Prendere il sole

Prendere il soleCome si fa a «prendere» il sole? Per prendere il sole ci esponiamo ai suoi raggi e restiamo completamente passivi. Per prendere il sole ci si distende, ci si rilassa, si attende qualcosa sapendo di non attendere nulla in realtà. È una situazione di rilassamento che ha un fine preciso, il quale però si raggiunge senza muovere un dito: basta mettersi nella posizione giusta e magari proteggersi dall’eccesso di radiazione con occhiali e creme. Il sole può essere preso eccessivamente, infatti, e così ci prende troppo fino ad essere nocivo, anche se noi sul momento non lo avvertiamo come tale. Si può leggere o ascoltare musica mentre si prende il sole, ma questo non interferisce con i raggi e la nostra passività resta immutata. E infatti a volte ci si annoia  se non si tollera una attesa così «pura», priva di tensioni precise, di finalità con le quali noi possiamo interagire.

Questo è un caso in cui il linguaggio giunge a un limite che tocca la contraddizione. È il sole che prende noi e non viceversa, in realtà, ma proprio nel momento in cui ci prende noi lo prendiamo avvertendo sulla nostra pelle i suoi effetti.

L’esperienza che facciamo prendendo il sole ha qualcosa di simile all’esperienza della lettura e della fruizione artistica. È proprio nel momento in cui ci esponiamo ai suoi effetti, lasciandoci prendere dalla trama di un romanzo o dalla bellezza di un quadro o dall’azione di un film, che noi «prendiamo» quell’opera d’arte; è nel momento in cui siamo segnati, fino – potremmo dire – a cambiare colore, dai suoi effetti che possiamo dire di averla fatta «nostra». Ma quello è solamente l’inizio di un processo che agisce in profondità, come i raggi ultravioletti.

4 commenti a “Prendere il sole”

  1. Eva ha detto:

    Bella questa similitudine del sole affiancata a quella dell’esperienza.
    Bella anche l’immagine del ragazzo che “prende” il sole.

  2. Max Granieri ha detto:

    Il “sole” di un’opera abbronza la pelle come l’ombra che cerchiamo quando ci disturba a tal punto da “ustionarci” (positivamente). Un’esperienza vissuta con un disco di Billie Holiday. La prima volta che il jazz diventava “cosa mia”, proiettato nella mia esperienza personale, come un disco dei Psychedelic Furs o di Van Morrison. Da allora, il rossore sulla pelle non è andato più via, nonostante la crema solare.

  3. andrea monda ha detto:

    Per prendere una cosa la mano si deve aprire, rilassandosi, estendendosi, con i pugni chiusi possiamo fare a pugni ma non acchiappiamo nulla, nemmeno le mosche. Interessante il movimento successivo, prima mi rilasso, distendo la mano, poi questa diventa prensile, si richiude sull’oggetto e lo ghermisce. Il sole invece penetra, forse i pori della nostra pelle fanno lo stesso gesto della nostra mano prensile.. chissà.

  4. tita ha detto:

    E’ sul verbo prendere che mi è capitato di riflettere in questi giorni, quasi senza volerlo.

    Nell’atto di prendere il sole, infatti, da parte mia non c’è che la scelta volontaria di espormi, di rendermi disponibile a riceverlo, di limitare il tempo di esposizione per non ustionarmi.
    Non posso fare altro.

    Non c’è un afferrare, un impossessarmi, c’è un ricevere un dono la cui sorgente rimane fuori dalla mia portata.

    E’ in questo senso il paragone con l’esposizione all’opera d’arte per una sua fruizione: non mi impadronisco dell’opera d’arte, essa non diventa mai mia, mi cambia la vita come il sole il colore della pelle, ma non posso catturarla, resta in me il segno del suo passaggio in un certo modo di vedere, di pensare, in un certo stile di vita, ma l’opera, le opere d’arte che hanno contribuito a questo cambiamento rimangono fuori dalla mia presa.

    E mi piace questo fatto:
    c’è qualcosa in questo mondo che sfugge dalle mie mani continuamente protese ad afferrare.

    Una riflessione aggiuntiva.
    Esporsi al sole e riceverne i raggi è semplice, posso pensare ad altro, perfino fare altro che sia compatibile con lo stare distesa, espormi all’opera d’arte richiede invece attenzione, disponibilità ad accogliere, avendo abbandonato precedenti conoscenze e giudizi sull’argomento.
    E questo è molto difficile.

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