Poesia: epica della quotidianità come antidoto della noia?

Carver

Forse sono stati i racconti di mio padre a farmi venire voglia di scrivere. E il fatto che trovavo la mia vita così vuota e insignificante. Tutto quello che leggevo mi sembrava tanto più interessante della mia vita! Sono un sognatore, e ho sempre vissuto le mie fantasticherie. Ecco perché ho cominciato a scrivere. Perché altrimenti era tutto insopportabilmente noioso”.

Per un attimo ho pensato che fosse un’affermazione di Tolkien ma poi ho scoperto che era di Raymond Carver, due autori che possono essere considerati distantissimi, ma è poi così? Certo colpisce questo aspetto “onirico e fantastico” di Carver, sembra contraddire la vulgata, specie italiana, del poeta e romanziere etichettato, a torto, come minimalista. Ma la scrittura è davvero un antidoto alla noia? Bella domanda, fa pensare.

Ecco altri due brani, un po’ più “carveriani”, sempre dai “consigli per la scrittura” di questo grande poeta:

Mi piace quando nei racconti c’è un senso di pericolo o di minaccia. Credo che un po’ di minaccia sia una cosa che ci sta bene in un racconto. Tanto per cominciare, fa bene alla circolazione. Ci deve essere della tensione, il senso che qualcosa sta per accadere, che certe cose si sono messe in moto e non si possono fermare, altrimenti, il più delle volte, la storia semplicemente non ci sarà. […] In una poesia o in un racconto si possono descrivere cose, oggetti comuni, usando un linguaggio comune ma preciso, e dotare questi oggetti – una sedia, le tendine di una finestra, una forchetta, un sasso, un orecchino – di un potere immenso, addirittura sbalorditivo. Si può scrivere una riga di dialogo apparentemente innocuo e far sì che provochi al lettore un brivido lungo la schiena”.

E dopo la teoria, la pratica, questa poesia di Carver, letta dal poeta Alessandro Rivali lunedì scorso al convegno su Poetica e Cristianesimo presso l’Ateneo della Santa Croce, mi ha provocato “un brivido lungo la schiena” (forse perchè ogni tanto mia moglie mi taglia i capelli).. c’è qualcosa di grande, anche in un taglio di capelli:

barbierekeatonTante di quelle cose impossibili sono già / successe in questa vita. Lui non ci pensa su / due volte quando lei gli dice di prepararsi: / fra poco gli taglierà i capelli. / Si siede sulla sedia nella stanza di sopra, / quella che, scherzando, chiamano / la biblioteca. C’è una finestra lì / che dà una buona luce. La neve viene / giù là fuori come i fogli di giornale si raccolgono / attorno ai suoi piedi. lei gli avvolge un grande / asciugamano attorno alle spalle. Poi / tira fuori le forbici, il pettine e la spazzola. / È la prima volta che stanno soli / insieme da un bel pezzo – senza che nessuno / debba andare in qualche posto o abbia bisogno / di fare qualche cosa. A parte quando vanno / a letto insieme. Quel tipo di intimità. / O fare colazione insieme. Un altro tipo / d’intimità. Tacciono entrambi e si fanno / pensierosi mentre lei gli taglia i capelli, / li pettina e poi li taglia ancora. / Fuori, la neve continua a cadere. / Ben presto la luce comincia a staccarsi / dalla finestra. Lui guarda la terra, smarrito / e assorto nel tentativo di leggere / qualcosa dal giornale. Lei dice: / “Alza un po’ la testa”. E lui ubbidisce. / Poi gli fa: “Guarda un po’ che te ne / pare”. Lui va a guardarsi / allo specchio e gli pare che vada bene. / Proprio come piace a lui / e glielo dice. / È solo dopo, quando accende la luce / del portico per scuotere l’asciugamano fuori / e vede i riccioli e le ciocche di / capelli bianchi e scuri volare via / e posarsi sulla neve, / che capisce una cosa: è / un adulto ormai, un vero adulto, / anzi un uomo di mezz’età. Quando era ragazzino, / e andava con il padre dal barbiere, / o anche dopo, da adolescente, come / avrebbe mai potuto immaginare che la vita / gli avrebbe un giorno concesso il privilegio di / una bellissima donna con cui viaggiare, / dormire e fare colazione insieme? / E non basta – una donna che in silenzio / gli avrebbe tagliato i capelli un pomeriggio / in una città buia sotto la neve / a tremila miglia di distanza da dove era partito. / Una donna che poteva guardarlo / dall’altra parte e dirgli: / “È ora di metterti sulla poltrona / del barbiere. È ora che ti fai fare / un bel taglio di capelli”