On the road alla ricerca di Flannery O’Connor. La scrittrice che parlava ai pavoni. Parte 1

BombaCarta non esiste, avviene. Lo hanno detto e lo hanno anche scritto. E la cosa può essere confermata. Da chi la vive. Da chi la “fa”. E sulla base del fatto che BC è generativa e generosa.

Da due anni l’esperienza di BC si è aperta ad un pubblico che di generatività e generosità è un vero “portatore sano”: i ragazzi della scuola. BC è entrata nel mondo dell’alternanza scuola-lavoro offrendosi come laboratorio di pensiero e di creatività per tanti giovani del Liceo Pilo Albertelli di Roma.

La partecipazione è sempre numerosa ed entusiasta. E quest’anno abbiamo avuto anche un “trasfertista”, Luca La Mattina, che ha frequentato il quarto anno negli Stati Uniti e al quale abbiamo “commissionato” un reportage sui luoghi della O’Connor, per BC un punto fermo, una ispiratrice.

Ecco cosa ci ha scritto il “nostro” reporter Luca.Abbasso il finestrino della Nissan nera della mia famiglia americana – i Texada – e respiro a pieni polmoni l’aria umida della Georgia. L’aria mi passa tra i capelli. Il cielo è chiuso da nuvoloni grigi, carichi di pioggia. La temperatura è quella tipica di queste latitudini, nel profondo sud degli Stati Uniti, dove sono venuto a studiare presso l’High School di Douglas: caldo umido interrotto improvvisamente da una brezza fresca, quanto di più fuori luogo. Come al solito, sta arrivando una pioggia torrenziale, intensa ma che passa velocemente, come un monsone. Rifletto sul fatto che in questo clima e circondata dalle stesse campagne piatte che adesso scorrono davanti ai miei occhi è vissuta e ha scritto Flannery O’Connor, la scrittrice nata nella città georgiana di Savannah, sulla costa atlantica, dove mi sto recando. 

Quasi tre ore di macchina e tante cose mi passano per la testa. Nove mesi fa ho fatto la valigia, ho salutato i miei genitori e, come ha fatto mia madre alla mia stessa età, ho spiccato il volo via dal nido. Vivo in una deliziosa casa di campagna che sia affaccia su un lago, a poche miglia da Douglas. Alligatori, blues, rednecks e molto caldo. La vita qui è molto differente da quella romana. Le giornate passano lentamente, pacifiche, a ritmo della mia inseparabile armonica e dei rumori degli animali che abitano le acque. Ho molto tempo per riflettere, leggere e disegnare. Sono gli stessi ritmi che ha vissuto Flanny: mi piace chiamarla così la O’Connor, che mi è diventata familiare da quando ho cominciato a studiarla e soprattutto dopo che sono andato a vedere dove ha vissuto e trascorso buona parte della sua esistenza. 

Devo ammettere che quando dalla scuola italiana della mia madrepatria, il Pilo Albertelli, mi è arrivata la richiesta di scrivere questo report, sono rimasto spiazzato. Non sapevo nemmeno che esistesse Flannery O’Connor. Sì, lo confesso, ho pensato “ah, beh, tutto molto bello, ma chi diavolo è Flannery O’Connor?”. Questa reazione, anche se dovuta alla mia ignoranza, può comunque essere giustificata dal fatto che la scrittrice americana è stata poco considerata in Italia e quasi dimenticata in America ultimamente. Comunque, passato il trauma iniziale, mi sono armato di taccuino, penna e tanta ma tanta pazienza, e ho cominciato a scavare. 

Restate con me e lasciatemi narrare la mia piccola avventura. Ma prima cerchiamo di capire chi era Flanny.

