Eschaton

Ogni anno all’E.T.A. forse una dozzina di ragazzini tra i dodici e i quindici anni – poco più che bambini nelle primissime fasi della pubertà e del pensiero astratto, quando l’allergia alle realtà confinanti del presente inizia a emergere sotto forma di una strana nostalgia per cose che non si sono mai nemmeno conosciute – forse una dozzina di questi ragazzini, in gran parte maschi, diventa fanaticamente devota di un gioco dell’Accademia che viene chiamato Eschaton. Eschaton è il più complicato gioco da bambini di cui si sia mai sentito parlare in ambiente E.T.A.
 

A pochi mesi dalla pubblicazione di The Pale King, romanzo postumo di David Foster Wallace che uscirà presto anche in Italia, una band americana si ispira al monumentale Infinite Jest, per l’ambientazione di un video musicale. Il video di Calamity Song nasce dalla complicità di Colin Meloy, leader dei The Decemberist, e del produttore Michael Schur, entrambi appassionati seguaci dello scrittore statunitense. I riferimenti al romanzo abbondano, per la gioia del popolo wallaciano, ma la visione rimane piacevole anche per chi il libro non l’ha letto. Chissà che a questo primo omaggio non ne seguano altri; sarebbe come ritrovare, ogni volta, un amico perso lungo la strada.

Nessuno sa esattamente chi lo abbia portato ad Enfield e da dove sia arrivato. Ma piuttosto è facile datare il suo concepimento dai meccanismi del gioco stesso. La sua struttura fondamentale era già piuttosto formata quando arrivò il dodicenne Michael Pemulis di Allston e aiutò a renderla molto più interessante. È la sua elegante complessità, unita al brivido di poter sia uscire sia rientrare in gioco e alla completa dissociazione delle realtà del presente, a comporre gran parte del suo fascino puerile. Inoltre è così avvincente da creare quasi una dipendenza ed è veramente fantastico.
Quest’ano è stato Otis P. Lord, giocatore da fondocampo di tredici anni e fenomeno matematico di Wilmington DE a indossare il Cappellino con l’elica in qualità di maestro del gioco e capo delle statistiche, sebbene Pemulis, che è sempre in circolazione e di gran lunga il più grande giocatore di Eschaton nella storia dell’E.T.A., abbia una specie di autorità da padre nobile che gli consente di correggere sia i calcoli sia le decisioni di Lord.

Ci vogliono dalle otto alle dodici persone per giocare ad Eschaton, 400 palline da tennis così sgonfie e spelacchiate da non poter essere più usate nemmeno per gli allenamenti al servizio, uno spazio aperto grande quanto almeno quattro campi da tennis, una mente adatta all’elaborazione dei dati secondo una fredda logica, e poi almeno 40 megabyte di RAM disponibile e un ampio schieramento di attrezzi da tennis. Il regolamento, quasi un vademecum, che Pemulis fece scrivere a Hal Incandenza nell’A.P.P.W. – con appendici e diagrammi decisionali c:\Pink2\Mathpak\Endstat e una stampata del saggio più  accessibile che Pemulis poté trovare sulla teoria applicata dei giochi – è lungo e interessante quasi quanto lo stupefacente “Viaggio del Pellegrino da Questo Mondo a Quello che Deve Venire” di J. Bunyan, e un osso bello duro da comprimere in qualsiasi mente (sebbene ogni anno una dozzina e più di ragazzini dell’E.T.A. lo impari a memoria in così fanatica profondità che, talvolta, ne recitano sottovoce dei passaggi sotto anestesia dentale o cosmetica, anni dopo). Ma se Hal avesse una Lunger puntata contro e dovesse provarci, probabilmente inizierebbe spiegando che ciascuna delle 400 palle da tennis sgonfie dell’arsenale globale da gioco rappresenta una testata termonucleare da 5 megatoni.

(Infinite Jest, Fandango libri, traduzione italiana a cura di Edoardo Nesi)

1 commento a “Eschaton”

  1. […] quella!, poi quei bambini, e quel gioco, Eschaton, ne hanno fatto un videoclip, sai, lo trovi qui. Ti […]

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