Essere di attesa

L’uomo è un essere di ricerca. Lo sappiamo. Cosa cerca l’uomo? A volte neanche lo sa. E se non fosse così?

Proviamo a immaginare un uomo che non ricerca. Proviamo a immaginare che il Siddharta di Hesse sia solo una menzogna borghese, una perdita di tempo. Resteremmo sconvolti? Resterebbe sconvolto il nostro modo di intendere la letteratura e forse anche l’uomo? Io credo che chi cerca veramente abbia già trovato, almeno qualcosa. La ricerca pura non è in grado di generare poesia e racconto, come non è in grado di generare vita, del resto. L’artista è innanzitutto non un essere di ricerca, ma un essere di attesa. L’ispirazione, per quanto la si ricerchi, non può essere raggiunta. Così è per le cose più importanti della vita umana, compreso l’amore, compreso il «senso». Carver, un autore di cui spesso BombaCarta si è occupata quest’anno, ad esempio, non è stato un uomo di ricerca. È stato un uomo che ha aderito in maniera bruciante al quotidiano «raso terra». Se ha visto il male, del male ha parlato. Se ha visto la luce, della luce ha parlato, sino a vedere nel suo cuore «questa crosta di terra/ che il temporale illumina (In my heart, this plot of earth/ that the storm lights)» (Pioppi tremuli). È questo è un evento di «grazia». Solo chi è in attesa (e non tutto concentrato sulla ricerca), può trovare.

La vera «ricerca» è questione di ascolto prima che di domanda. Solo così, per ricordare le parole del poeta Bartolo Cattafi, l’essere costretti alla nostra crosta di terra, alla nostra sosta d’insetto su di essa, potrà essere inscritta nel divampante mistero di un senso:

Siamo ora costretti al concreto
a una crosta di terra
a una sosta d’insetto
nel divampante segreto del papavero
(Costrizione)