Chi è Flanny? Flannery O’Connor è un’importante scrittrice appartenente ad un genere chiamato Southern Gothic. Questo genere è nato nel 19° secolo in un periodo tra l’ante e il post guerra, con vari iniziatori del genere, tra i quali il più celebre è forse Mark Twain. Solo dopo, nel 20° secolo, grazie alla nascita di generi come il romanticismo nero, il southern humor e il naturalismo letterario, il Southern Gothic rinasce ma inizialmente con un significato perlopiù negativo. I tratti distintivi del genere sono vari. Prima di tutto i personaggi sono di solito di natura maligna, con un carattere disturbante ed eccentrico. Molte volte sono collegati con il Hoodoo, una forma di magia tipica degli ambienti rurali. Le storie sono spesso ambientate nel sud degli Stati Uniti e descrivono situazioni grottesche provocate spesso da povertà, criminalità, ignoranza e alienazione dalla società. Partito come critica sociale, questo genere si espanse in fretta, comprendendo non solo la letteratura, ma anche l’arte, la fotografia e perfino la musica (la musica black, che tra l’altro è una delle mie passioni). 

Flannery O’Connor nasce nel 25 marzo 1925 in una cittadina chiamata Savannah, in Georgia, dove tuttora sorge la sua casa d’infanzia. Unica figlia di Edward Francis  O’Connor, lei stessa si descrive con le gambe storte, il mento piccolo e un carattere della serie “you-leave-me-alone-or-I’ll-bite-you”. Fa la sua comparizione in tv mentre mostra il suo pollo addestrato a camminare all’indietro con il video intitolato “Do you reverse?”. Si, lo so, può sembrare una notizia poco importante che Flannery O’Connor avesse un pollo addestrato, ma questa circostanza è riportata in tutti i documenti che ho letto. E poi, in effetti, mi ha incuriosito molto. Lei parla tanto del suo pollo eccentrico: coltiva una passione per i volatili, che hanno avuto una grande influenza nella sua vita. Alleva perfino galline e papere.

Comunque questa apparizione televisiva è un ricordo caro per Flanny, tanto che in una sua intervista afferma come quello fosse stato uno dei pochi momenti importanti nella sua vita, il resto solo “anticlimax”. 

Nel 1940 con la famiglia si trasferisce a Milledgeville, sempre in Georgia, in una fattoria chiamata Andalusia Farm, dove andrò dopo Savannah. Lì sorge oggi un museo dedicato alla scrittrice. 

La vita di Flannery prende una piega inaspettata nel 1937, quando a suo padre viene diagnosticato un lupus, di cui muore cinque anni dopo. Nonostante la grave perdita, lei continua a vivere con sua madre a Milledgeville, dove frequenta la Peabody High School. Durante questo periodo lavora al giornale scolastico: contrariamente a quello che ci si potrebbe aspettare, non come scrittrice ma come editore artistico. Finita la High School nel 1942 si iscrive al Georgia State College, adesso chiamato Georgia College & State University, dove frequenta un corso accelerato di tre anni e si laurea in Scienze Sociali. Interessante sapere che anche al college Flannery si occupa del giornale studentesco ed in particolare disegna strisce e vignette comiche. Mi sarei aspettato qualcosa di più letterario. Comunque, nel 1946, uscita dal college, viene accettata nell’Iowa Writers’ Workshop per studiare giornalismo. Qui entra in contatto con molte importanti figure della letteratura dell’epoca come Andrew Lytle, editor della Sewanee Revew, che in futuro pubblicherà alcuni lavori della O’Connor. Conosce un futuro ammiratore dei suoi scritti, Paul Engle, uno dei primi a leggere le bozze di quello che diventerà ‘Wise Blood’, probabilmente il più celebre libro di Flanny. Libro che mi è molto piaciuto e che consiglio. Nel 1947 finalmente riceve un master in arte. 

Dopo la laurea Flanny va a vivere per un breve periodo in una comunità artistica, Yaddo, dove continua a scrivere ‘Wise Blood’ e altre storie brevi.

Nel 1949 si trasferisce con Robert Fitzgerald e sua moglie Sally a Ridgefield nel Connecticut. Questi ultimi hanno un ruolo fondamentale e profondo per O’Connor, sia come amici, sia come editori. Pubblicano infatti ‘Mystery and Manners’, una raccolta di storie brevi di Fanny.

