Chesterton, un po’ Whitman un po’ Stevenson

G.K. Chesterton

CONVEGNO SU CHESTERTON

organizzato da Civiltà Cattolica insieme a BombaCarta e al Chesterton Institute di Seton Hall nel New Jersey

sabato 14 giugno 2008 a partire dalle ore 18.00

presso la sede de La Civiltà Cattolica in

via di Porta Pinciana 1, Roma.

Ho conosciuto Gilbert Keith Chesterton (detto per brevità GKC dalle sue iniziali) grazie a Borges. Il poeta argentino non è stato solo grande con i versi e con i racconti, ma anche come critico letterario. A molti autori che poi ho tanto amato sono stato condotto per mano da questa sapiente guida cieca. Borges era uno sfegatato ammiratore di Chesterton, di cui scrive:

“Nella sua scrittura restano marcate tracce pittoriche. I suoi personaggi usano entrare in scena come attori e i suoi paesaggi vivacemente sbozzati s’appiccicano alla memoria. GKC visse nel corso degli anni intrisi di malinconia a cui si riferisce con la definizione fin de siecle. Da questo ineliminabile tedio venne salvato da Whitman e da Stevenson. Eppure qualcosa gli rimase attaccato addosso, rintracciabile nel suo gusto per l’orrido. Il più celebre dei suoi romanzi “L’uomo che fu Giovedì”, ha come sottotitolo ‘Un incubo’. Avrebbe potuto essere Poe o magari un Kafka; lui comunque preferì- e gli siamo grati della scelta – essere Chesterton e coraggiosamente optò per la felicità o finse di averla trovata. Dalla fede anglicana passò a quella cattolica, che, secondo lui, è basata sul buon senso. Arguì che la stranezza di tale fede si attaglia alla stranezza dell’universo, come la strana forma di una chiave si adatta perfettamente alla strana forma di una serratura.
In Inghilterra il cattolicesimo di Chesterton ne ha pregiudicato la fama, poiché la gente persiste nel ridurlo ad un mero propagandista cattolico. Innegabilmente lo fu, ma fu anche un uomo di genio, un gran prosatore e un grande poeta. La letteratura è una delle forme della felicità; forse nessun scrittore mi ha dato tante ore felici come Chesterton.”Ho trascritto interamente la lunga citazione di Borges, non solo perché la sottoscrivo integralmente, ma anche perché centra molti punti “nodali” di questo scrittore e anche i diversi aspetti che saranno indagati nell’imminente convegno organizzato da Civiltà Cattolica insieme a BombaCarta e al Chesterton Institute di Seton Hall nel New Jersey che si svolgerà sabato 14 giugno a partire dalle ore 18 presso la sede della Civiltà Cattolica in via di Porta Pinciana, 1.E questi punti sono: la scrittura collegata alla pittura, la malinconia e l’horror dai quali però paradossalmente scaturisce un impeto di gioia e di speranza; la difesa del buon senso e, direi, dell’uomo comune; la crisi religiosa e l’adesione al cattolicesimo (con conseguente ostracismo e oblio); il dono della felicità che ancora oggi GKC fa ad ogni lettore.

Ha ragione Borges: GKC è un mix di Stevenson e di Whitman. Del primo (al quale dedicò un volume biografico) ha preso il gusto della vita come avventura e come romanzo, mai prevedibile; in comune con Whitman ha la passione per l’uomo comune, lo sguardo fresco, primigenio, lo spirito contemplativo. Come il grande poeta americano, GKC ha una visione della poesia come forza che nasce dal popolo e dalla contemplazione dell’universo, colto così con occhio grato come lo potrebbe ammirare Adamo il primo giorno della creazione. Non stupisce la passione di GKC per la figura di San Francesco d’Assisi (ne parlerà Fabio Canessa al convegno) a cui lo scrittore inglese dedicò un volume biografico, tra le sue opere migliori. In un saggio dedicato alla sua conversione, citando Whitman sul valore autentico della “democrazia”, afferma che

“Vi potranno essere perfino il tramonto della civiltà e del mondo, ma mai la Chiesa Cattolica riterrà che un idiota qualsiasi, o una persona qualunque, non valga la pena di essere salvata.”

Per GKC, come indica Borges, l’universo è “strano”, e l’uomo è quindi “straniero alla terra”, immerso in un mondo di segni e simboli, e questo per GKC è fonte di gioia, come se Dio invitasse l’uomo ad un gioco di libera, fantasiosa (ma anche rigorosa), decifrazione. Da qui si spiega la creazione, da parte di GKC, del suo personaggio letterario più celebre: Padre Brown, il famoso prete-detective, geniale “solutore” di intricatissimi enigmi, appassionato della verità ma più appassionato dell’uomo, del peccatore che egli insegue ma non persegue…lo insegue come lo sguardo del padre nella parabola del figliol prodigo. Del Chesterton giallista parleranno al convegno Paolo Pegoraro e Cristiano Governa.Ci sarebbe ben altro da dire su questo grande scrittore, così “out” rispetto alla letteratura “ufficiale” che gira nelle librerie italiane ma che invece, pian piano, è entrato dentro l’universo di BombaCarta. Del resto GKC, proprio come Borges, è stato anche uno straordinario critico letterario.. è sufficiente questa citazione per rendersi conto della grandezza del tesoro che si scopre insieme alla riscoperta di questo grande scrittore inglese:

“Le arti esistono, per dirla secondo il nostro stile primordiale, in quanto rappresentano la gloria di Dio, o, per tradurre lo stesso concetto in termini psicologicamente comprensibili, per svegliare e mantenere vivo nell’uomo il sentimento della meraviglia. Il successo dell’opera d’arte consiste nel dire, di qualsiasi soggetto (albero, nuvola o carattere umano che sia): “L’ho visto migliaia di volte ma non l’ho mai visto sotto questa luce fino ad ora”. Ora, per far questo, una certa variazione di stile è naturale e persino necessaria. Gli artisti variano a seconda di come compiono il loro assalto, in quanto è di loro competenza compiere un attacco a sorpresa. Devono donare una nuova luce alle cose, e non c’è da stupirsi se talvolta si tratta di un raggio ultravioletto impercettibile o una luce che ricorda l’ombra nera della pazzia o della morte.”

L’arte come assalto, come attacco a sorpresa.. l’avevate mai vista sotto questa luce, finora?