crinito,
Come lo vide oscillare pauroso giù dalla cresta dell’elmo. Risero allora di cuore suo padre e la nobile madre;
Subito l’elmo si tolse dal capo
Ettore splendido, E lo depose per terra tutto scintillante (…)

E’ tempo di rientrare. Febo Apollo, Signore dell’arco d’argento, si affretta nel cielo sul suo carro dorato verso Ponente. La foschia nasconde il Monte Ida, la vista spazia fino al mare e attraverso lo stretto. Nessun segno dell’accampamento degli achei…meglio così : nessuna simpatia verso il predatoreAgamennone . Mi attardo sulla soglia lastricata della vecchia Ilios, ossia Troia. Non vorrei staccarmi da quelle pietre, da lamemoria che custodiscono. Devo andare. La strada è lunga fino alla Nuova Roma sul Bosforo, e poi ho l’aereo che mi riporterà -ahimè- già domani alla Vecchia Roma sul Tevere. Conservi pure la Terza Roma sulla Moscova i tesori e gli ori troiani, testimone dei giri e rigiri della storia. Mi sa strano, ma è gradevole al rientro in convento, parlare in russo con alcuni frati e preti venuti dal Baltico ( uno, Valdemar- Fidei Donum-, è coraggiosamente al posto del martire Don Andrea Santoro sulla terra di Evagrio Pontico).
Qua, nell’Antenata delle Tre Roma, nella collina spazzata dai venti, tra i ruderi dei palazzi e delle torri, davanti alla pianura dove scorrono lo Scamadrio ed il Simoenta e un giorno accampavano gli achei, non sento la loro mancanza. Troia sopravvive nel Mito, inafferrabile e feconda…
Qua Paride Alessandro, Elena di Sparta, Priamo ed Ecuba, Cassandra ed Eleno, Odisseo e Diomede, Aiace e Nestore parlano con la voce che da loro il grande Omero.

…Sopratutto, sento le voci di Achille e di Ettore… e la gratitudine riempie il mio cuore. Il Signore è Grande nell’Amore ed eterna è la Sua Misericordia…

Desidero il dono dell'”ettorità” (hectorness), neologismo di mia invenzione (coniato in Canada nel venturoso 2004) che è come la sintesi delle virtù del padre di Astianatte, del marito di Andromaca, del figlio di Priamo, del fratello di Alessandro Paride, dell’avversario di Aiace e Achille.
Sarebbe, forse, il regalo più prezioso per il mio 25° di sacerdozio, quest’anno, così come questo viaggio/pellegrinaggio fu il regalo dei francescani secolari ( dell’OFS) di Rivotorto per festeggiare con me…

Ma adesso è tempo che io lasci queste lettera ; forse un altro arriverà dove io non sono arrivato ne posso da solo arrivare
Come disse Diomede ( Iliade X, 224-225):
Due che vanno insieme, vede l’uno prima dell’altro Che cosa sia meglio; uno solo, se pure capisce, è per la sua vista più corta, è fiacca la mente…