La nobile avventura del corpo (e le sue cinque vie)

Almeno Cinque, Erri de Luca e Gennaro MatinoDopo Mestieri all’aria aperta. Pastori e pescatori nell’Antico e nel Nuovo Testamento del 2004 e dopo Sottosopra. Alture dell’Antico e del Nuovo Testamento del 2007, ecco un nuovo piccolo libro della “strana coppia” napoletana composta dal romanziere studioso della Bibbia Erri De Luca e dal parroco-scrittore Gennaro Matino, questa volta dedicato ai cinque sensi, da cui il titolo che sembra essere una richiesta: Almeno cinque. Almeno, come a dire che ci sarebbe bisogno di altri sensi, di sensi “ulteriori” per riuscire a percepire ciò che per sua natura è al di là della percezione umana: Dio. È lui il protagonista di questo breve saggio, come lo è della Bibbia, il “campo lavorato” dai due autori che, ancora una volta, si sono spartiti la fatica tra Antico Testamento (De Luca) e Nuovo Testamento (Matino).

I cinque sensi possono essere insufficienti ma non sono inutili, anzi, nobilissimi in quella loro umiltà che scaturisce di fronte all’immensità della impresa (vedere, toccare, udire, gustare, annusare Dio). “Vista, udito, tatto, gusto, olfatto come vie preferenziali per passare la vita, vie di conoscenza e di umana avventura” scrive Matino in conclusione del suo saggio, “Un Dio che si umana non può che fare i conti con le vie dell’uomo e se i sensi descrivono l’umano, incarnarsi per il Verbo è rendere i sensi capaci di Vangelo. Dio si rivelerà alla mente, ci parlerà al cuore ma ci permetterà di incontrarlo per strade che ci sono familiari”. Finale molto semplice ed efficace nel suo rifiuto di ogni vago spiritualismo più gnostico che cristiano (ma ancora oggi fortemente in voga): “Certo, per chi vede la carne dell’uomo come irrimediabile peccato, sarà dura accettare i sensi come nobile avventura per arrivare alla comprensione del vero. Per lui la carne è peccato e solo lo spirito è da nobilitare. Ma il corpo è tempio e sa parlare di Dio a chi in esso lo sa cercare. D’altronde il futuro della fede è ancora per un corpo, un corpo risorto, ma comunque un corpo”:

La religione cristiana è, come ricordava Romano Guardini, la più materialista di tutte e il saggio di De Luca e Matino non può non riconfermare questa visione della “fisicità” della fede nel Dio incarnato. Se per Matino il “principe” dei sensi è la vista, perché i Vangeli riportano la testimonianza di chi ha visto quel Dio fatto uomo, figlio del carpentiere di Nazareth, per De Luca invece è soprattutto nell’udito (“l’albero maestro dei sensi”) che “si raccoglie l’emergenza fisica della divinità”, questo perché è soprattutto nell’ascolto la risposta che l’uomo può dare alla chiamata di Dio. “Ascolta Israele” è la preghiera per eccellenza dell’Antico Testamento un testo al quale il raffinato scrittore partenopeo si è accostato negli anni nella lacerante consapevolezza che “Non è letteratura la scrittura sacra. Non vuole avvincere, accattivarselo con personaggi e storie con cui immedesimarsi. … La storia di una divinità che impone al mondo la sua presenza unica non dà tregua, né offre distrazione.”

Almeno cinque – di Erri De Luca e Gennaro Matino – Feltrinelli, Milano, 2008, pagg.84, euro 9,50

[il presente articolo è apparso su RomaSette, inserto di Avvenire, lo scorso 21 settembre 2008]