La bellezza infinita di Ende

(Il presente articolo è stato pubblicato domenica 11 aprile su RomaSette)

«L’essenza della bellezza è il mistero e la meraviglia». Su questa affermazione ruota il volume inedito di Michael Ende, lo scrittore tedesco morto nel 1995 autore del celebre romanzo fantasy “La storia infinita”, che contiene sei testi mai pubblicati in Italia, diversi per dimensioni, destinatari e argomenti, che ora il filologo e giornalista Saverio Simonelli ha raccolto, tradotto e curato per l’editore Rubbettino. Diversi tra loro, questi testi sono legati da alcuni «fili rossi», il primo dei quali è proprio l’amore per la bellezza, intesa come fonte e frutto di mistero e meraviglia. Come spiega il curatore nella preziosa introduzione, questa difesa della bellezza non è una posa o una battaglia astratta, al contrario è il richiamo concreto alla responsabilità di ogni poeta perché c’è un compito da svolgere: «La perorazione della causa della fantasia come patrimonio di sensibilità che il poeta può offrire come strumento di guarigione dell’animo del singolo e quindi, indirettamente, di progresso del vivere sociale». Può colpire la presenza di questo impegno sociale in Michael Ende, quasi da scrittore «civile», ma essa è invece un nodo centrale di questi testi che va compreso bene per evitare facili equivoci.


Nel testo «Perché scriviamo per i bambini» (una conferenza tenuta a Tokio nella metà degli anni ’80), Ende precisa che è necessario restituire al mondo «il suo mistero e all’uomo la sua dignità. In questo compito gli artisti, i poeti e gli scrittori avranno una parte importante, perché il loro lavoro è donare alla vita magia e mistero». Il mondo contemporaneo, secondo Ende, è stato dis-incantato e questo fenomeno ha portato bruttezza e tristezza nelle giovani generazioni a cui lui intende rivolgersi (all’eterno femminino di Goethe egli preferisce «l’eterno infantile») per recuperare bellezza, gioia, speranza. Da qui la critica feroce al razionalismo, all’intellettualismo e allo scientismo che hanno depauperato l’immaginazione, ferito a morte la fantasia e defraudato il mondo, condannandolo alla distruzione dell’essenza della bellezza. Per dirla con Chesterton: il mondo non finirà per la fine delle meraviglie, ma della meraviglia.

Nessuno di questi testi è narrativo, si tratta quindi di saggistica, di ottima saggistica della seconda metà del Novecento e, se presi dall’ossessione classificatoria, volessimo trovargli una collocazione sugli scaffali della nostra libreria allora si potrebbe definire questo libro come un volume di critica letteraria, ma questa operazione è quanto di più distante possa esserci da Ende. Anche questi saggi sono comunque frutto di uno scrittore, un narratore, un cantastorie che avversava ogni tentativo di definizione e di spiegazione. Da questo punto di vista forse la collocazione migliore non è in uno scaffale della libreria, ma sul comodino accanto al letto, da leggere la sera prima di dormire, magari non da soli, ma insieme con i propri figli.

“Storie infinite” di Michael Ende, di Saverio Simonelli, Rubbettino, 2010, pp. 94, 10 euro