Una seconda possibilità

Undici decimi di Alessio Torino (Italic, Ancona 2010) può essere considerato un Bildungsroman postmoderno. Infatti ha molti dei caratteri di un romanzo di formazione, ma è condotto in uno stile non certo tradizionale, sposta in avanti anagraficamente la presa di coscienza sulla vita e attraversa l’attuale diffusa esperienza del giovanile disordine esistenziale. Protagonista è Norman Marasco, che, appunto ad un’età che potremmo definire dantescamente nel mezzo del cammin, cioè a 35 anni, uscito dall’ospedale, dove era stato ricoverato per delirium tremens, cerca di ricostruire la sua esistenza sulla base di quanto può aver imparato dall’esperienza dell’abuso di alcool e di psicofarmaci che l’ha portato ad una condizione che poteva anche essere di non ritorno. Lui, invece, è stato fortunato, ha una nuova possibilità di vita e sa di doversela giocare in una scelta, ormai decisiva e definitiva, tra bene e male. Tutto questo avviene in un paese dal nome inventato, Pieve Lanterna, tra Marche ed Umbria, in una situazione di confine tra una provincia, per molti aspetti ancora all’antica, e realtà cittadine, come quelle di Gubbio e di Urbino, dove il protagonista ha portato avanti i suoi studi liceali ed universitari, fino alla laurea in Geologia. Lo studio delle rocce e dei fossili l’ha sempre appassionato, fin dall’adolescenza, quando era entrato in contatto con ricercatori americani che operavano in quella zona dell’Appennino, poi la sua vita era stata travolta dal disordine, fino al rischio estremo e al suo superamento. Ora che Norman capisce di avere una seconda occasione per giocarsi la sua esistenza, vuole vivere le sue esperienze senza farsi condizionare dai comportamenti e dalla mentalità del piccolo mondo di provincia in cui si ritrova inserito. Inizia una vita nuova, senza più la macchina, abbandonato dalla fidanzata, perso anche il lavoro: ricomincia girando a piedi, in bicicletta o in corriera, come ai tempi del liceo, ma con uno spirito nuovo, un atteggiamento diverso nei confronti di se stesso e degli altri. La sua attenzione è tutta sulle sue esperienze di vita, quelle del passato e quelle del presente, le une che illuminano e danno senso alle altre. Il suo impegno è teso all’analisi di se stesso, in un desiderio di approfondimento e di conoscenza, sostenuto da una morale personale, più autentica e rigorosa rispetto a quella della banalità quotidiana della vita di provincia. È questa una strada in salita che Norman percorre con fatica, ma con il miraggio sempre più chiaro di una ricostruzione positiva di se stesso. La fatica di questa nuova esistenza trova correlazione oggettiva nel nuovo lavoro che egli intraprende: accantonata l’esperienza di custode del Museo di Geologia che il Comune gli aveva affidato, fa il muratore, con operai stranieri con cui condivide esperienze e modi di vivere. È un lavoro manuale, faticoso, ma vero, come vera deve essere ora la sua vita. Queste vicende avvengono nell’anno del terremoto di Assisi, che si fa simbolo della precarietà dell’esistenza, ma anche della  forza e della speranza insita nella vita stessa di una sempre possibile ricostruzione, attraverso la fatica, ma grazie all’impegno, alla decisione, alla scelta di fare o non fare certe cose. Ed ecco così chiarita la scelta del titolo emblematico Undici decimi, cioè la possibilità di vedere di più, di vedere oltre le cose, di penetrare in esse e di dare senso alla vita, con volontà, fiducia e speranza.
Il carattere postmoderno di questo romanzo è dato dallo stile, ben adatto ad esprimere l’itinerario di personale ricostruzione del personaggio, che si racconta attraverso una scrittura fortemente analogica, privilegiando le immagini, rapide, sovente appena accennate, attraverso un intrecciarsi di piani temporali diversi, in quanto l’aspetto diacronico, pur nella pluralità di vicende che si verificano e di personaggi che popolano il romanzo, non è importante, perché tutto ha il suo centro d’interesse nella coscienza del protagonista, in cui quanto emerge e quanto viene vissuto è sempre ugualmente presente, perché al momento determinante per andare avanti verso un futuro.