Come si nasce?

La nascita è lo scoppio iniziale nella vita di una persona.

Se non si nasce non ci può essere tutto il resto. C’è una discontinuità fondamentale nella nostra vita.

L’uomo che pensa la propria origine si ritrova sull’orlo di un abisso: la realtà su che cosa poggia e a che cosa è appesa? La domanda sembra non avere risposte. La realtà è di per se stessa gratuita: esiste, ma sarebbe potuta benissimo non essere! Io ci sono, ma sarei potuto benissimo non esserci!

L’inizio è sempre e comunque uno scoppio dal nulla…

Allora è a questo punto che appare evidente l’ambiguità: l’uomo si rende conto di venire dal nulla e questa coscienza può provocare o una sensazione di armonia con il mondo (che bello! esisto!) oppure, al contrario, una radicale disarmonia, un disagio di essere (non fossi mai nato!).

Nel primo caso la realtà è compresa come dono e appare all’alba che rivela le cose con la loro freschezza dell’origine: lo spettacolo della realtà è allora come assistere all’alba del mondo. Si apre la via all’incantato stupore di chi è come diventato contemporaneo della creazione e partecipe della compiaciuta soddisfazione divina come si legge nel libro della Genesi (…e Dio vide che tutto era buono…).

Nel secondo caso l’uomo si sente spaesato, si percepisce come se fosse «gettato» in questo mondo e abbandonato a se stesso. Nasce il sentimento dell’esistenza come condanna e prigione, secondo ciò che ci mostra il ricorrente motivo del “non fossi mai nato” da Sofocle a Giobbe, fino al malheur de l’existence dell’esistenzialismo.

Le due situazioni, la consolazione e la desolazione, lo stupore e l’orrore, possono coesistere nella stessa coscienza umana e dunque anche in quella poetica. Il poeta che ha affermato che

Amaro e noia
la vita, altro mai nulla; e fango è il mondo

è lo stesso Leopardi dolce naufrago nel mare delle immensità autore de l’Infinito.

Anzi le due reazioni opposte sono inscindibilmente legate: non c’è stupore, meraviglia, gratitudine, se non con la possibilità dell’orrore, dell’angoscia, della disperazione, e viceversa. L’orrore e la grazia della vita hanno la stessa fonte. Non c’è grazia se non c’è la possibilità dell’orrore. Se l’arte non fa i conti con l’orrore e con la grazia è pura vanità.

Nascere allora significa scegliere lo scoppio luminoso contro la tentazione del rantolo di rammarico; la luce è ciò a cui si è dati (partorire è “dare alla luce”) contro la ventosa del riflusso nel nulla.

Come si nasce (e si rinasce)? Risucchiando aria nei polmoni, spalancando gli occhi, ridendo, piangendo e scalciando, piangendo e ridendo, ciucciando e ruttando, vivendo insomma l’esperienza pazzesca di essere vivi.