Mamma Saffo

Anticipiamo dal sesto numero di BombaSicilia

Cerco nella mia libreria qualcosa che possa illuminarmi sul tema della genitorialità. Dapprima prendo in considerazione le vicende del mito: forse sarebbe interessante partendo dalla tragedia analizzare come le colpe si trasmettono inesorabilmente di padre in figlio, in una sorta di perversa contamFinazione genetica che finisce con l’annientamento della stirpe, ma immediatamente tutto ciò mi pare troppo esasperato. Vado in cerca di lidi più quotidiani.
Cerco nella mia mente e tra i libri qualche immagine femminile che possa soccorrermi. Immagino Andromaca che stringe tra le braccia il piccolo Astianatte, Ecuba che si lacera il petto pensando ai figli morti, Medea che dice sulla scena «è cento volte meglio imbracciare lo scudo piuttosto che partorire una volta sola»
Ancora il mondo del mito non mi soddisfa, manca la dialettica, quella comune del rapporto tra figli e genitori. Mi viene in mente l’assoluta mancanza di tenerezza delle madri spartane, le quali, riferisce Tirteo, quando i figli partivano per la guerra, porgendo loro lo scudo li ammonivano con un perentorio “O con questo o su questo”, come dire meglio vederti morto che saperti codardo. Cuore di mamma! Eppure chissà se Tirteo non esagerava per eccesso di propaganda.
Comunque neanche questa dimensione pubblica dell’amore materno mi illumina.
So che sto cercando una poesia che ho letto tanto tempo fa e che ora non riesco a riportare all’attenzione della mia memoria. Poi inaspettatamente mentre leggo il bel pezzo di Costantino Simonelli, una scintilla. Ecco cosa cercavo, parole leggère, parole di mamma.
Saffo “dolce-ridente” si rivolge alla figlia, un frammento di vita famigliare consegnato a un frammento mutilo di papiro, senza un inizio né una fine:

[…] colei che mi generò, infatti, […]

all’epoca della sua giovinezza era un grande
ornamento se una aveva con un nastro
purpureo strette

le chiome […]
ma colei che ha i capelli […]
più biondi di una fiaccola[…]

con corone intrecciate
di fiori sgargianti; […]
una mitra da poco […]

[…]
variopinta da Sardi
[…] città[…]

ma io, Cleide, non ho
una mitra variopinta;
dove sarebbe? Tuttavia al Militenese[…]

poi continua con vaste lacune, e si chiude

questi ricordi dell’esilio[…]
dei discendenti di Cleanatte † ha la città †
terribilmente sbandarono[…]

Il dono di questi versi è nella loro dolce semplicità: il rifiuto di un capo di abbigliamento giudicato forse troppo costoso, forse poco adatto alla semplicità di una ragazza, il riferimento a tempi di magra che esigono qualche ristrettezza. Tre generazioni di donne che fanno capolino intorno al tema solo all’apparenza banale della virtù di una bellezza scintillante nell’ornamento che le è dato dalla sua giovinezza. Saffo si rivolge alla figlia che ha lo stesso nome della madre, l’aria di famiglia si sprigiona nel segno dell’educazione impartita e in quello dei gesti reiterati, vissuti dapprima come figlia e poi ripetuti come madre.
Anche altrove Saffo descrive la bellezza di Cleide:

Ho una bella figlia, l’amata Cleide
che ha l’aspetto simile a fiori d’oro
in cambio della quale io né la Lidia intera né l’amena…

Qui il frammento si interrompe. Anche in questo caso si descrive un ideale di grazia naturale, esemplificata dal paragone floreale, mentre l’amore materno assume dimensioni infinite e incommensurabili, di fronte alle quali nessuna ricchezza, nessuna terra costituisce la misura adeguata.
Da questi due frammenti si ricava che a Cleide Saffo trasmette la lezione di una vita vissuta in ogni suo aspetto con sobrietà e naturale misura, fuorché nell’amore, questo deve essere sconfinato.
L’educazione impartita alla figlia si nutre degli stessi principi di quella impartita alle altre ragazze del tiaso: l’amore vissuto nel culto religioso di Afrodite, come forza straordinaria cui non è possibile non cedere (…e se fugge, presto inseguirà./Se non accetta doni, ne farà,/se non ama, presto amerà/pur non volendolo).
La stessa idea del carattere iperbolico dell’amore ritorna in altri frammenti:

