Fidanzata in coma

To E.

Nel ’98 usciva in Italia il romanzo dello scrittore canadese Douglas Coupland dal titolo Fidanzata in coma (Feltrinelli). Il titolo è ripreso da una canzone degli Smith: «Girlfrend in a coma I know, I know, it’s serious» e il testo è costellato da frasi tratte dai testi delle canzoni di Morrissey, il leader del gruppo. La copertina dell’edizione americana mostra il volto di donna evanescente e sfocato. La storia ha come protagonista un gruppo di ragazzi: Karen, Jared, Richard, Hamilton, Wendy, Pamela e Linus. Jared, una sorta di giovane dongiovanni, è colui che dà avvio al romanzo, ma in realtà nello sviluppo della trama è già morto durante una partita. La sua è come una voce dall’aldilà. La vita di questi ragazzi è semplice, spontanea, soprattutto senza fretta. Karen, improvvisamente, dopo alcune visioni inquietanti, cade in coma. Lascia i genitori, gli amici e soprattutto il suo ragazzo Richard in uno stato di apprensione che si arricchisce di ulteriori connotazioni quando si apprende che la ragazza è in cinta. Nascerà una bambina, Megan, senza che alla madre accada nulla di nuovo. Il tempo passa, la bambina cresce, il mondo cambia. I cinque amici rimasti passano dagli anni ’70 agli anni ’80 tra alcolismo, droghe, yuppismo per tornare sempre indietro, come in un terribile gioco dell’oca, senza concludere nulla: Pam e Ham si bucano, Wendy si butta anima e corpo nella routine quotidiana di lavoro massacrante, Linus vaga alla ricerca di un significato, Richard si limita ad ubriacarsi. Il racconto è in mano a quest’ultimo che descrive con cura le sue inquietudini e la sua situazione, i suoi pensieri e i suoi sentimenti nei confronti di una bambina che cresce e di una donna che cresce anche lei, ma è assente dal mondo della coscienza. Gli avvenimenti si susseguono come per inerzia e senza convinzione.

Dopo 6719 giorni, cioè nel 1997, Karen si sveglia miracolosamente: una vera e propria «epifania». Si guarda attorno, ma non riconosce più il «suo» mondo e soprattutto nota come nessuno abbia più tempo, tutto sia in preda a una accelerazione e a una efficienza intollerabile e vuota. Il pensiero corre subito al sottotitolo di Generazione X, il primo volume di Coupland: Storie per una cultura accelerata. Una generazione è passata, lei non ha vissuto il cambiamento e adesso osserva il presente con gli occhi del passato. Le utopie di quegli anni appaiono svanite: Karen si sente «lenta» e «antiquata» . L’unica dose di armonia e verità sembra essere data dalla tenerezza, dalla compassione e dalla gentilezza che Karen è in grado di suscitare, specialmente in Richard.

Ma dopo un po’, dopo tutta una sottile trama di presagi che sono spia dell’azione di «qualcosa d’altro» di trascendente, il mondo finisce: tutti gli uomini muoiono, colpiti da una sorta di epidemia che fa addormentare tutti. Si tratta dell’ «apocalisse di una società di plastica che ha fuso se stessa» . Avviene quasi in sordina, ma avviene e lascia uno spettacolo desolante, descrivendo il quale Coupland dimostra bene la propria capacità espressiva. Restano in vita solo Karen e i suoi amici. Soli. Senza sapere perché siano stati risparmiati e senza sapere fino a quando. Sarà Jared con le sue apparizioni che spiegherà cosa è accaduto e che prefigurerà una speranza tutta giocata sull’impegno si direbbe «missionario». Prima di ciò compirà nei confronti del gruppetto umano una serie di «miracoli» e di guarigioni. Il «Piano di Fuga», la speranza è questa: «Voi sarete diversi. Vi comporterete diversamente. Penserete in un altro modo. E gli altri si accorgeranno di come siete cambiati e alla fine arriveranno a vivere il mondo come voi gli mostrerete» . La strategia è quella del fare domande, del porre interrogativi su vite piatte e inutili: «Fate domande. Anzi, urlatele […] fuori dal Planet Hollywood, fuori dal palazzo della Borsa, fuori dalla boutique Gap» . Che cosa bisogna domandare? «Qualsiasi cosa vada contro i sistemi di pensiero vecchi e inutili» . Così Coupland parla di una spiritualità della ricerca senza cadere nel facile irenismo new age in cui cadono molti dei suoi coetanei in carriera. Non esplicita risposte, ma pone in questione i dogmi della tecnica, del lavoro e dell’efficienza .

Per il gruppo di amici la vita non sarà facile: «Voi sarete esiliati per l’eternità, fino alla fine dei vostri giorni vagherete per stazioni ferroviarie umide e fredde a sussurrare all’orecchio dei bambini idee strane riguardo l’esistere» . Karen si rende conto (anzi si ricorda di qualcosa già percepita durante il suo precedente stato di coma) di essere lei stessa l’incarnazione del «Piano di Fuga», senza il quale non si va da nessuna parte. Per questo dovrà tornare in coma; dovrà salire la vetta di una montagna (forse la stessa montagna in cui è caduta in coma la prima volta ) e, quando sarà arrivata in cima, il mondo ritornerà ad esistere. E così accade. Ed ecco la convinzione di Richard, le ultime parole del libro: «Noi diventeremo adulti e ditruggeremo un sistema stanco e ormai finito. Noi ci faremo strada strisciando, con i denti e le unghie, fino a raggiungere un mondo nuovo e radicale. Noi trasformeremo menti e anime di pietra e plastica in lino e oro. Questo credo. Questo so».

Con questo bel libro Coupland traduce bene le parole che aveva scritto in La vita dopo Dio e le attribuisce ad una generazione intera: «Ho perso la capacità di ritrovare le sensazioni della mia gioventù, molto più pure, per dedicarmi anima e corpo a una grettezza e una meschinità con cui mi illudevo di “arrivare in cima”. Che ridere». Continuava Coupland in un testo che appare indispensabile per compendere Fidanzata in coma: «A volte mi addormento con il desiderio di fondermi all’universo nebbioso dei sogni e non tornare mai più nel mondo reale. A volte ripenso alla mia vita e rimango stupito nel pensare a quanto pochi siano stati i miei gesti compassionevoli. A volte penso che dev’esserci per forza un’altra strada da poter imboccare, una strada che allontani da quel tipo di persona che sono diventato contro la mia volontà o per inerzia». Il «piano di fuga» è inciso in queste parole:  «Il mio segreto è che ho bisogno di Dio, che sono stufo marcio e non ce la faccio più ad andare avanti da solo. Ho bisogno di Dio per aiutarmi a donare, perché sembro diventato incapace di generosità; per aiutarmi ad essere gentile, perché sembro ormai incapace di gentilezza; per aiutarmi ad amare, perché sembro avere oltrepassato lo stadio in cui si è capaci di amare». Nella visione apocalittica restituitaci da Fidanzata in coma cogliamo nella figura di Karen una tensione di salvezza che non può essere ignorata. Cogliamo inoltre tutto il sapore di una volontà di radicale rinnovamento delle ragioni e dei modi dell’esistere alla luce di espressioni, immagini e toni che servono da monito per chi crede che basti far parte di una Generazione X (il famosissimo titolo di un altro libro di Coupland) qualunque per essere veramente esseri umani.