Un eroe in mutande

Peaceful Warrior è un film vittima di alcune stranezze e, pur essendo tratto da una storia vera, non è esente da stereotipi un po’ triti (il vecchio maestro saggio che sa tutto e che compare come un deus ex machina). Cionondimeno, alcune scene mi hanno sorpreso e mi portano ad alcune considerazioni.

La storia è quella di un ginnasta promettente che subisce un incidente molto grave e del suo rapporto con l’anziano proprietario di un distributore di benzina. Il signore in questione (un mai deludente Nick Nolte) dimostra un’agilità inattesa, di cui non dà mai spiegazione. Durante una passeggiata notturna, i due vengono sopresi in un vicolo da tre rapinatori e derubati del portafoglio. Beh, mi son detto subito, quei tre avranno pane per i loro denti: effettivamente, mentre si allontanano soddisfatti, il vecchio li richiama ma, quando si voltano, offre loro l’orologio. È un bell’orologio, perché non prendere anche quello? Sono dei rapinatori troppo distratti. A questi ultimi non pare vero e si prendono il suo e quello del ragazzo, che ringrazia l’amico per la bella trovata. Ma non è finita: il benzinaio li squadra e si dice convinto che le loro giacche siano della taglia giusta.

La scena seguente vede i due derubati trottare in mutande nel freddo della notte. Il climax non porta a niente: prima ci monta la rabbia, poi pregustiamo la rivelazione dei poteri segreti del vecchio, quindi immaginiamo gli avversari cotti a puntino ed ignari del loro atroce destino. Invece no, non succede nulla meno quel che è ovvio: i due protagonisti sono stati derubati – e basta.

Nessun superpotere, nessuna presa spettacolare con calcio girato, nessuna arte retorica per ridicolizzare o far ravvedere i personaggi negativi. Nelle offerte del protagonista non c’era neppure alcun intento derisorio, lui ai rapinatori sembra quasi non pensare nemmeno (è ovvio che il suo interlocutore indirettamente è il giovane amico).

La cosa mi ha dato da pensare: il cinema italiano degli anni Cinquanta, soprattutto quello che oggi riterremmo di evasione, è pieno di personaggi vinti, maldestri, che si arrangiano. Non sono eroi, ma non hanno nemmeno la pretesa di essere degli anti-eroi, sono quel che sono senza (troppa) vergogna. Oggi invece abbiamo un eroe dietro ogni angolo, un risolutore, un giustiziere: il bene vince sempre e spesso lo fa a cazzotti, perché quando ci vuole ci vuole.

Da quando ho visto questo film, mi è venuto il sospetto che avremmo bisogno di un nuovo tipo di eroe: un uomo che zampetta ridicolmente seminudo per strada e che, contro ogni ragionevole buon senso, è di buon umore: perché in fondo si rende conto che non gli è stato tolto nulla di veramente importante.