Chi un esercito di cavalieri, chi di fanti,
chi una flotta sostiene che sia
la cosa più bella sulla terra nera,
io dico chi si ama…

Nelle parole a Cleide tuttavia questo messaggio assume il senso aggiunto di un ideale passaggio di testimone. Quasi certamente i versi dedicati alla figlia erano molti di più degli sparuti frammenti che ci sono pervenuti. Una sezione a sé nella produzione della poetessa di Lesbo, una pedagogia in versi che, anche se possiede affinità con l’educazione impartita nel tiaso, assume un valore più intimo e particolare. Non solo perché Saffo probabilmente si augurava una successione della figlia alla guida del tiaso, la continuità non è costituita dall’assunzione di un ruolo o di una funzione, bensì dall’ambiente intimo formato dalla poesia stessa, la cui lettura e rilettura doveva preservare un sentimento, un atteggiamento etico, l’intensità del legame tra mamma e figlia anche nelle comuni discussioni sull’acquisto di un cappello.
La continuità è data da una dimensione temporale aperta, non fissata in un monolitico presente ma spalancata alla vita nella sua infinita alternanza di figlie divenute madri che ricordano le parole di chi le generò un tempo e di madri che consegnano alle figlie un messaggio di amore e speranza anche per quando non ci saranno più:

non è conveniente che nella casa delle ministre delle muse
ci sia un canto funebre, queste cose non ci si addicono

L’ammonimento a Cleide affinché non pianga la morte della madre avviene ribadendo la fede nella poesia quale luogo di sentimenti di vitali, non legati alla morte. Proprio in una poesia tanto legata alla vita il sentimento dell’amore non può essere appannato dalla morte ma anzi rafforzato dalla poesia stessa che se ne fa garante di intatta integrità.
Saffo affida a queste parole l’ultimo messaggio che, ancora una volta, da una parte risponde a un precetto etico conforme alla religiosità del tiaso, dall’altra a un sentimento personale di affetto. Accomunando sé stessa alla figlia in quell’ultimo «non ci si addice» è come se volesse offrirle un ultimo sostegno oltre la morte, la condivisione del dolore del distacco che sappia superarsi nella continuità dell’amore.

5 commenti a “Mamma Saffo”

  1. Cleide ha detto:

    Le poesie di Saffo sono piene di amore, lei è decantatrice del sentimento ke per eccellenza è al centro del nostro mondo…Rileggendo tali righe, mi impersonifico molto, in lei, l’essere umano ke per eccellenza, Saffo ha amato più di ogni altra cosa…Sarà ke ora vado fiera del mio nome, come dice mia madre è molto musicale ed esprime x eccellenza il simbolo dell’Amore genitoriale!! Finalmente ricercandolo ovunque so davvero da dove proviene qsto nome ke ho tanto odiato e tanto amato…Cleide…A tutte coloro ke si kiamano come me…appunto…e come la figlia di Saffo…

  2. Cleide ha detto:

    Una traduzione in italiano di Cleide potrebbe essere crisantemo in quanto i greci indicavano con il nome appunto Cleide i fiori d’oro cioè i crisantemi…Ciao
    P.S. io ho sempre amato il mio nome…

  3. Nicla ha detto:

    Ricordo ancora quella lezione di letteratura greca..quasi quattro anni fa. Una ragazza a 16 anni non pensa ancora a matrimonio e figli..,tuttavia..non so perchè ma subito dopo aver letto quel nome..Cleide..e quegli splendidi versi saffici in cui esso era contenuto..ho deciso .. se mai un giorno sarò mamma…mia figlia porterà quel nome.

  4. Antonella ha detto:

    Sono un’insegnante di greco, laureata con una tesi sul linguaggio della poetessa Saffo; incantata dai versi alla tenera Cleide, ho chiamato mia figlia proprio come lei.
    ora Cleide ha due anni e tutte le volte che la guardo, bionda e dolce, ripenso alla Cleide di Saffo e non la scambierei per tutto l’oro del mondo.

  5. alida ha detto:

    Anche io come Nicla ai tempi del liceo, dopo la lettura di quei versi incantevoli, ne rimasi estremamente colpita da questo nome dai toni incantevoli e musicali; da allora sognai di poter avere una bambina per poterle dare un nome così meraviglioso.Oggi la mia dolcissima kleide ha quasi cinque anni ed entrambe ne andiamo fiere di questo nome!

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