La ricerca del legname

La ricerca del legnameCon la singolare collana Zoo ||| Scritture animali diretta da Giorgio Vasta e Dario Voltolini, la casa editrice :duepunti dimostra come la nobile e per nulla facile (nonostante le apparenze) arte del racconto abbia ancora cultori di vaglia e riesca a esiti talvolta piacevolmente sorprendenti. In essa autori di estrazione assai eterogenea (da Mozzi a Lagioia, da Falco a Genna, per far solo qualche nome) si sono misurati in narrazioni ciascuna delle quali programmaticamente dedicata a un animale. Anche Marino Magliani, con questo suo La ricerca del legname, partecipa al cimento con risultati che ne confermano le solide qualità di narratore, a suo agio nel conferire profondità alla narrazione, pur nell’angustia del tema precipuo della collana e nell’esiguità della misura prescelta. Non propone una narrazione naturalistica ma una favola surreale, una comunità abitata da topi antropomorfi, fondale ideale per una puntuale allegoria dell’intrecciarsi dei rapporti e delle vicende del mondo degli umani.

Al protagonista Fernando, ex poliziotto e ora investigatore privato, è affidato l’incarico di ritrovare Rudy, giovane roditore scomparso per motivi non immediatamente chiariti, ma di cui è suggerito fin dall’inizio un alone d’ineluttabile diversità, di cui pare aver gradatamente acquisito coscienza e che nel tempo assume sembianze di vera e propria deformità fisica. Rudy è una sorta di passeur, un wood runner, coinvolto nel traffico di legname, merce pregiata per il popolo dei roditori, e Fernando ne segue le tracce fin oltre i confini del sottosuolo, dove vive la colonia dei roditori: ma forse il fuori, l’oltre confine è per l’inseguito anche un collocarsi all’esterno del proprio consorzio sociale, dove è più facile che ciò che è deformità sia soltanto (e già sarebbe molto) diversità da se stesso. Si spalanca davanti al topo investigatore tutto un nuovo mondo, ostile e forse potenzialmente pericoloso, in cui ampie prospettive di esplorazione anche psicologica germinano dall’oscurità dell’ignoto. L’indagine lo conduce lungo un percorso in certo senso a ritroso rispetto a quello classico del canone del noir, dal buio del mondo sotterraneo al paesaggio luminoso della superficie, dove impara che il legname, prima di essere tale, ha forma e consistenza d’albero, e che nel dardeggiare giornaliero di un sole per lui abbacinante si possono celare i misteri più insondabili. Fernando, tra imprevisti e colpi di scena che correttezza di recensore impone di non riferire, riesce a terminare l’indagine: è comunque pur sempre collega nonché allievo di El Tira, nipote di Josephine la cantante, il poliziotto più famoso della città dei topi. Con questo riferimento Magliani rende esplicito omaggio all’amato Bolaño, già aleggiante tra le pagine del romanzo La spiaggia dei cani romantici: Pepe El Tira è, infatti, protagonista del racconto Il poliziotto dei topi, contenuto nella raccolta Il gaucho insostenibile. Del resto, per dare fiato alla metafora della metamorfosi esistenziale che innerva il suo apologo, di cui è figura anche lo stesso pencolare dei protagonisti a cavallo della frontiera, Magliani evoca suggestioni dalle più diverse origini, tenendole felicemente insieme con la forza di una scrittura scabra e tendente all’essenziale. Per quest’ultima, e più ancora per il senso di precarietà suscitato dal vivere sull’orlo di un confine, sono certo ipotizzabili memorie biamontiane. Ma anche Kafka è individuabile dietro Josephine, proveniente dal racconto Giuseppina la cantante – ossia Il popolo dei topi, per non dire dei riecheggiamenti della narrativa alla hard boiled school di Chandler e di Hammet, percepibili abbastanza nettamente negli accenti di ruvida noncuranza con cui Fernando chiosa le vicende del mondo dei topi.

Riuscito esperimento di meta letteratura, sapientemente giocato su prelievi e rimandi, La ricerca del legname raggiunge nonostante ciò risultati espressivi suoi propri, autonomi rispetto ai calchi praticati sulle opere di riferimento del passato, e, proprio nella raffinata perizia espressa nell’assemblare materiali eterogenei per trarne esiti diversi dalla loro mera somma, si palesa la significatività di questa prova d’autore.