Spadaro: grammatica e dramma della spiritualità

Se la spiritualità fosse apparentata al dramma, nel senso – custodito dall’etimologia della parola – di azione, abbia cioè a che fare con il tumulto, con l’inquietudine, sia implicata nel gioco di forze, slanci, energie che è il tessuto stesso della creazione? Fosse, insomma, strettamente intrecciata al cambiamento? D’altronde Ignazio di Loyola, il fondatore dei gesuiti, colloca al cuore della spiritualità «il primato del fare» e un filosofo lontanissimo dalla sensibilità cristiana – come Michel Foucault riconosce che «la spiritualità postula la necessità che il soggetto si modifichi, si trasformi, cambi posizione, divenga cioè, altro da sé, per avere il diritto di accedere alla verità. Non può esserci verità senza una conversione o una trasformazione del soggetto».

Il gesuita Antonio Spadaro, scrittore di ‘Civiltà Cattolica’, compone una grammatica della spiritualità e della spiritualità contemporanea: non un’insieme di regole che sigillino l’esperienza ma al contrario una mappa che orienti, custodendo l’apertura, l’accoglienza di quel “sovrappiù” che della spiritualità è il segreto nutrimento. Da dove iniziare allora? Dall’immagine del fuoco – figura stessa dello spirito – alla quale Spadaro ci conduce grazie a una costellazione di autori. Con il gesuita François Varillon ci accostiamo alla cose, riconoscendo che in esse «vive una freschezza sorgiva, fiammeggiante». L’incandescenza accomuna Varillon al poeta inglese Gerard Manley Hopkins che comunica nei «suoi versi visioni dinamiche, cangianti, fiammeggianti». E per la scrittrice americana Flannery O’ Connor – altra presenza costante negli scritti di Spadaro – l’uomo è «pieno di promessa», proprio per ché è un essere «sempre in costruzione, incompiuto», in attesa di salvezza. «È questo l’atteggiamento fondamentale – scrive Spadaro che sentiamo importante valorizzare: avvertire la vita come magma, non come sasso solidificato». Questa incandescenza si sostanzia in una rapporto con le cose che non può prescindere da una qualità: l’attenzione.

La spiritualità a cui in vita Spadaro non è mai povera di mondo o dimentica del mondo. Gli oggetti, anche i più ordinari, «custodiscono un mistero di cui si può avvertire l’alterità o col quale è sempre possibile entrare in una sorta di dialogo aperto». L’alterità come una provocazione che invita a uscire dai confini che ci “chiudono”. Esemplare a questo proposito è la fenomenologia della casa proposta dall’autore. La casa non è solo, come scrive Gaston Bachelard, «un rifugio, un riparo, un centro», qualcosa insomma di acquisito. Casa invece – scrive Spadaro – «è un concetto dinamico e progressi vo, mobile, plastico, non un con cetto meramente legato a ciò che ci precede. La casa ci anticipa, è da vanti a noi, ci precede persino».

Antonio Spadaro, SVOLTA DI PENSIERO, Spiritualità della vita contemporanea, Milano, Vita & Pensiero Pagine 236. Euro 18 ,00

(recensione apparsa su Avvenire il 12 maggio 2010)