E Sally Fitzgerald scrive ‘The Habit of Being: Letters of Flannery O’Connor’, libro che si potrebbe quasi definire una biografia della O’Connor e di cui sono riuscito ad ottenere una prima edizione da una professoressa della mia scuola. 

Nel 1952 a Flanny viene diagnosticato il lupus, come suo padre. Nel 1958 con sua madre va in pellegrinaggio in Europa, a Lourdes in Francia. Passa in Italia per fare visita ai Fitzgerald. A Lourdes è presente una fonte termale con poteri curativi, a quanto sembra. Il luogo è avvolto dalla vicenda di una ragazza che nel 1858 aveva visto la Vergine Maria. Flannery non crede a questi racconti, tanto che manda una lettera alla sua amica Elizabeth nella quale scrive “I am one of those people who could die for his religion easier than take a bath for it”. Ma è la madre che vuole andare a Lourdes e la figlia la accontenta. Dopo il ‘bagno purificatore’ torna in Italia, dove riceve la benedizione di Papa Pio XIII. Tornata negli Stati Uniti incredibilmente le ossa cominciarono a ricalcificarsi. 

Il pellegrinaggio a Lourdes e il ‘miracolo’ sono molto importanti nella vita di O’Connor, tanto che ne parla nel suo libro ‘The Violent Bear It Away’. Per via di questa malattia é costretta a tornare a vivere ad Andalusia Farm, la sua casa a Milledgeville, sotto le attenzioni di sua madre Regina. E’ qui che comincia ad allevare volatili, soprattutto pavoni, a cui dedica addirittura un saggio su di loro: “The Kings of Birds”.

Flanny muore dodici anni dopo la scoperta della malattia, nel 1964: incredibile, poiché vive quasi sette anni in più rispetto a quanto le avevano dato. Durante questi dodici anni O’Connor assume pesanti dosi di medicine e sopporta forti dolori, ma non sta senza fare niente. Anzi: il suo periodo di malattia si potrebbe definire uno dei più prolifici della sua vita. 

È durante questi anni che scrive i suoi due famosi romanzi ‘Wise Blood’ (1952) e ‘The Violent Bear It Away’ (1960) e le sue raccolte di storie brevi ‘A Good Man Is Hard To Find’ (1955) e ‘Everything That Rises Converge’ (1965). Molte delle sue storie brevi sono successivamente state ripubblicate in ‘The Best American Short Stories’ e “Prize Stories’.

 Lo stile della scrittrice. 

Come spiegato in precedenza, O’Connor scrive in uno stile chiamato Southern Gothic. A pagina 40 di ‘Mystery and Manners’ dice: “anything that comes out of the South is going to be called grotesque by the northern reader, unless it is grotesque, in which case it is going to be called realistic”. Flannery usa questo tipo di narrazione quasi macabra alla perfezione, manipolandola per creare personaggi, luoghi, eventi, in generale tutta l’atmosfera nei suoi racconti. Le sue storie narrano di un momento abbastanza buio dell’umanità, dove razzismo e immoralità prolificavano. O’Connor esprime appunto l’oscurità di questo periodo grazie a personaggi e situazioni grottesche, decadenti, spesso malvagi o folli. Spesso, anche quando la trama comincia con situazioni realistiche, finisce invece per essere quasi un sogno (o meglio forse un incubo), con risvolti incredibili e spesso raccapriccianti. In questi incubi vediamo spesso religione e moralità scontrarsi, in  una tempesta di sentimenti umani che spaziano dalla sofferenza psicologica allo smarrimento religioso. Ciò vuole anche andar a simboleggiare da cosa questi tempi bui sono causati. Flannery vuole dipingere un ritratto della sofferenza umana. In questo senso ‘Wise Blood’ è forse il suo romanzo più riuscito, l’assaggio più veritiero del mondo di O’Connor: la storia di un giovane di ritorno dalla guerra che, in crisi profonda con la fede, fonda una sua anti-religione e ne diviene il più fervente predicatore.

Luca La Mattina