VENEZIA 68 – BombaDiario 7 (WUTHERING HEIGHTS, PEOPLE MOUNTAIN PEOPLE SEA, BLACK BLOCK, MATERNITY BLUES, L’OISEAU)

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“Wuthering Heights” di Andrea Arnold

Vi riportiamo di seguito i film visti durante la settima giornata della 68. Mostra Internazionale d’Arte Ciinematografica di Venezia

Settimo giorno – 7 settembre 2011

WUTHERING HEIGHTS di Andrea Arnold (Concorso)
Tratto dall’omonimo romanzo di Emily Bronte, non è l’ennesima trasposizione cinematografica del grande classico della letteratura moderna. La regia della Arnold – la camera a mano si sostituisce all’ombra dei personaggi, seguiti furiosamente – dà più di un tocco di originalità a una storia, francamente, a tratti anacronistica. Gli attori, quasi tutti giovanissimi, sono impeccabili e rendono credibile l’esperimento della regista inglese. Nonostante i ritmi ampiamente dilatati, le splendide immagini non fanno staccare gli occhi dallo schermo. VOTO: 7/10

PEOPLE MOUNTAIN PEOPLE SEA di Cai Shangjun (Concorso)
Un uomo vaga nella Cina del Guizhou alla ricerca osessiva dell’assassino del fratello, per farsi vendetta da solo. Un film piuttosto dimesso, che si riprende negli ultimi venti minuti grazie alle splendide sequenze ambientate in miniera. Nonostante il nichilismo e la rassegnazione di fondo, nel finale c’è uno spiraglio di apertura. Un buon film, ma forse ci si aspettava qualcosa di più dal film sorpresa del concorso, rivelato solo il giorno stesso della proiezione. VOTO: 6,5/10

BLACK BLOCK di Carlo Augusto Bachschmidt (Controcampo)
Testimonianze di giovani sopravvissuti alla “macelleria messicana” della scuola Diaz, nel 2001 a Genova. Un’esperienza umana toccante, che il regista ci restituisce senza retorica, attingendo il minimo dal materiale d’archivio. Una preziosa operazione lanzmanniana necessaria per l’elaborazione completa del trauma. Menzione speciale nella sezione Controcampo.

MATERNITY BLUES di Fabrizio Cattani /b> (Controcampo)
Quattro madri che hanno ucciso i propri figli si ritrovano in un ospedale psichiatrico, confrontando le loro esperienze, ansie, paure. Un drammone da fiction, mal recitato e continuamente sopra le righe.

L’OISEAU di Yves Caumon (Orizzonti)
La vita grama di una donna cambia quando un uccellino entra in casa sua: è costretta così, dopo la morte del figlio, a prendersi cura di qualcun altro. La metafora dell’accudimento dell’uccello – a tratti simbolo fallico? – appare piuttosto didascalica e affosssa una pellicola che, causa tempi morti eccessivamente lunghi, non coinvolge particolarmente di suo. Bizarra la selezione del film in concorso in una sezione sperimentale come Orizzonti.